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Canada19 minuti fa

Addio sottomarini fantasma: il Canada sceglie la Germania per difendere l’Artico Il Canada rischiava di rimanere a secco di difese marittime, con una flotta ridotta a un solo sottomarino faticosamente operativo. Per evitare il disastro strategico, il Primo Ministro Mark Carney ha rotto gli indugi prima di volare al vertice NATO in Turchia. Ottawa ha ufficializzato la scelta del consorzio tedesco ThyssenKrupp Marine Systems (TKMS) come fornitore preferenziale per una commessa militare storica. Si parla della costruzione di 12 nuovi sottomarini a propulsione convenzionale. L’affare ha un valore iniziale stimato in oltre 12 miliardi di dollari, ma considerando mezzo secolo di manutenzione e logistica integrata, l’esborso complessivo potrebbe superare i 70 miliardi di dollari. È il più grande piano di approvvigionamento della storia militare canadese. Il modello vincitore: i segreti del Type 212CD La Germania ha battuto la concorrenza agguerrita dei sudcoreani di Hanwha Ocean, che offrivano il modello KSS-III Batch II. La spinta decisiva a favore di TKMS è arrivata dal modello proposto: il Type 212CD (Common Design). Rispetto alla precedente versione 212A, questo sottomarino compie un salto generazionale notevole: • Dislocamento: Circa 2.750 tonnellate in superficie, con un aumento del 65% rispetto al modello precedente. • Lunghezza: 240 piedi (circa 73 metri). • Armamento: Sei tubi lanciasiluri da 533 mm. • Propulsione: Sistema AIP (Air-Independent Propulsion) avanzato, abbinato a batterie agli ioni di litio di nuova generazione e motori diesel più efficienti, che garantiscono maggiore autonomia e velocità. • Design stealth: Uno scafo a forma di diamante appositamente studiato per ridurre al minimo la tracciabilità dai sonar nemici. L’elemento chiave per il Canada è la capacità di questo sottomarino di operare per lunghi periodi sotto la calotta glaciale. Una caratteristica vitale per pattugliare l’Artico e il Nord Atlantico, aree sempre più contese con Russia e Cina. Perché ha vinto la Germania? Logica NATO e ritorni economici I sottomarini della classe Victoria attualmente in servizio nel Canada — acquistati usati dal Regno Unito alla fine degli anni ’90 — sono da anni un incubo logistico. Al momento, tre unità su quattro sono ferme in riparazione. La proposta tedesca ha offerto a Carney tre enormi vantaggi geopolitici ed economici: Fattore Chiave Vantaggio per il Canada Interoperabilità NATO Il Type 212CD è già stato ordinato da Germania e Norvegia. Se il contratto andrà in porto, la NATO schiererà una flotta omogenea di ben 24 unità identiche nel Nord Europa, azzerando i costi di addestramento e standardizzando la logistica. Consegne anticipate Berlino e Oslo hanno accettato di cedere i propri slot di produzione al Canada. Questo permetterà a Ottawa di ricevere i primi quattro sottomarini entro il 2034, anticipando i tempi previsti. Accordi di compensazione La Germania ha offerto l’accesso alle catene di fornitura europee e la produzione di componenti nei cantieri locali. In cambio, punta all’acquisto di aerei Bombardier e all’accesso alle terre rare canadesi. Verso l’indipendenza dagli Stati Uniti? La scelta di un partner europeo rientra in una chiara e progressiva strategia di sganciamento del Canada dalla totale dipendenza militare dagli Stati Uniti. I rapporti politici ed economici altalenanti con Washington hanno spinto Ottawa a diversificare i propri fornitori strategici. Sul piano tecnico, gli Stati Uniti non avrebbero comunque potuto partecipare alla gara: la marina statunitense progetta e costruisce esclusivamente sottomarini a propulsione nucleare, mentre il Canada necessitava tassativamente di battelli convenzionali diesel-elettrici per le sue specifiche esigenze costiere. Questa tendenza a guardare verso l’Europa potrebbe presto estendersi anche alle forze aeree. Sebbene il Canada rimanga vincolato all’acquisto dei primi caccia statunitensi F-35, nel mondo politico di Ottawa si fa largo l’ipotesi di sdoppiare le forniture future, guardando con forte interesse al caccia svedese Saab Gripen E o al programma di sesta generazione GCAP (Global Combat Air Program) guidato dal Regno Unito insieme a Italia e Giapone. Ottawa non vuole più mettere tutte le sue uova industriali nello stesso cesto americano.

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