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Analisi e studiEconomiaUSA

Sorpresa lavoro negli USA: boom di assunzioni grazie all’industria, ma ora la Fed rischia di bloccare il taglio dei tassi

L’occupazione negli Stati Uniti triplica la media dell’ultimo anno (+165.000 posti) spinta da manifattura e logistica, smentendo le previsioni negative sulle politiche di Trump. Ma la corsa di stipendi e assunzioni ora spinge la Federal Reserve verso una linea dura sui tassi

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L’economia reale americana presenta il conto ai catastrofisti di professione, ma apre subito un nuovo fronte di tensione finanziaria. Ad ottobre gli Stati Uniti hanno creato 165.000 nuovi posti di lavoro nei settori non agricoli, più del triplo rispetto alla media mensile di 48.000 registrata nell’ultimo anno.

Un balzo inatteso che certifica come le politiche industriali e commerciali di Donald Trump, tanto criticate nei salotti televisivi, stiano producendo risultati concreti proprio dove conta, seppur con un fisiologico ritardo statistico. Tuttavia, questa corsa rischia ora di gelare i mercati: con un mercato del lavoro così caldo, la Federal Reserve ha un motivo in più per tenere alti i tassi d’interesse.

ecco da Tradingeconomics il relativo grafico:

La rivincita della manifattura e le revisioni al rialzo

Per mesi gli analisti avevano dipinto un quadro di stagnazione imminente. I numeri pubblicati dal Bureau of Labor Statistics raccontano invece una storia molto diversa, fatta di fabbriche che assumono e merci che viaggiano.

Non solo ottobre ha superato nettamente il passo dell’ultimo anno, ma gli statistici di Washington hanno dovuto correggere al rialzo anche i conti dell’estate. Tra agosto (+53.000 rispetto alle prime stime) e settembre (+31.000), sono spuntati 84.000 posti di lavoro in più che inizialmente non erano stati visti. Chi aveva scommesso sul crollo immediato della cura Trump si ritrova oggi a dover riscrivere i propri rapporti.

A trainare questa espansione non è la finanza né la pubblica amministrazione, rimaste al palo, ma il settore privato produttivo:

  • Servizi professionali e alle imprese: +70.000 nuovi occupati (contro una media annua di appena 15.000), con una forte spinta nei servizi tecnici e scientifici (+33.000). Dal punto minimo di ottobre 2025, il comparto ha recuperato 269.000 posizioni.
  • Sanità: +42.000 addetti, trainati da ospedali (+16.000) e assistenza domiciliare (+11.000).
  • Trasporti e logistica: +25.000 assunzioni, guidate dai corrieri (+17.000). Da febbraio il settore ha aggiunto 104.000 lavoratori.
  • Manifattura: +19.000 posti in un solo mese, con guadagni nell’elettronica (+7.000), nei macchinari (+4.000) e nella metallurgia (+4.000). Da dicembre 2025 le fabbriche americane hanno creato 101.000 nuovi impieghi.

I numeri chiave del rapporto di ottobre 2026

IndicatoreDato di ottobre 2026Tendenza / Note
Nuovi occupati (Nonfarm Payrolls)+165.000Media ultimi 12 mesi: +48.000
Revisioni agosto e settembre+84.000 totaliAgosto portato a 186.000, settembre a 60.000
Tasso di disoccupazione4,1%Stabile (7,1 milioni di disoccupati)
Salario medio orario38,00 dollari+0,4% mensile (+3,1% su base annua)
Part-time per motivi economici4,8 milioniIn aumento di 339.000 unità

L’ombra del part-time involontario

Sotto la superficie brillante delle nuove buste paga, l’indagine sulle famiglie mostra però qualche crepa che merita attenzione. Il tasso di disoccupazione generale resta fermo al 4,1%, una soglia che si muove in un corridoio strettissimo (tra il 4,1% e il 4,3%) ormai da marzo, con un tasso di partecipazione immobile al 61,9%.

Disoccupazione USA

Il dato che stona di più riguarda chi lavora meno di quanto vorrebbe. Le persone impiegate part-time per ragioni economiche — ovvero chi cerca un posto a tempo pieno ma subisce riduzioni d’orario o trova solo contratti ridotti — sono balzate di 339.000 unità, toccando quota 4,8 milioni. A questo si aggiungono 2 milioni di disoccupati di lungo periodo (senza impiego da oltre 27 settimane) e 6 milioni di americani fuori dalla forza lavoro che vorrebbero un impiego ma hanno smesso di cercarlo attivamente.

Il paradosso della Fed: stipendi più alti, mutui più cari

Per i cittadini e per le imprese si apre ora il classico paradosso delle banche centrali. Le paghe orarie medie nel settore privato sono salite di 14 centesimi (+0,4%) arrivando a 38 dollari l’ora, con una crescita annua del 3,1%. Nelle fabbriche la settimana lavorativa tiene a 40,5 ore e gli straordinari salgono a 3,1 ore.

Quando più persone lavorano e gli stipendi crescono sopra il 3%, la domanda interna resta vivace. Poiché la Federal Reserve fissa la propria politica monetaria guardando esclusivamente a due parametri — inflazione e occupazione — questi numeri tolgono urgenza a qualsiasi allentamento monetario.

In termini pratici, la forza dell’economia reale dà ragione a chi ha difeso la produzione nazionale, ma offre ai banchieri centrali il pretesto perfetto per mantenere il costo del denaro elevato più a lungo, o persino per intervenire con nuove strette se i prezzi dovessero rialzare la testa. Una buona notizia per chi cerca lavoro in fabbrica, decisamente meno per chi aspetta una discesa delle rate dei mutui e dei prestiti aziendali.

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