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Fregate per la Marina USA: Fincantieri rilancia con le nuove FREMM EVO
La Marina USA è a secco di navi dopo il fallimento del programma Constellation. Tra pattugliatori poco armati e scafi asiatici, Fincantieri rimette sul piatto le nuove FREMM EVO: pronte subito nei cantieri americani, a patto di non stravolgerle.

La Marina degli Stati Uniti è finita in un vicolo cieco e non sa più come costruire le sue fregate. La cancellazione improvvisa del programma della classe Constellation ha lasciato la flotta americana scoperta proprio mentre la marina cinese sforna navi da guerra a ritmi industriali vertiginosi.
Senza navi di scorta moderne a protezione delle portaerei, Washington si ritrova con cantieri navali intasati, scafi a metà e un disperato bisogno di unità da combattimento leggere. In questo vuoto strategico, si scatena una corsa frenetica per trovare una soluzione rapida.
Come il Pentagono ha affondato la sua stessa fregata
La storia della classe Constellation è l’esempio perfetto di come la burocrazia militare possa rovinare un piano ben studiato. La marina americana aveva scelto il progetto italiano delle fregate FREMM di Fincantieri perché era già pronto, collaudato e funzionante. L’accordo iniziale prevedeva di mantenere l’85% del progetto originale per risparmiare tempo e denaro.
Poi è scattata la solita trappola delle modifiche continue. Gli ingegneri del Pentagono hanno preteso centinaia di cambiamenti: lo scafo è stato allungato, il peso è cresciuto di oltre 500 tonnellate e gli impianti interni sono stati stravolti. Il risultato? Costi fuori controllo, anni di ritardi accumulati e il blocco definitivo del programma quando le prime unità erano già in costruzione nei cantieri di Marinette, in Wisconsin.
La toppa peggiore del buco: il pattugliatore FF(X)
Per rimediare, la Marina ha puntato sulla fregata di pattugliamento FF(X) affidata a Huntington Ingalls (HII). Il programma si basa sullo scafo di una nave della Guardia Costiera americana (il National Security Cutter) e ha già superato la revisione iniziale di progetto, incassando 282 milioni di dollari per i primi materiali.

Classe Horizon
Tuttavia, tra gli analisti cresce l’allarme: la nave rischia di nascere con armamenti troppo leggeri. Con missili ridotti e scarse difese, sarebbe poco più di un pattugliatore d’altura, incapace di sopravvivere in un conflitto ad alta intensità contro sottomarini e sciami di droni moderni.
Parallelamente, la Casa Bianca ha ordinato uno studio di 90 giorni per valutare modelli stranieri. Tra le navi prese in esame figurano:
- Le fregate classe Mogami prodotte dalla giapponese Mitsubishi;
- La classe Chungnam della Corea del Sud;
- La classe Istanbul sviluppata dalla Turchia.
Il piano prevede il cosiddetto “Modello Finlandia”: far costruire i primi scafi all’estero per poi trasferire la produzione negli Stati Uniti, un compromesso che rischia però di disperdere risorse interne preziose. Queste navi saranno però quelle giuste per la US Navy, come rapporto qualità prezzo? Quali sono i miglioramenti per la capacità industriale USA?
La mossa di Fincantieri: ancora FREMM, ma nella versione EVO
In mezzo a questo disordine rientra in gioco Fincantieri Marinette Marine. L’amministratore delegato George Moutafis ha svelato la contromossa del gruppo italiano: offrire alla US Navy la variante d’esportazione della FREMM EVO.
La risposta alla domanda se vedremo ancora le FREMM è sì, ma con una differenza sostanziale. Fincantieri non propone un nuovo esperimento, bensì la versione evoluta già commissionata dalla Marina Militare italiana, dotata di radar all’avanguardia e sistemi d’arma moderni. Soprattutto è cambiato il sistema di gestione degli ordini navali della Marina USA: niente più modifiche in corso, ma ordini precisi a monte che, una volta piazzati, non possono essere più modificati dai diversi comandi.
La proposta di Fincantieri punta sul realismo operativo ed economico:
| Elemento | Proposta FREMM EVO | Vantaggio strategico ed economico |
| Piattaforma | FREMM EVO (variante export) | Progetto già ingegnerizzato e funzionante in mare |
| Cantieri | Marinette Marine (Wisconsin) | Infrastrutture e bacini già ammodernati e operativi |
| Filiera | Fornitori locali americani | Oltre 1 miliardo di investimenti già fatti, zero sprechi |
| Requisito chiave | Nessuna modifica di progetto | Stop alle spirali burocratiche che hanno causato il flop precedente |
Moutafis è stato chiaro: la filiera creata per la classe Constellation può essere riutilizzata subito per la FREMM EVO con minime variazioni. Il messaggio per il Pentagono è netto: prendete la nave così com’è, senza pretendere di ridisegnarla pezzo per pezzo, e la flotta avrà finalmente navi vere in tempi ragionevoli e, soprattutto, con ricadute economiche negli USA e miglioramento della capacità produttiva locale.

FREMM EVO
Le ricadute economiche e il buon senso industriale
Sul piano economico, la decisione ha un impatto enorme. Buttare via quanto costruito a Marinette significherebbe bruciare investimenti pubblici e mettere a rischio centinaia di posti di lavoro specializzati nel Midwest.
Comprare fregate all’estero in Asia impoverirebbe la base industriale statunitense, mentre affidarsi a pattugliatori leggeri sprecherebbe fondi per navi inadatte alla guerra moderna. Fincantieri mette gli ammiragli davanti a una scelta logica: puntare su una nave già pronta, salvare la spesa già effettuata e rimettere in mare la flotta senza ulteriori capricci di progettazione.







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