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Petrolio russo alle stelle: Pechino nel panico fa incetta di greggio russo a oltre 120 dollari

Attacchi alle rotte saudite e scorte esaurite: Pechino compra greggio siberiano a prezzi record per scongiurare il blocco produttivo.

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La crisi di Hormuz sta mandando i valori di alcuni tipi di petrolio (benchmark) alle stelle. I prezzi della miscela di greggio russo ESPO destinata alla Cina hanno superato i 120 dollari al barile questa settimana, come ha riportato venerdì Reuters, citando fonti del settore e dati di mercato. L’ESPO è il tipo di petrolio estratto nella Siberia orientale, quindi accessibile direttamente dall’Estremo Oriente.

Le raffinerie statali cinesi si sono affrettate ad assicurarsi in anticipo i carichi di ESPO per novembre e dicembre, sebbene di norma acquistino questa varietà con uno o due mesi di anticipo a causa della breve distanza di trasporto. La corsa agli acquisti ha spinto il premio di prezzo del greggio ESPO rispetto al benchmark ICE Brent a livelli record compresi tra i 20 e i 30 dollari al barile.

L’ESPO è un greggio siberiano leggero a basso tenore di zolfo esportato principalmente attraverso il porto di Kozmino, nell’Estremo Oriente russo. La Cina importa principalmente questa miscela unica, oltre ai greggi artici e di Sakhalin.

L’impennata dei costi del premio arriva mentre l’Iran e i suoi alleati continuano a reagire agli attacchi statunitensi e alla guerra economica. La scorsa settimana l’Arabia Saudita ha chiuso un oleodotto strategico dopo aver affermato che alcuni militanti in Iraq avevano lanciato dei droni contro l’impianto, che veniva utilizzato come via di esportazione per aggirare l’effettiva chiusura dello Stretto di Hormuz.

L’aumento del costo dell’ESPO rispecchia un’impennata simile osservata con la miscela russa di punta Urals nei mesi di marzo e aprile 2026, dopo che Stati Uniti e Israele avevano lanciato i primi attacchi contro l’Iran.

Durante la chiusura iniziale dello Stretto di Hormuz questa primavera, gli acquirenti globali si sono affrettati a cercare forniture alternative di petrolio, facendo schizzare i prezzi dell’Urals, il petrolio della Russia,  oltre i 110 dollari al barile. I prezzi si sono raffreddati durante l’estate, grazie alla creazione di rotte marittime alternative e all’utilizzo delle scorte nazionali da parte delle raffinerie cinesi.

Il greggio russo Urals consegnato in India e in Cina ha raggiunto la scorsa settimana i 110-120 dollari al barile, come ha riportato mercoledì il quotidiano Kommersant, citando l’agenzia energetica Argus. Nel frattempo, i ricavi settimanali della Russia derivanti dalle esportazioni di petrolio via mare hanno toccato i 2,42 miliardi di dollari, il livello più alto dalla fine di maggio, come ha riportato mercoledì Bloomberg, citando i dati di monitoraggio delle petroliere. Il tutto non tanto per le quantità esportate, ma per i prezzi che ora riesce ad ottenere Mosca.

 

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