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L’Arabia Saudita sfida il mondo dell’auto: ecco la supercar elettrica da 850 CV che spiazza l’Occidente
Mentre l’Occidente taglia la produzione, Riad investe miliardi nell’auto elettrica nazionale: debutta EXOBOT, la supercar da 850 CV nata per trasformare i petrodollari in manifattura pesante.

Mentre le case automobilistiche europee affondano tra tagli occupazionali, vendite deludenti e vincoli normativi soffocanti, dal cuore del regno petrolifero arriva uno schiaffo industriale senza precedenti. L’Arabia Saudita scende in campo e presenta il suo primo marchio automobilistico nazionale, svelando un veicolo che punta dritto ai vertici del mercato globale.
Non si tratta di un semplice esercizio di stile per sceicchi annoiati, ma del primo tassello di un’offensiva industriale su larga scala.
Il marchio si chiama CEER e la sua creatura d’esordio è l’EXOBOT, un mezzo a trazione integrale proposto sia in versione berlina sia come SUV di grandi dimensioni. Con una potenza combinata di 850 cavalli (circa 838 CV / 850 PS) e una coppia mostruosa di 1.000 Nm erogata da tre propulsori elettrici, la vettura brucia lo scatto da 0 a 100 km/h in appena 2,6 secondi nella versione berlina e 2,9 secondi nel SUV.

CEER Exobot
Numeri da supercar pura racchiusi in una carrozzeria lunga oltre cinque metri.
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| Caratteristica | EXOBOT Berlina | EXOBOT SUV |
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| Lunghezza / Altezza | 5,26 m / 1,43 m | 5,02 m / 1,69 m |
| Potenza / Coppia | 850 CV / 1.000 Nm | 850 CV / 1.000 Nm |
| Accelerazione 0-100 | 2,6 secondi | 2,9 secondi |
| Batteria / Ricarica | 112 kWh / fino 250 kW | 112 kWh / fino 250 kW |
| Autonomia (NEDC / WLTP)| 670 km / ~570 km | 560 km / ~480 km |
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L’impatto visivo è imponente. Il parabrezza da 2,4 metri di lunghezza vanta un’inclinazione di 15 gradi ed è il più esteso mai montato su un’auto di serie. I richiami storici non mancano: 32 barre luminose celebrano il 1932, anno di unificazione del Regno.
All’interno domina la tecnologia da astronave: una plancia occupata da uno schermo curvo da ben 48 pollici con definizione 8K, affiancato da un monitor centrale da 10,4 pollici e uno schermo posteriore dedicato ai passeggeri.
La vera prova del fuoco, tuttavia, è il clima del deserto. I tecnici di CEER hanno sviluppato il sistema Halo Cooling, capace di abbattere la temperatura dell’abitacolo da 65 a 32 gradi in soli dieci minuti, grazie a speciali vetri a isolamento termico e a una climatizzazione autonoma ad altissima resa.
Il progetto industriale: quando i soldi del petrolio creano fabbriche
Dietro l’operazione c’è il PIF (Public Investment Fund), il potente fondo sovrano saudita. Riad ha compreso che il futuro post-petrolifero non si costruisce comprando beni di lusso all’estero, ma importando capitali tecnici e producendo ricchezza reale in patria.
Per fare sul serio, gli arabi hanno stretto alleanze con i migliori attori sul mercato:
- Foxconn: il colosso taiwanese gestisce l’architettura elettrica e la piattaforma software.
- BMW: fornisce tecnologie e componenti sotto licenza ufficiale.
- Hyundai Transys: ha firmato una commessa da oltre 2,2 miliardi di dollari per i motori integrati anteriori.
- Rimac Technology: sviluppa il gruppo di trazione posteriore ad altissime prestazioni.
I veicoli non arriveranno da linee estere: saranno costruiti nello stabilimento di King Abdullah Economic City (KAEC), un polo produttivo pensato per assemblare fino a 240.000 veicoli all’anno a pieno regime.
Quanto costa e cosa sposta nei conti pubblici
L’investimento iniziale della joint-venture supera 1,3 miliardi di dollari, affiancato da oltre un miliardo di dollari per il complesso produttivo e da una serie di accordi miliardari con la filiera dell’indotto.
Non si tratta di beneficenza, ma di una manovra economica mirata:
- Contributo diretto al PIL: entro il 2034 l’azienda prevede di generare circa 8 miliardi di dollari di valore aggiunto interno.
- Saldo commerciale: un impatto positivo stimato in oltre 21 miliardi di dollari (80 miliardi di riyal) grazie alla sostituzione di auto d’importazione e all’export verso i paesi del Golfo.
- Occupazione qualificata: creazione prevista di oltre 30.000 posti di lavoro tra fabbrica diretta e fornitori locali.
I primi modelli, proposti negli allestimenti Plus e First Edition, saranno consegnati sul mercato saudita a inizio 2027, con un piano che vedrà il debutto di altri cinque modelli entro cinque anni. Il prezzo non è stato ancora comunicato, ma la fascia di mercato sarà dichiaratamente alta.
La lezione politica: la fabbrica al centro
C’è un paradosso evidente che merita una riflessione disincantata. Mentre l’Europa impone tappe forzate alla transizione ecologica disperdendo la propria base industriale storica a colpi di burocrazia e sussidi sprecati, il più grande esportatore di greggio al mondo usa gli utili del petrolio e il proprio fondo statale per crearsi dal nulla un’industria pesante di punta.
Riad applica il principio economico più elementare: investimenti diretti dello Stato in beni produttivi, partnership tecnologiche concrete e posti di lavoro interni stabili. Per l’Occidente, che ha scelto la via della delocalizzazione e delle prediche verdi, è un campanello d’allarme che suona fin troppo forte.







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