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Tassi di interesse: a Sintra Warsh sembra cambiare idea, la Lagarde no

l Forum di Sintra si chiude con l’improvviso dietrofront dei banchieri centrali sulla linea dura dei tassi. Crollano le aspettative di rialzo, con sollievo per le aziende, ma la BCE sembra avere il pilota automatico.

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I mercati finanziari globali sono rimasti con il fiato sospeso durante l’ultima edizione del forum delle banche centrali a Sintra, un appuntamento che quest’anno ha assunto i contorni di un vero e proprio thriller economico. Il timore diffuso di una stretta monetaria senza fine, alimentato dalle incessanti tensioni geopolitiche internazionali e dalle pressioni sui costi delle materie prime, si è improvvisamente scontrato con una realtà ben diversa e decisamente più complessa. Ma mentre l’attenzione dei media generalisti è rimasta in gran parte catalizzata dalle mosse di Washington e della Federal Reserve, la vera e cruciale domanda per il Vecchio Continente non riguarda l’andamento del dollaro, bensì le decisioni strategiche di Francoforte: cosa farà davvero la BCE nel cruciale appuntamento di settembre?

L’apertura dei lavori del forum era stata segnata dalle parole durissime e intransigenti di Christine Lagarde. La presidente della BCE, parlando alla platea dei banchieri centrali, predicava la tutela assoluta della valuta unica e minacciava continui rialzi dei tassi di interesse pur di ricondurre l’inflazione al target del 2%. Una linea rigorista, da “falco” vecchio stile, che rischiava di soffocare sul nascere la già fragile e anemica ripresa economica dell’eurozona, scatenando il panico tra gli investitori e gli analisti finanziari.

Tuttavia, la forte pressione esercitata dietro le quinte dagli altri governatori europei – preoccupati per la tenuta dei rispettivi sistemi industriali – e il discorso profondamente pragmatico del nuovo presidente della Fed, Kevin Warsh, hanno radicalmente cambiato le carte in tavola nel giro di poche ore. Warsh ha gettato sapientemente acqua sul fuoco, spiegando con lucidità che “i rischi inflazionistici si sono moderati in modo significativo nelle ultime quattro settimane”. A quel punto, l’isolamento della linea dura è apparso evidente, e perfino una solitamente irremovibile Lagarde ha dovuto cedere terreno, ammettendo pubblicamente che i rischi al rialzo per i prezzi al consumo sono ora decisamente più equilibrati.

Il quadro macroeconomico globale ha fatto il resto, togliendo argomenti e munizioni retoriche ai falchi della politica monetaria che spingevano per un prolungamento della stretta ad oltranza:

  • Energia in netta picchiata: I prezzi del petrolio e del gas naturale sono scesi rapidamente sui mercati internazionali, alleviando la pressione immediata sulle catene produttive europee e riducendo l’inflazione importata.
  • Occupazione USA in frenata: I dati macroeconomici americani relativi al mese di giugno hanno mostrato un mercato del lavoro in evidente rallentamento, riducendo drasticamente la necessità per la Fed di varare nuove mosse aggressive e offrendo una sponda diplomatica alle colombe europee.

Questo repentino cambio di rotta ha costretto i mercati e i grandi fondi d’investimento a rivedere alla velocità della luce tutte le scommesse e le proiezioni sull’andamento dei tassi per i prossimi dodici mesi.

Banca CentraleAspettative di inizio settimanaSituazione a fine settimana
BCE (Eurozona)Aumenti per 35 punti base (quasi due  complessivi)Previsto un solo incremento da 25 punti base, massima prudenza
Fed (Stati Uniti)Due aumenti da 25 punti base per raffreddare l’economiaIncertezza, forse un aumento

Nonostante i prezzi del petrolio ed energetici siano fortemente scesi nelle ultime settimane la BCE continua ad andare avanti come con il pilota automatico e ormai si dà quasi per sicuro che ci sarà un aumento a settembre dello 0,25%. Nonostante il calo dei tassi d’inflazione in Area Euro a giugno, che sembra indicare un’inversione di tendenza, si va avanti con una politica restrittiva che, ovviamente, non andrà bene per i cittadini della UE e, soprattutto, per le aziende.

Resta così l’enigma irrisolto di fine estate. A settembre la BCE avrà davvero la forza politica e la lungimiranza economica di tagliare ancora i tassi per sostenere la produzione, o si lascerà nuovamente spaventare dalle ombre e dai fantasmi di un’inflazione ormai strutturalmente domata? Con un’economia europea che viaggia a scartamento ridotto rispetto ai competitor asiatici e americani, l’ostinazione a mantenere i tassi su livelli punitivi rischia di trasformarsi in un clamoroso e storico autogol economico dalle conseguenze sociali imprevedibili.

 

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