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Nucleare, corsa ai piccoli reattori SMR: la Russia teme il sorpasso USA e chiede di tagliare la burocrazia

Corsa globale al piccolo nucleare: gli USA accelerano con tre nuovi micro-reattori, mentre la russa Rosatom chiede di tagliare i lacci della burocrazia interna per non perdere il primato di mercato conquistato con i reattori galleggianti.

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Il mercato mondiale dell’energia atomica è a un punto di svolta drammatico. La competizione tecnologica tra Washington e Mosca si sta spostando dai grandi impianti tradizionali ai piccoli reattori modulari (SMR) e ai micro-reattori. Si tratta di una sfida industriale ed economica da miliardi di dollari. Chi dominerà questo settore controllerà l’approvvigionamento energetico di domani, specialmente per i siti industriali isolati e le aree remote.

La Russia, storica leader del settore, inizia a sentire il fiato sul collo degli Stati Uniti. Pochi giorni fa, tre reattori dimostrativi americani hanno raggiunto la “criticità”, cioè l’innesco della reazione a catena autosostenuta. Questo successo accelera i piani di Washington e ha spinto i vertici russi a lanciare l’allarme. Il rischio concreto è che la rigidità burocratica di Mosca possa rallentare lo sviluppo commerciale dei propri progetti.

Il grido d’allarme di Rosatom

Alexey Likhachev, direttore generale del colosso nucleare statale russo Rosatom, ha chiesto apertamente una riforma profonda del sistema di licenze. Le sue dichiarazioni, affidate alla rivista ufficiale Strana Rosatom, mostrano una forte preoccupazione per la perdita di competitività internazionale del Paese.

Likhachev riconosce che la prudenza dei regolatori è normale quando si parla di nucleare. Tuttavia, ha sottolineato come un eccesso di conservatorismo normativo stia diventando un freno. L’esempio americano dimostra che procedure di autorizzazione più snelle rappresentano un enorme vantaggio competitivo nazionale.

Per Rosatom, snellire la burocrazia non è solo una scelta aziendale, ma una vera e propria missione di rilevanza strategica ed economica per la Russia.

Il vantaggio competitivo di Mosca e il fattore “Akademik Lomonosov”

La Russia non parte da zero. Anzi, detiene un primato unico al mondo. Mosca possiede già la prima vera centrale nucleare galleggiante dotata di reattori SMR funzionanti: la Akademik Lomonosov.

  • Dove si trova: È ormeggiata a Pevek, nella regione artica della Chukotka.
  • Cosa fa: Fornisce energia elettrica e calore a un’intera città e alle industrie minerarie locali.
  • La tecnologia: Utilizza due reattori navali KLT-40S da 35 MW ciascuno, derivati da quelli dei rompighiaccio.

Questo impianto dimostra che la tecnologia SMR russa è già matura, a differenza dei prototipi occidentali ancora in fase di test. Inoltre, Rosatom sta sviluppando la famiglia di reattori RITM. Attualmente, 13 di questi reattori sono attivi sulla flotta di navi rompighiaccio nucleari russe. Un quattordicesimo reattore è stato completato per una nuova unità galleggiante destinata al giacimento minerario di Baimskoye.

Akademik Lomonosov

Il progetto Shelf-M e la corsa all’oro

La strategia economica russa legata agli SMR punta allo sfruttamento delle risorse minerarie nell’Estremo Oriente. e anche la politica energetica nucleare vi si adatta.  Likhachev ha fornito aggiornamenti sul micro-reattore Shelf-M, un impianto integrato ad acqua pressurizzata da 10 MWe di potenza elettrica.

Shelf-M

Il suo scopo principale sarà alimentare il giacimento d’oro di Sovinoye, sempre in Chukotka. Le caratteristiche tecniche indicano un focus sull’efficienza economica:

CaratteristicaDettaglio
Potenza elettrica10 MWe (35 MWt termici)
Ricarica combustibileOgni 8 anni
Vita utile del reattore60 anni
Avvio commercialePrevisto per il 2030

Si tratta di un microreattore raffreddato e moderato ad acqua in cui però il combustibile, il diossido d’uranio, è disperso in una matrice si alluminio e silicio, quindi qualcosa di nuovo e di vecchio assieme.

La fase di test sul combustibile è conclusa e i piani ingegneristici del sito sono già avviati. Questo dimostra come il nucleare modulare sia ormai strettamente legato alla redditività delle attività estrattive in territori climaticamente ostili.

L’accelerazione degli Stati Uniti

Mentre la Russia pianifica il futuro, gli Stati Uniti corrono nei laboratori. Il Dipartimento dell’Energia americano (DOE) ha avviato un programma pilota per accelerare i test sui reattori avanzati. Grazie a un decreto firmato nel maggio 2025, tre aziende private hanno raggiunto la criticità dei loro reattori prima della scadenza del 4 luglio 2026:

  1. Antares Nuclear: Ha testato con successo il reattore a potenza zero Mark-0.
  2. Valar Atomics: Ha raggiunto l’obiettivo con il modello avanzato Ward 250.
  3. Deployable Energy: Ha attivato il reattore dimostrativo Unity presso l’Idaho National Laboratory.

Likhachev ha minimizzato questi successi commerciali minimizzandoli come “dispositivi sperimentali”, sostenendo che la commercializzazione richiederà anni. Tuttavia, la pressione competitiva è evidente.

Reattore Deployable Energy

Le ricadute economiche globali

Cosa significa questa sfida per il settore energetico mondiale? La semplificazione delle normative internazionali sugli SMR cambierà radicalmente i costi di investimento. I grandi reattori tradizionali richiedono miliardi di dollari e oltre dieci anni di cantieri, spesso gravati da enormi tassi di interesse.

I piccoli reattori modulari, invece, possono essere costruiti in fabbrica e trasportati sul sito. Norme più snelle permetterebbero la produzione di massa, abbattendo il costo del capitale investito e rendendo l’energia atomica accessibile anche a medie industrie, grandi colossi minerari o compagnie petrolifere che necessitano di calore di processo ed elettricità costante e slegata dalle fonti rinnovabili intermittenti.

La Russia ha la tecnologia pronta, ma gli Stati Uniti hanno la flessibilità normativa e il capitale privato. Chi vincerà la battaglia burocratica dominerà i mercati emergenti dell’energia globale.

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