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Mosca blocca l’Export di Gasolio: il sistema di raffinazione è il crisi

Mosca azzera l’export di gasolio dopo i raid dei droni ucraini a Omsk e San Pietroburgo. Raffinerie ruse giù del 30%, il Cremlino costretto a importare benzina persino dall’India.

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Era già nell’aria da tempo, ma ora è ufficiale: la Russia ha ufficialmente vietato tutte le esportazioni di gasolio nel tentativo di proteggere il proprio mercato interno dei carburanti, a seguito dei devastanti attacchi con droni ucraini alle sue infrastrutture energetiche. Secondo il vice primo ministro Alexander Novak, l’embargo riguarda tutte le esportazioni di gasolio, colmando una scappatoia che consentiva alle compagnie petrolifere autoproduttrici, cioè che estraevano direttamente, di vendere carburante all’estero. Il divieto dovrebbe rimanere in vigore fino alla fine di luglio.

Martedì, un attacco ucraino a lungo raggio ha paralizzato con successo la raffineria di Omsk di Gazprom Neft – il più grande impianto di lavorazione del carburante della Russia – mettendo fuori uso le sue principali unità di distillazione del greggio. Almeno quattro attacchi hanno colpito direttamente l’imponente unità di lavorazione primaria del greggio ELOU-AVT-11 dell’impianto, che rappresenta fino al 40% della capacità produttiva totale della struttura.

All’inizio di questa settimana l’Ucraina ha preso di mira anche le infrastrutture petrolifere nei pressi del porto di San Pietroburgo, coinvolgendo nella campagna uno dei maggiori hub energetici russi del Baltico dopo mesi di attacchi concentrati principalmente sulle raffinerie.

L’attuale campagna ucraina è, secondo quanto riferito, una delle più aggressive, con attacchi a lungo raggio che confermano ora fino a che punto l’Ucraina possa arrivare a colpire le infrastrutture energetiche russe.

I droni Fire Point FP-1 potenziati hanno percorso oltre 2.500 chilometri per colpire l’unità di lavorazione del greggio presso la raffineria di Omsk. Grazie all’utilizzo di un’ala riprogettata che funge anche da serbatoio di carburante aggiuntivo, questi UAV potenziati sono in grado di volare fino a 3.400 km, rendendo questo attacco uno dei più lunghi attacchi con droni di sola andata della guerra.

I droni ucraini hanno ormai colpito oltre 16 grandi raffinerie e terminali di carburante russi, mettendo fuori uso oltre il 30% della capacità di raffinazione del petrolio del Paese. Le riparazioni a questi impianti non sono semplici e possono necessitare da qualche mese a più di un anno.

La Russia sta attualmente affrontando un deficit di circa il 20% nella produzione interna di benzina e prevede di importare fino a 400.000 tonnellate di carburante al mese dai paesi confinanti per coprire il deficit. Infatti, la Russia ha iniziato a importare carburante dall’India, con almeno 60.000 tonnellate metriche di benzina già spedite. Le spedizioni provengono principalmente dalla raffineria Nayara Energy nel Gujarat. Bisogna però vedere sino a quando questo  supporto indiano riuscirà ad essere efficace.

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