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Stangata d’autunno: l’inflazione vola al 5,4% spinta dalle bollette (+59,5%). Senza crescita è allarme rosso per le famiglie (e per il Governo)
Brusca frenata per i bilanci delle famiglie italiane: a ottobre l’inflazione balza al 5,4% spinta dal rincaro record delle bollette (+59,5%) e del cibo fresco. Con la crescita ferma, il Governo è costretto a studiare mosse d’emergenza, dalle accise mobili al taglio degli oneri energetici.

L’illusione che la fiammata dei prezzi fosse ormai un ricordo del passato si è infranta contro i dati provvisori Istat di ottobre: l’inflazione annuale in Italia ha compiuto un balzo violento, passando dal +4,2% di settembre all’attuale +5,4%. Si tratta del livello più alto registrato dall’agosto 2023, un dato che ha stracciato al rialzo le previsioni dei mercati, ferme a un ben più cauto +4,6%.
In un solo mese l’indice nazionale dei prezzi al consumo (NIC) è cresciuto dello 0,9%, mentre l’indice armonizzato europeo (IPCA) è salito addirittura al +5,6% su base annua (+1,2% mensile). Non siamo di fronte a una fisiologica oscillazione statistica, ma a un’onda d’urto che colpisce il potere d’acquisto proprio alla vigilia della stagione fredda.
Ecco il grafico dell‘inflazione annuale:
Ecco l’inflazione mensile:
Anche l’inflazione core, al netto di enegia e prodotti alimentari freschi, si è scaldata, anche se molto, molto meno.
Il detonatore energetico e il carrello della spesa
A guidare questa nuova impennata non è un eccesso di domanda interna — gli italiani tutto fanno fuorché spendere allegramente — ma il classico shock dal lato dell’offerta energetica, aggravato dalle tensioni geopolitiche internazionali. I numeri del comparto energia parlano da soli e disegnano un quadro critico per bilanci familiari e costi di produzione aziendali.
Energetici regolamentati: segnano un’esplosione su base annua del +59,5% (erano al +25,8% a settembre), con un rincaro mensile secco del +18,8%.
Energetici non regolamentati: passano dal +22,5% al +29,4% annuo (+4,9% sul mese precedente).
Alimentari non lavorati: i prodotti freschi balzano dal +5,5% al +7,5% annuo (+1,8% mensile), confermando che il rincaro del carburante e dell’elettricità si scarica immediatamente sulla filiera agricola.
Servizi di trasporto: raddoppiano il ritmo di crescita, passando dal +1,6% al +3,1% (+1,2% su base mensile).
Anche il cosiddetto “carrello della spesa” — che racchiude beni alimentari, per la cura della casa e della persona — accelera dal +1,5% al +2,5%, mentre i prodotti ad alta frequenza d’acquisto toccano il +5,8%. Persino gli alimentari lavorati attenuano il loro lieve calo, passando da -0,6% a -0,2%. L’unica voce in controtendenza mensile riguarda i servizi ricreativi e culturali (-0,9%), segno evidente che le famiglie stanno già tagliando il superfluo per pagare le bollette, il che è un segno tutt’altro che positivo.
L’infezione si estende all’economia reale
Il dato che dovrebbe togliere il sonno ai tecnici del Ministero dell’Economia è però il risveglio dell’inflazione di fondo (core inflation). Calcolata al netto degli energetici e degli alimentari freschi, questa componente accelera dal +1,6% al +2,0% (+2,5% se si escludono i soli beni energetici).
| Indicatore Istat (Ottobre 2026) | Variazione Annua (Settembre) | Variazione Annua (Ottobre) | Variazione Mensile |
| Indice Generale (NIC) | +4,2% | +5,4% | +0,9% |
| Indice Armonizzato (IPCA) | +4,2% | +5,6% | +1,2% |
| Inflazione di Fondo (Core) | +1,6% | +2,0% | n.d. |
| Energetici Regolamentati | +25,8% | +59,5% | +18,8% |
| Carrello della Spesa | +1,5% | +2,5% | n.d. |
Il divario tra l’inflazione dei beni (salita dal +5,4% al +7,5%) e quella dei servizi (dal +2,6% al +2,9%) si allarga drasticamente, portando il differenziale a -4,6 punti percentuali. L’inflazione acquisita per l’intero 2026 si fissa così a un pesante +3,4% (+1,9% per la componente di fondo).
Il nodo politico: il 5% senza crescita è una bomba elettorale
Un’inflazione oltre il 5% in un contesto di crescita economica stagnante ha un nome preciso nei manuali di economia: stagflazione. Quando i prezzi corrono a questo ritmo mentre i salari reali e il PIL restano al palo (questo trimestre la crescita è zero), l’effetto pratico è una tassa occulta e regressiva che colpisce duramente il ceto medio e le fasce più deboli.
Lo Stato, paradossalmente, nel brevissimo periodo incassa di più grazie al gettito IVA gonfiato dall’aumento dei prezzi sui beni essenziali e sui carburanti, ma l’economia reale si avvita su se stessa per il crollo dei consumi interni. In queste condizioni, limitarsi a osservare i grafici dando la colpa al contesto internazionale equivale a un suicidio politico.
Se la maggioranza di governo punta davvero a essere rieletta, non può restare inerte davanti a un impoverimento così rapido del proprio elettorato. Che si tratti di attivare finalmente il meccanismo delle accise mobili per sterilizzare gli extraprofitti fiscali dello Stato sui carburanti, di tagliare gli oneri di sistema sulle bollette o di intervenire sull’IVA dei beni primari, l’esecutivo dovrà inventarsi una contromisura immediata e tangibile. Un’inflazione al 5,4% senza crescita economica non erode soltanto i risparmi degli italiani, ma divora molto rapidamente anche il consenso elettorale.










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