Economia
Turismo, il boom italiano continua: più presenze, più lavoro e una politica finalmente industriale

Il turismo italiano continua a correre e, a questo punto, parlare soltanto di ripresa sarebbe riduttivo. I dati mostrano un settore che ha superato definitivamente la lunga stagione dell’emergenza e che sta vivendo, proprio negli anni del Governo Meloni, un vero e proprio salto di qualità: crescono gli arrivi, aumentano le presenze, si allunga la permanenza media, sale la spesa dei visitatori stranieri e si rafforza l’occupazione.
Le prime indicazioni relative al 2026 confermano una crescita intorno al 5%, mentre l’Italia si colloca al primo posto tra i grandi Paesi europei per numero di occupati riconducibili alla filiera turistica. Non si tratta soltanto di camerieri, albergatori o operatori delle agenzie di viaggio: il turismo mette in movimento ristorazione, trasporti, commercio, cultura, artigianato, agricoltura, servizi digitali e industria degli eventi. È una vera filiera produttiva nazionale che coinvolge oltre tre milioni di lavoratori e che, considerando anche gli effetti indiretti e indotti, incide per circa il 13% sull’occupazione complessiva.
Il 2025 si è chiuso con circa 477 milioni di pernottamenti nelle strutture ricettive, consentendo all’Italia di superare la Francia e consolidare il secondo posto in Europa dietro la Spagna. Nei primi undici mesi dell’anno, le presenze internazionali hanno raggiunto i 255 milioni su 456 milioni complessivi, mentre la stima per l’intero esercizio ha superato quota 480 milioni. L’incremento è stato trainato soprattutto dagli stranieri, ormai maggioritari, che hanno generato oltre 60 miliardi di euro di spesa turistici.
È significativo anche il dato sulla permanenza media, salita a 3,6 notti, un risultato superiore a quello registrato in Spagna, Francia e Germania secondo le elaborazioni diffuse dal Ministero del Turismo alla fine del 2025. Non è un elemento secondario: trattenere un turista per una notte in più significa aumentare la spesa nei ristoranti, nei negozi, nei musei e nei servizi locali, distribuendo maggiormente sul territorio il valore economico prodotto dai flussi.
Anche gli arrivi aeroportuali confermano la forza del fenomeno: nel 2025 sono stati 230,1 milioni, con un aumento del 5% rispetto all’anno precedente. L’Italia è ormai stabilmente tra le cinque principali destinazioni mondiali per alcuni dei mercati più importanti, dagli Stati Uniti alla Germania, dal Regno Unito alla Francia, mentre è diventata la prima meta estera per i turisti polacchi.
Sono risultati che non possono essere attribuiti a un solo fattore o a una sola stagione, ma che sarebbe altrettanto sbagliato considerare estranei alle scelte politiche compiute dal Governo Meloni. Per la prima volta il turismo è stato trattato non come una semplice appendice della cultura o del commercio, ma come una vera industria nazionale, dotata di un Ministero pienamente operativo, di una programmazione pluriennale e di una strategia orientata alla crescita.
Il Piano strategico del turismo 2023-2027 ha individuato alcuni obiettivi precisi: destagionalizzare i flussi, promuovere le destinazioni meno conosciute, migliorare la qualità dell’offerta, digitalizzare le imprese, rafforzare la formazione professionale e rendere il settore più sostenibile. Il passaggio decisivo è stato quello da una politica promozionale frammentata a una politica industriale capace di coordinare Stato, Regioni, Comuni, imprese ed Enit.
A questo si sono aggiunti gli investimenti del PNRR per l’ammodernamento delle strutture ricettive, la digitalizzazione degli operatori e la valorizzazione dei borghi, dei cammini, del turismo lento e delle aree interne. Il Fondo rotativo per le imprese, i contributi per l’efficienza energetica, il sostegno alla riqualificazione alberghiera e gli interventi sul turismo accessibile hanno permesso a migliaia di operatori di rinnovare strutture spesso ferme a modelli ormai superati.
Un altro passo importante è stata l’introduzione del Codice identificativo nazionale per gli immobili destinati alle locazioni brevi. Una misura che punta a far emergere l’offerta irregolare, garantire maggiore trasparenza, tutelare i consumatori e ristabilire condizioni di concorrenza più equilibrate tra alberghi, strutture extralberghiere e appartamenti turistici.
Sul fronte della promozione, il rafforzamento di Enit, il portale Italia.it e le campagne internazionali hanno sostenuto un’immagine dell’Italia non più legata soltanto a Roma, Venezia, Firenze e alle grandi località balneari, ma a un’offerta diffusa fatta di piccoli centri, enogastronomia, montagna, terme, turismo religioso, sportivo e congressuale. Il risultato è visibile nella crescita di regioni tradizionalmente meno coinvolte nei grandi circuiti, con incrementi particolarmente significativi nel Mezzogiorno e nelle aree interne. Nel 2026, tra le migliori performance figurano Calabria, Umbria, Piemonte, Sardegna, Puglia e Abruzzo.
La vera sfida, adesso, consiste nel trasformare il boom quantitativo in crescita strutturale. Il numero dei visitatori è importante, ma lo sono ancora di più la qualità della spesa, la durata dei soggiorni, la stabilità dei contratti, la professionalizzazione dei lavoratori e la capacità di distribuire i flussi lungo tutto l’anno e sull’intero territorio nazionale.
Restano problemi reali: il lavoro stagionale, la difficoltà delle imprese nel reperire personale qualificato, la pressione eccessiva su alcune città d’arte, la necessità di migliorare i collegamenti e la qualità dei servizi. Ma il quadro è profondamente diverso rispetto a pochi anni fa. L’Italia non è più soltanto il Paese con il più grande patrimonio culturale e paesaggistico: sta finalmente imparando a trasformare quel patrimonio in occupazione, investimenti e crescita.
Il turismo non può sostituire l’industria, ma è esso stesso un’industria. Il merito del Governo Meloni è averlo compreso e aver dato al settore centralità politica, risorse e una strategia. I numeri degli ultimi anni mostrano che la direzione è quella giusta: più turisti, soggiorni più lunghi, maggiore spesa internazionale e milioni di posti di lavoro. Un boom che non nasce dal caso, ma dalla combinazione tra la forza naturale dell’Italia e una politica che ha finalmente deciso di considerare il turismo uno dei principali motori economici della nazione.










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