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Spagna nel Caos: il governo Sánchez sotto assedio giudiziario e la maggioranza in frantumi
La rete delle inchieste stringe il governo spagnolo di Pedro Sánchez. Tra scandali, perquisizioni e l’accusa di un complotto, il PNV dichiara finita la legislatura e la sinistra si spacca. La Spagna verso il voto anticipato?

La situazione politica in Spagna ha raggiunto una temperatura critica dopo le acvcuse all’ex leader socialista Zapatero di essere stato al centro di una rete di interessi illeciti di cui vi abbiamo già parlato qui. Il governo guidato da Pedro Sánchez si trova accerchiato da una serie di indagini giudiziarie che stanno minando le fondamenta stesse della legislatura. Come spesso accade quando chi detiene il potere finisce all’angolo, la linea di difesa del Partito Socialista Operaio Spagnolo (PSOE) segue un copione noto: gridare al complotto. Tuttavia, le crepe nella maggioranza sono ormai troppo grandi per essere nascoste, e il pressing degli alleati per andare a elezioni anticipate si fa ogni giorno più pesante.
In un clima di silenzio quasi totale da parte dei vertici del partito, il ministro Óscar Puente ha assunto il ruolo di portavoce ufficioso. La sua narrativa è chiara e non ammette sfumature: il governo è vittima di una manovra oscura, un tentativo di rovesciarlo “con metodi non democratici”. Puente ha puntato il dito contro le tempistiche della giustizia, suggerendo che le indagini si muovano a orologeria per colpire l’esecutivo.
La lista dei fronti aperti è, in effetti, lunga e complessa, e tocca figure di primissimo piano del mondo socialista:
- Il caso Koldo: Un giro di presunte tangenti legate ai contratti pubblici.
- La famiglia del Premier: Le indagini che sfiorano il fratello e la moglie di Pedro Sánchez.
- L’ex Procuratore Generale: Finito sotto la lente per rivelazione di segreti d’ufficio,
- L’ex Premier Zapatero: Coinvolto in indagini recenti sulle sue attività internazionali.
Puente si difende attaccando, mettendo in dubbio l’affidabilità dei rapporti delle forze dell’ordine e ricordando come, a suo dire, il Partito Popolare (PP) abbia goduto di un trattamento ben più morbido in passato. Ma la teoria del complotto, per quanto gridata a gran voce, fatica a fare presa persino sugli alleati storici del governo.
Il PNV stacca la spina, ma con calma
Il vero terremoto politico arriva dai Paesi Baschi. Il Partito Nazionalista Basco (PNV), storico ago della bilancia della politica spagnola, ha deciso di cambiare direzione . Per bocca del suo leader Aitor Esteban, il messaggio inviato a Madrid è inequivocabile: la legislatura ha raggiunto il capolinea.
Il PNV chiede a Sánchez di prendere atto della realtà e di convocare nuove elezioni. Eppure, in questa mossa c’è un calcolo politico molto attento. I nazionalisti baschi rifiutano categoricamente l’idea di appoggiare una mozione di sfiducia formale. Il motivo è semplice: non vogliono unire i propri voti a quelli della destra del PP e di Vox. Preferiscono un lento logoramento, spingendo Sánchez a fare il passo indietro da solo. Un anno intero sotto l’assedio dei giudici, infatti, è visto come uno scenario peggiore rispetto al trauma di un voto anticipato. Nello stesso tempo Sanchez e il PSOE sembrano attaccati al potere in modo quasi assoluto.
Le posizioni dei partiti: una sintesi
Per comprendere il livello di paralisi, è utile osservare come si sono riposizionate le forze politiche in campo:
| Partito | Posizione Attuale | Strategia Futura |
| PSOE (Sánchez) | Difesa a oltranza, accusa di complotto politico-giudiziario. | Resistere fino alla scadenza naturale per non cedere alle pressioni. |
| PNV (Esteban) | Dichiara finita la legislatura. | Pressione mediatica per elezioni anticipate, no a mozioni di sfiducia. |
| PP (Feijóo) | Denuncia un governo “marcio” e paralizzato. | Attesa. Invita gli alleati di Sánchez a ritirare l’appoggio formale. |
| Sumar / ERC | Imbarazzo e presa di distanza pubblica. | Salvare la propria immagine elettorale prima di un eventuale crollo. |
La Destra attacca, la Sinistra trema
Di fronte a questo caos, il leader del Partito Popolare, Alberto Núñez Feijóo, non ha bisogno di alzare troppo la voce. Gli basta osservare le divisioni altrui. Feijóo accusa il governo di essere corroso fino al nucleo e manda messaggi chiari agli alleati di Sánchez: astenersi non basta più, chi sostiene questo esecutivo ne condivide le colpe.
La vera novità, però, è la reazione dei partiti alla sinistra del PSOE. Yolanda Díaz (Sumar) e Gabriel Rufián (ERC) stanno prendendo le distanze a una velocità sorprendente. La Díaz parla apertamente di “vergogna”, mentre Rufián sottolinea come gli elettori di sinistra siano “terribilmente delusi”. Quando gli alleati più stretti iniziano a usare parole come “vergogna” per descrivere le azioni del partner di maggioranza, il segnale è chiaro: tutti si stanno preparando al crollo. Nello stesso tempo però nesuno osa ancora agire, e questo rischia di renderli complici delle accuse del PSOE.
Nessuno sa con certezza quanto a lungo Pedro Sánchez riuscirà a resistere arroccato nel suo palazzo. Quello che è certo è che la Spagna si trova in un vicolo cieco politico. La scelta è tra un’agonia lenta, segnata da rivelazioni quotidiane e inchieste, e un ritorno alle urne che si preannuncia disastroso per la sinistra. Entrambe le strade sono piene di ostacoli, e il tempo delle scuse sembra essere scaduto.







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