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Super Buco da 15 miliardi a Wall Street allarma Fed e banche centrali: il caso Jane Street Bank
Buco da 15 miliardi sull’intelligenza artificiale: Fed e Bank of England accendono i fari sui prestiti segreti delle banche.
Il pesante rosso incassato dal colosso del trading Jane Street svela la pericolosa catena di debiti tra grandi banche e fondi speculativi. Le autorità centrali temono un nuovo contagio sistemico e impongono verifiche d’urgenza sui rischi nascosti.

Una perdita secca di 15 miliardi di dollari in un solo mese, concentrata nelle mani di un colosso finanziario ritenuto quasi infallibile. Quando il gigante del trading Jane Street ha accusato il colpo per il repentino sgonfiamento delle scommesse sull’intelligenza artificiale, nei piani alti della Federal Reserve americana e della Bank of England è scattato l’allarme rosso.
Non si tratta del semplice capitombolo di qualche speculatore a Manhattan. Sul tavolo c’è un pericolo ben più grave: la scoperta che le banche tradizionali hanno prestato montagne di miliardi a intermediari privati senza verificare davvero i pericoli corsi durante la giornata. Una dinamica che rievoca i fantasmi del 2008 e che oggi rimette in discussione la tenuta dell’intero castello speculativo legato ai semiconduttori.
Chi è Jane Street e perché non è la banca sotto casa
Per capire cosa sta accadendo, occorre sgomberare subito il campo da un equivoco frequente: Jane Street non è una banca commerciale. Non ha sportelli, non custodisce i conti correnti delle famiglie e non concede mutui. Si tratta invece della più ricca e potente società di compravendita titoli al mondo. Storicamente opera come “market maker”, ossia compra e vende azioni, obbligazioni e derivati in frazioni di secondo, guadagnando un piccolo margine su ogni transazione.
Con il tempo, però, Jane Street ha iniziato a investire direttamente il denaro dei suoi soci e dei suoi dipendenti, lasciati come fondo pensione, muovendo somme sbalorditive. Nel solo 2025 aveva incassato 40 miliardi di dollari di ricavi. Soldi propri, liberi dai vincoli stringenti imposti ai normali istituti di credito.
Il detonatore: l’ex ricercatore di OpenAI e la scommessa a leva
La miccia dell’incendio si chiama Situational Awareness, un fondo speculativo creato da Leopold Aschenbrenner, un ex ricercatore dell’azienda di ChatGPT. Con appena otto dipendenti e l’entusiasmo tipico di chi crede di aver visto il futuro prima degli altri, questo fondo ha raccolto miliardi puntando tutto su un’unica idea: comprare titoli dell’hardware per l’intelligenza artificiale e scommettere contro i produttori di software tradizionali.
Fin qui nulla di strano, se non fosse per la leva finanziaria. Il fondo si è fatto prestare dalle grandi banche (in prima fila Goldman Sachs) circa quattro volte il proprio capitale.
In pratica, per ogni dollaro reale, ne muoveva cinque a debito. Quando il mercato saliva, i guadagni erano vertiginosi: oltre il 400% di rendimento a inizio estate e un patrimonio gestito salito a 45 miliardi. Jane Street ha voluto partecipare alla festa, investendo pesantemente nel fondo e comprando gli stessi titoli tecnologici.
Il mese nero: come svaniscono 15 miliardi in poche settimane
A luglio il vento è cambiato all’improvviso. I titoli legati ai chip, come la coreana SK Hynix, Samsung e altri fornitori tecnologici, hanno perso terreno a rotta di collo. Al contrario, le aziende di software hanno tenuto banco. Entrambe le scommesse del fondo sono andate all’aria nello stesso istante. Le banche creditrici hanno bussato alla porta chiedendo garanzie immediate in contanti.
Non trovando nuovi investitori disposti a immettere liquidità, il fondo ha dovuto liquidare tutto il suo portafoglio azionario nel giro di poche ore, svendendolo con uno sconto del 10% a Citadel, un altro colosso del settore. Il valore del fondo è crollato di circa l’80%.
Jane Street, esposta sia sul fondo sia con i propri investimenti diretti negli stessi titoli, ha chiuso luglio con una perdita mostruosa di 15 miliardi di dollari. È stato il suo primo mese in rosso da oltre dieci anni a questa parte.
| Soggetto | Ruolo nella vicenda | Impatto subito a luglio |
| Situational Awareness | Fondo speculativo sull’intelligenza artificiale | Crollo del patrimonio di circa l’80% |
| Jane Street | Gigante del trading e socio del fondo | Perdita netta di circa 15 miliardi di dollari |
| Goldman Sachs & Grandi Banche | Finanziatori a debito (Prime Broker) | Oltre 200 milioni di commissioni, ma nel mirino dei regolatori |
| Citadel Securities | Concorrente e acquirente di emergenza | Ha rilevato le posizioni a forte sconto, realizzando profitti record |
La preoccupazione delle banche centrali: l’inganno delle regole post-2008
La domanda sorge spontanea: perché le banche centrali — in particolare la Federal Reserve negli Stati Uniti e la Bank of England a Londra — hanno aperto un’indagine formale se a perdere soldi sono stati fondi privati?
Il motivo risiede nella struttura invisibile del sistema bancario moderno. Dopo il disastro dei mutui subprime del 2008, i governi occidentali approvarono regole severe per impedire alle banche ordinarie di giocare d’azzardo con i depositi dei cittadini (la celebre regola Volcker).
Il risultato reale? Le banche non hanno cancellato il rischio, lo hanno semplicemente appaltato all’esterno.
Gli istituti bancari più importanti al mondo (come Goldman Sachs, JPMorgan o Citigroup) hanno allargato a dismisura i loro reparti di credito ai fondi (i cosiddetti prime broker). Invece di scommettere in prima persona, prestano fiumi di denaro a soggetti privati come Jane Street o a fondi speculativi, incassando ricche commissioni.
I guardiani monetari hanno scoperto che:
- Le banche non controllavano l’esposizione reale accumulata da questi operatori nell’arco della singola giornata di contrattazioni.
- Se un debitore gigante fallisce di colpo a causa di una scommessa sbagliata, il buco resta in capo alla banca che ha concesso il prestito.
- Quando un istituto bancario sistemico accusa perdite improvvise, il rischio di contagio si trasmette istantaneamente ai prestiti per famiglie e imprese.
Sta scoppiando la bomba finanziaria?
La risposta breve è no, non siamo alla vigilia di un fallimento stile Lehman Brothers. Jane Street è una macchina da guerra finanziaria: prima di quella perdita aveva già macinato oltre 40 miliardi di entrate dall’inizio dell’anno e ha subito raccolto quasi 15 miliardi collocando obbligazioni sul mercato. Il gruppo assorbirà il colpo senza rischiare la bancarotta.
Tuttavia, la bomba non è disinnescata, ha solo mostrato la miccia. La vicenda dimostra che il mercato dell’intelligenza artificiale si regge su una gigantesca piramide di debito e di posizioni fotocopia. Centinaia di fondi hanno comprato gli stessi titoli usando la leva offerta dalle stesse banche.
Se la Federal Reserve e la Bank of England costringeranno gli istituti a mettere da parte più riserve di sicurezza a fronte dei prestiti concessi ai trader, il denaro facile finirà di colpo. Le banche ridurranno i fidi, gli operatori saranno obbligati a vendere azioni tecnologiche per rientrare dai debiti e la bolla dei titoli sui chip potrebbe subire una frenata molto dolorosa.
Le leve funzionano nei due sensi: se sinora hanno aiutato, in modo sproporzionato, la nascita della AI, il loro smontaggio attuale rischia di essere estremamente oneroso e di bloccare completamente lo sviluppo della AI occidentale.








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