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L’umiliazione di Berlino: la Germania di Merz cacciata dal Consiglio di Sicurezza ONU

Clamorosa umiliazione per la Germania all’ONU: battuta da Austria e Portogallo, perde il seggio al Consiglio di Sicurezza. Tra scuse, accuse a Mosca e minacce di tagliare i fondi, il peso globale di Berlino è in caduta libera.

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La realtà, a volte, presenta un conto salatissimo a chi coltiva ambizioni sproporzionate rispetto al proprio peso reale. La clamorosa bocciatura della Germania, che ha fallito l’elezione per un seggio non permanente al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per il biennio 2027-2028, non è solo un semplice inciampo burocratico. È la certificazione di un rapido declino diplomatico. La Repubblica Federale, oggi guidata dal Cancelliere Friedrich Merz, vede le proprie aspirazioni scontrarsi con i fatti: il suo peso sullo scacchiere globale è sempre più leggero ed etereo.

A New York, il verdetto è stato impietoso. Nel gruppo “Europa occidentale e altri”, Berlino è stata superata al primo turno da Portogallo e Austria, nazioni che la presunzione dell’esecutivo tedesco aveva forse derubricato a partner minori. Il mondo ha preferito premiare la neutralità di Vienna e la profonda rete diplomatica di Lisbona, estesa sino in Africa. A completare il quadro dei nuovi membri non permanenti eletti figurano anche Kirghizistan, Trinidad e Tobago, e Zimbabwe. Niente da fare per i tedeschi.

I numeri della disfatta

Per ottenere l’ambito seggio serviva la maggioranza dei due terzi, ovvero 127 voti sui 193 Stati membri. Berlino si è fermata a una quota imbarazzante, subendo il sorpasso netto dei vicini europei e,soprattutto, con un largo distacco.

Nazione CandidataVoti OttenutiEsito
Portogallo134Eletto
Austria131Eletto
Germania104Esclusa

Il ministro degli Esteri tedesco, Johann Wadephul (CDU), aveva provato fino all’ultimo a scongiurare il disastro con un’aggressiva campagna di lobby. A spoglio concluso, ha dovuto definire l’esito una «amara disfatta» e una «vera delusione», per poi affannarsi a cercare giustificazioni esterne. Finalmente a Berlino assaggiano il fallimento di una campagna elettorale fatta di pochi soldi e di tanti nemici.

Sede dell’ONU a New York, Unsplash

Secondo la narrazione ufficiale di Berlino, le cause della sconfitta sarebbero tre:

  • Il ritardo tattico: La candidatura tedesca è stata formalizzata “solo” nel 2020, mentre Portogallo e Austria si muovevano dal 2011 e 2013. Come ha ammesso Wadephul: «In una staffetta, sarei stato l’ultimo corridore».
  • La guerra in Medio Oriente: Il fermo appoggio della Germania a Israele avrebbe alienato le simpatie di svariati Paesi dell’Assemblea Generale.
  • L’ostruzionismo di Mosca: Wadephul ha puntato il dito contro la Russia, accusandola di aver fatto campagna attiva contro Berlino a causa del “sostegno incrollabile” tedesco all’Ucraina.

La Germania aveva sempre ottenuto il suo seggio non permanente con regolarità svizzera, ogni otto anni. Aver dato per scontato questo presunto diritto acquisito si è rivelato un boomerang. Il Portogallo ha giocato abilmente la carta dei legami storici con il Sud globale, proponendosi come mediatore credibile tra Europa, Africa e Sud America. L’Austria ha sfruttato la propria neutralità e la mancata appartenenza alla NATO, raccogliendo il consenso delle nazioni stanche delle dinamiche dei blocchi contrapposti.

Il Cancelliere austriaco Christian Stocker non ha rinunciato a lanciare una frecciata ai potenti sconfitti: «Il valore di un Paese non è determinato dalla sua dimensione o potenza militare, ma conta l’uguaglianza di tutti gli Stati». Vienna ha fatto buona lezione di questo punto mietendo un buon successo.

In Germania, intanto, esplode la rabbia politica. Alice Weidel, co-leader di Alternativa per la Germania (AfD), ha definito la sconfitta un «imbarazzo» che evidenzia il fallimento dell’esecutivo: «Mentre Merz voleva riportare il nostro Paese ‘sulla scena internazionale’ all’inizio del suo cancellierato, la Germania ora rimane senza un seggio». Persino gli alleati di governo della SPD, tramite Adis Ahmetovic, ammettono che il voto «non è un semplice incidente di percorso, ma un segnale di allarme».

Infine, emerge l’inevitabile questione finanziaria. La Germania è il secondo maggior contributore al sistema ONU se si includono missioni di pace e fondi volontari. Sborsare cifre colossali per restare fuori dalla stanza dei bottoni ha fatto infuriare le istituzioni locali. Manfred Pentz, ministro dell’Assia, ha posto la domanda fatidica alla Bild: «Se in futuro non avremo l’influenza che ci spetta, sorge spontanea la domanda: perché dovremmo continuare a investire così tanti soldi nell’ONU?». La risposta è semplice: perché così vuole la sinistra e i Verdi, che con questi consessi internazionali

Il Cancelliere Merz si è limitato a scrivere che la Germania «rimane un pilastro affidabile del sistema», un pilastro che paga, ma che non incassa. Un paese che vorrebbe essere grande, ma che è vincolato da una classe politica superficiale e che pensa che tutte le sia concesso di diritto.

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