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Partigiani rosso sangue: il lato oscuro della guerra civile italiana

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Ogni 25 aprile si disputa la solita guerriglia mediatica: partigianerie che esaltano gli atti eroici di chi liberò il paese dalla dominazione nazi-fascista e chi precisa il fatto che si festeggia (cosa unica in tutto il mondo) una vera e propria sconfitta militare, i cui risultati si riflettono ancora oggi sulla politica nazionale e sulla stessa popolazione. In tutto questo però si esalta l’immagine del partigiano “puro e casto”, privo di difetti e capace di grandi prodezze per la libertà; quel che però si evita da troppo tempo di ricordare è proprio il lato oscuro di alcune personalità della cosiddetta resistenza.

Nomi come Gianpaolo Pansa e Indro Montanelli danno ai tifosi partigiani rigurgiti e scatti d’ira, ma sono proprio personaggi come questi ad aver citato in molti loro scritti ed articoli alcune delle atrocità più significative e al tempo stesso più censurate della guerra civile italiana. Il triangolo della morte in Emilia Romagna, dove molti partigiani attuarono vendette su fascisti e presunti, senza guardare minimamente se si parlava di ragazzini come il giovane seminarista Rolando Rivi, o gente comune come i sette fratelli Govoni che con il fascismo non avevano nulla a che fare. Il collaborazionismo di alcune unità delle brigate comuniste Garibaldi con le truppe titine a Trento, aiutando con l’epurazione con molti civili colpevoli solo di essere italiani. Per non parlare delle violenze attuate contro molte donne per il solo motivo di aver avuto anche un briciolo di contatto con nazi-fascisti (o presunti).

Molte storie si celano dietro l’ombra del 25 aprile, ed alcune di esse sono raccontate nel nuovo video del progetto editoriale God Save the Vintage che vi lasciamo a fine articolo. Nessuno è qui per cercare di nascondere le atrocità commesse dalle truppe dell’asse. Ma è anche giusto per rispettare l’imparzialità della storia argomentare i crimini del fronte vincitore. Poiché come detto nel suddetto video “un morto, rosso o nero che sia, è pur sempre un morto che merita di essere raccontato”. Buona visione.


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