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Strumenti antispread: bene l’esclusione di assicurazioni e BCC, ma si può fare di più con la gestione della liquidità

 

Il governo ha annunciato, oltre ad una revisione più autonomista dello statuto delle Centrali, e la possibilità delle banche più virtuose di operare in modo autonomo all’interno delle indicazioni delle centrali, anche l’esclusione dai criteri IFRS, basate sul Fair Value, dalle valutazioni degli attivi e dei passivi di BCC, piccole banche ed assicurazioni. La proposta esclude tutte le società non quotate dall’applicazione degli IFRS, cioè da quei criteri che, invece di valutare gli asset al costo ed all’incasso prospettivo, secondo la tradizione contabile bancaria italiana, fanno la valutazione al “Fair Value” cioè al valore di mercato , mettendo i bilanci sotto stress nei momenti di mercato non favorevole.  Ricordiamo che l’Italia non è un’eccezione perchè gli IFRS non sono applicati nelle banche di piccole dimensioni francesi e tedesche. In questo modo BCC non vengono a temere per le variazioni dello spread e non avranno necessità di ricapitalizzazione, ed inoltre potranno migliorare i propri margini di redditività investendo in titoli che, oggettivamente, ora hanno dei rendimenti interessanti.

Si tratta di una misura importante, ma che potrebbe essere accompagnata ad altre misure antispread, che  potrebbero essere considerate prendendo come esempio altre situazioni simili a livello internazionale, oppure agendo in modo innovativo. Volendone esemplificare alcune:

  • Una gestione concordata del debito con le principali istituzioni finanziarie private. In Giappone esiste una “Lista ristretta” di soggetti che hanno accesso al debito pubblico in modo privilegiato e possono anche partecipare ad aste non competitive, in cambio di una collaborazione con il Ministero delle Finanze nella gestione del secondario. Ora in Italia la lista ristretta c’è, ma senza contraccambio. Per cui sarebbe meglio allargare la lista dei partecipanti ma creare una lista ristretta sulla base di un autentico spirito collaborativo;
  • Offrire un fondo di liquidità al sistema postale e bancario, basato su una gestione attiva del debito da parte del MEF o di altro ente, che possa assorbire una fetta del debito stesso, fondo la cui adesione avverrebbe su base volontaria. La giacenza media sui Conti Correnti e sui depositi fiscali è nota, e, statisticamente, ha una variabilità contenuta. Quindi si potrebbe offrire un fondo di gestione di liquidità basato su titoli di stato, ad adesione volontaria, che da un lato non infici la liquidità dei clienti, dall’altro garantisca a loro maggior rendimento sul CC o maggiori servizi e che possa garantire anche un migliore margine di intermediazione al sistema creditizio. Una situazione win-win che permetterebbe di assorbire una fetta importante dei titoli sul mercato;
  • la modifica completa del sistema di aste di cui più volte hanno parlato Rinaldi, Dragoni ed altri;
  • la digitalizzazione e la gestione su blockchain dei titoli di stato, con la possibilità di scambi diretti, su piattaforma pubblica o comunque collegata al MEF, dei titoli stessi in modalità peer to peer.

Il debito pubblico può essere gestito al fine di conseguire un costo minore, ma bisogna anche iniziare ad avere il coraggio di distaccarsi da strumenti superati ed al servizio di un certo oligopolio finanziario. Prima o poi bisognerà capire se il debito pubblico è al “Servizio” dei creditori o è uno strumento per il finanziamento degli investimenti dello stato.

 

 


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