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Fronda alla BCE: i banchieri sfidano Lagarde sui tassi. Il rischio per mutui e imprese spaventa Sintra

Scontro alla BCE: i banchieri si ribellano a Lagarde. L’aumento dei tassi d’interesse minaccia mutui e imprese, ma a Sintra cresce il fronte di chi vuole fermare il rincaro del costo del denaro.

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Nel lussuoso ritiro portoghese di Sintra, la Banca Centrale Europea si è spaccata. Quella che doveva essere una tranquilla vetrina per mostrare unità si è trasformata in un aspro confronto sui tassi d’interesse, con ricadute immediate sulle tasche dei cittadini e sui bilanci delle aziende.

Christine Lagarde e i vertici di Francoforte cercano di mantenere la rotta. Difendono l’aumento del costo del denaro deciso a giugno, definendolo un passo essenziale e decisivo per combattere l’inflazione, cercando di salvaguardare la credibilità dell’istituzione.

Il capo economista Philip Lane , irlandese, si allinea alla linea dura. Teme che i vecchi rincari dell’energia si trasformino in aumenti generalizzati dei salari, innescando una nuova fiammata dei prezzi. Tuttavia, questa visione teorica si scontra con i numeri di un’economia reale già in forte rallentamento.9-9

Proprio per questo, a sorpresa, è emersa una vera e propria ribellione interna, come riporta “El Economista“.  Alcuni membri del Consiglio direttivo, di solito lontani dalle luci della ribalta, hanno iniziato a criticare apertamente la necessità di continuare con la stretta monetaria, ovvero il continuo aumento dei tassi.

Pierre Wunsch, rappresentante belga, ha rotto gli indugi. Ha spiegato chiaramente che l’emergenza energetica si sta sgonfiando. Senza lo shock dei prezzi del petrolio, insistere nel punire l’economia perde ogni giustificazione logica.

Alzare i tassi d’interesse significa, in parole povere, rendere molto più costoso prendere soldi in prestito. Questa mossa frena brutalmente i mutui per le famiglie e blocca gli investimenti necessari alle imprese per crescere.

ProtagonistaRuolo alla BCEPosizione sui Tassi d’Interesse
Christine LagardePresidenteAvanti con i rialzi, per difendere la credibilità istituzionale.
Philip LaneCapo EconomistaLinea dura, teme l’aumento dei salari.
Pierre WunschBanchiere Centrale (Belgio)Nessuna urgenza, lo shock dell’energia è ormai superato.
Martins KazaksBanchiere Centrale (Lettonia)Pausa di riflessione per evitare danni inutili all’economia.

Anche il banchiere lettone Martins Kazaks predica estrema prudenza. Invece di nuove mosse aggressive, suggerisce di fermarsi ad analizzare i dati reali. Bisogna capire quanti danni si stanno infliggendo alla produzione industriale prima di alzare ulteriormente il costo del denaro.

Dietro le quinte, la strategia di Francoforte sembra essere quella di guadagnare tempo. Se l’inflazione continuerà a scendere autonomamente, la BCE potrà evitare nuovi aumenti in autunno, mascherando i dubbi sulle decisioni prese a inizio estate.

Esiste infatti un paradosso preoccupante, sottolineato da analisti esperti come Patrick Artus. Aumentare ancora il costo del denaro in un’Europa già debole potrebbe ottenere un effetto disastroso e contrario alle aspettative.

Le aziende europee soffrono cronicamente di scarsa capitalizzazione. Se i prestiti in banca costano troppo, le fabbriche non investono e riducono la produzione. Di conseguenza, essendoci meno merci disponibili sul mercato, i prezzi rischiano di rimanere artificiosamente alti.

Siamo al paradosso della crisi autinflazionistica che si perpetua proprio per le politiche ecessivamente restrittive della BCE. Del resto il “Whatever it takes” di Draghi, con tassi addirittura negativi, non ha causato nessuna crisi inflazionistica.

Insistere con tassi elevati mentre i cittadini consumano meno è una cura che uccide il paziente. E finalmente, anche nel fortino dorato della BCE, qualcuno inizia a denunciare ad alta voce questo paradosso.

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