Seguici su

EuropaScienzaSpazio

Due giganti divorano la propria culla stellare: catturata per la prima volta la genesi violenta di un sistema planetario

Due mondi giganti sorpresi mentre divorano la loro culla di polvere: le antenne ALMA svelano il processo più drammatico e violento del cosmo.

Pubblicato

il

Una gestazione violenta, fatta di gorghi di gas congelato e corpi celesti mastodontici che inghiottono materia a velocità spaventosa. Per la prima volta nella storia dell’astrofisica moderna, l’umanità è riuscita a sbirciare direttamente nell’utero primordiale di un sistema planetario alieno. A 437 anni luce da noi, due pianeti giganti stanno prendendo forma davanti ai nostri occhi, alterando per sempre l’architettura del loro spazio cosmico.

Non siamo davanti a simulazioni grafiche o teorie da lavagna, ma a una vera e propria ecografia cosmica ad altissima definizione. L’oggetto dell’indagine è WISPIT 2, una giovane stella binaria di appena 5,4 milioni di anni: un neonato rispetto ai 4,6 miliardi di anni del nostro Sole.

WISPIT – NASA

Come sono stati esaminati questi mondi in fasce

L’impresa ha richiesto una tecnologia al limite della fisica sperimentale. Gli scienziati hanno puntato verso il sistema le 66 antenne dell’osservatorio radio ALMA, situato a cinquemila metri di quota nel deserto di Atacama, in Cile.

L’indagine ha combinato due tecniche principali:

  • Analisi della polvere millimetrica (continuo radio): permette di individuare i ciottoli solidi che andranno a formare il cuore roccioso dei pianeti.
  • Spettroscopia del monossido di carbonio: traccia la dinamica dei gas freddi e rivela la velocità con cui la materia si muove, ruota e precipita verso i corpi celesti.

Integrando questi dati radio con le immagini a infrarossi del Very Large Telescope (VLT) e del sistema SPHERE, il gruppo di ricerca guidato dall’Università di Milano e dal Max Planck Institute ha ottenuto un quadro tridimensionale della nursery planetaria.

Cosa si è visto davvero nell’abisso di polvere

Lo scenario osservato è dominato da due pianeti giganti che stanno letteralmente cannibalizzando il disco di materia che li circonda:

Corpo celesteDistanza dalla stellaMassa stimataEffetto sull’ambiente
WISPIT 2c~15 Unità Astronomiche8 – 12 volte GioveHa ripulito una cavità centrale vuota
WISPIT 2b~57 Unità Astronomiche~5 volte GioveHa scavato un profondo solco nel gas

Il pianeta più esterno, WISPIT 2b, si trova a una distanza quasi doppia rispetto a quella che separa Nettuno dal nostro Sole. L’aspetto straordinario è che ALMA ha registrato una vistosa alterazione nel moto del gas, una specie di “fulmine” cinetico.

WISPIT-2b

Si tratta di onde a spirale e correnti di materia che il pianeta risucchia attivamente verso di sé per continuare a crescere. Tra i due pianeti, inoltre, è stato scoperto un anello di polvere sottile: una prova evidente che il materiale riesce a “filtrare” oltre la guardia del primo gigante per fluire verso l’interno.

Cosa hanno considerato gli astronomi

Gli studiosi non si sono limitati a scattare una fotografia. Hanno calcolato la cosiddetta “sfera di Hill”, cioè l’area di influenza gravitazionale entro cui il pianeta domina sulla gravità della stella.

I dati mostrano che le perturbazioni gassose superano ampiamente la dimensione teorica di un semplice disco circumstellare. Questo significa che l’interazione non è limitata al pianeta, ma genera riscaldamento locale, onde d’urto nel gas circostante e scambi continui di momento angolare che deformano l’intero disco primordiale, facendolo incurvare come una ciotola.

Perché questa scoperta è IMPORTANTE

Finora gli astronomi cercavano pianeti extrasolari deduplicando segnali indiretti o tracce fossili. WISPIT 2 dimostra come nascono i giganti gassosi in tempo reale, fornendo il primo banco di prova per calibrare tutti i futuri modelli di formazione planetaria.

Criogenia avanzata, ottica di precisione, calcolo ad altissime prestazioni e sensoristica radio non sono giocattoli per accademici: sono brevetti e competenze produttive che finiscono direttamente nell’industria aerospaziale, nelle telecomunicazioni terrestri e nella difesa. Guardare i pianeti a 400 anni luce di distanza serve, innanzitutto, a mantenere competitiva la manifattura tecnologica qui sulla Terra.

Google News Rimani aggiornato seguendoci su Google News!
SEGUICI
E tu cosa ne pensi?

You must be logged in to post a comment Login

Lascia un commento