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Spagna, la stretta socialista sugli affitti: se non rinnovi il contratto, paghi fino a un anno di risarcimento all’inquilino

Il nuovo decreto del governo Sánchez impone la proroga automatica delle locazioni: chi decide di non rinnovare dovrà versare all’inquilino fino a dodici mesi di canone. Un attacco alla proprietà privata che rischia di svuotare il mercato degli affitti.

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Immaginate di possedere una seconda casa, di averla affittata regolarmente per cinque anni e, alla naturale scadenza del contratto, di voler rientrare in possesso delle vostre chiavi. In Spagna, se passerà l’ultimo decreto legge del governo guidato da Pedro Sánchez, per riavere il vostro appartamento dovrete staccare un assegno all’inquilino che può arrivare fino a un intero anno di canone.

Non è una provocazione, ma il contenuto reale del decreto approvato dal Consiglio dei Ministri spagnolo e svelato dal quotidiano madrileno El Mundo. Il documento, firmato dal ministro della Presidenza Félix Bolaños, punta a trasformare di fatto le locazioni ordinarie in contratti a tempo indeterminato. Il prezzo di questa scelta politica viene però scaricato interamente sulle spalle dei proprietari privati.

Il testo modifica con un colpo solo l’articolo 10 della Ley de Arrendamientos Urbanos (LAU). La regola generale viene ribaltata: la prosecuzione del contratto diventa l’obbligo automatico per legge, mentre la volontà del proprietario di non rinnovare viene trattata alla stregua di una colpa da sanzionare pesantemente.

Alla scadenza dei cinque anni minimi (che salgono a sette se il locatore è una persona giuridica), se il proprietario decide di non prolungare l’accordo, il contratto si rinnova obbligatoriamente per altri cinque o sette anni. L’unica via d’uscita per il proprietario è dare disdetta con almeno sei mesi di anticipo, contro i due mesi concessi all’inquilino. Ma la vera trappola scatta al momento della restituzione dell’immobile.

Il locatore che non rinnova deve infatti corrispondere all’inquilino un indennizzo fino a 12 mensilità di affitto, parametrato sull’indice statale dei canoni di riferimento. La norma precisa inoltre che la buonuscita non potrà mai scendere sotto la soglia di una mensilità per ogni anno trascorso nell’alloggio. Una vera e propria liquidazione versata alla consegna delle chiavi.

Le scappatoie sono minime e insidiose. Il proprietario può evitare il salasso solo se dimostra di aver bisogno dell’alloggio per sé o per un parente di primo o secondo grado. Tuttavia, se l’immobile non viene occupato effettivamente entro tre mesi, l’obbligo di versare il risarcimento all’ex inquilino scatta all’istante.

Aspetto normativoDisciplina precedenteNuovo decreto Sánchez
Proroga del contrattoVolontaria o a termine concordatoAutomatica a tempo indeterminato (scaglioni di 5/7 anni)
Preavviso del locatore4 mesi6 mesi
Costo del mancato rinnovoNessun costo alla scadenzaFino a 12 mesi di affitto (minimo 1 mese per anno vissuto)
Uso personale dell’immobileRisoluzione ordinaria motivataObbligo di occupazione entro 3 mesi, pena il risarcimento

A Madrid sembrano credere che il diritto a un’abitazione accessibile si possa creare per decreto ministeriale, comprimendo la tutela della proprietà privata. L’errore di fondo è ignorare il funzionamento concreto del mercato: nessuno è fesso.

Quando una legge trasforma un immobile in un vincolo permanente e impone una sanzione a chi vuole rientrarne in possesso, la reazione dei risparmiatori è immediata. L’illusione di tutelare gli affittuari genererà una serie di conseguenze economiche dannose:

  • Ritiro degli alloggi dal mercato residenziale: Molti proprietari, nel dubbio di non poter più liberare l’immobile senza pagare un riscatto, preferiranno lasciarlo vuoto o metterlo direttamente in vendita.
  • Fuga verso gli affitti brevi e turistici: I capitali privati si sposteranno verso formule transitorie o piattaforme turistiche, sottraendo alloggi stabili a lavoratori e famiglie.
  • Canoni preventivamente più cari: Chi deciderà comunque di rischiare scaricherà il costo dell’eventuale indennizzo futuro direttamente sui canoni mensili, chiedendo affitti iniziali molto più alti per coprire il rischio normativo.
  • Espansione del mercato nero: La rigidità delle sanzioni spingerà fatalmente verso accordi non registrati e forme contrattuali grigie per aggirare i paletti di legge.

La contraddizione è resa palese dalle stesse ammissioni dell’esecutivo spagnolo, che a porte chiuse riconosce come sia impossibile risolvere il nodo casa a breve termine. Eppure si insiste con ricette dirigiste che puniscono chi possiede un bene invece di incentivare la costruzione di nuovi alloggi o supportare la domanda con leve fiscali adeguate.

Il decreto attende ora il passaggio parlamentare al Congresso dei Deputati, dove venerdì rischia seriamente di essere bocciato per mancanza di voti tra gli alleati di governo. Se dovesse cadere, la Spagna eviterà per un soffio una distorsione devastante del proprio mercato. Se invece passasse, il risultato sarebbe paradossale: tutelare l’affitto sulla carta al prezzo di cancellare le case disponibili nella realtà.

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