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L’«Operazione D-Day» di Trump contro l’Iran: scatta la guerra economica totale che rischia di travolgere anche l’Europa
Trump lancia l’«Economic D-Day» contro l’Iran: sanzioni secondarie totali per chiunque commerci con Teheran, mentre l’inflazione iraniana sfiora il 90% e il Rial tocca i minimi storici.

La Casa Bianca ha deciso di alzare la posta al massimo livello. Donald Trump ha proclamato ufficialmente una «guerra economica senza precedenti» contro l’Iran, annunciando sanzioni secondarie devastanti pronte a colpire chiunque mantenga rapporti commerciali con Teheran.
Il messaggio è un ultimatum per il commercio internazionale: chi aiuta l’economia iraniana verrà tagliato fuori dal mercato statunitense. Si passa da un conflitto militare esplicito a uno di lungo termine, economico, che non vedrà grosse azioni militari USA.
Il messaggio integrale di Donald Trump su Truth Social
La nuova strategia è stata annunciata direttamente da Donald Trump sulla sua piattaforma social Truth, anche se il Segretario al Tesoro Bessent ne aveva già parlato:
«Nessuno ha dato alla Repubblica Islamica dell’Iran un’opportunità migliore della mia per raggiungere un accordo. TRAGICAMENTE, per loro, non l’hanno colta. Pertanto, oggi annuncio la PIÙ DEVASTANTE OPERAZIONE ECONOMICA MAI INTRAPRESA CONTRO QUALSIASI PAESE! Questa sarà una guerra economica e un isolamento su scala senza precedenti.
La loro marina non c’è più, la loro aeronautica è distrutta, le loro fabbriche militari sono ormai macerie, la loro valuta non vale nulla e il loro Paese è appeso a un filo.
Oggi annuncio inoltre che QUALSIASI Paese che permetta alle proprie istituzioni finanziarie, imprese, aeroporti o entità governative di fornire qualsiasi tipo di ancora di salvezza all’Iran affronterà TREMENDE conseguenze economiche. Contrabbando di petrolio, linee di swap, trasferimenti di contante, agenzie di cambio, registri navali, società di comodo: tutto questo deve finire ADESSO. Sapete chi siete.
Questo sarà un D-DAY ECONOMICO e abbiamo bisogno che tutti i nostri alleati siano al fianco degli Stati Uniti d’America per isolare e sconfiggere la minaccia iraniana. Questi fanatici sono alle corde e queste MISURE STORICHE li paralizzeranno, togliendo loro la capacità di proiettare il terrore nel mondo. L’IRAN NON AVRÀ MAI UN’ARMA NUCLEARE. GRAZIE PER LA VOSTRA ATTENZIONE SU QUESTA VICENDA.
Presidente DONALD J. TRUMP»
L’imposizione di sanzioni secondarie sarà giustificata dai precedenti ordini esecutivi emessi contro la politica nucleare dell’Iran. Paradossalmente, queste misure non saranno attaccabili, come invece è accaduto ai dazi, contestati dal punto di vista giuridico.
Il collasso dell’economia iraniana: numeri da iperinflazione
La mossa di Washington colpisce un Paese già sull’orlo del baratro economicamente. Decenni di sanzioni, i recenti scontri militari e il blocco navale nello Stretto di Hormuz hanno ridotto l’economia iraniana allo stremo e la guerra combattuta ha peggiorato la situazione. Sono numeri e dati che non vanno sulle TV occidentali, italiana in primis, ma che presentano una realtà oggettiva durissima:
| Indicatore economico | Dato rilevato / Stima | Impatto reale |
| Inflazione annuale | Tra il 66% e l’89% | Prezzi al consumo a +87,9% su base annua |
| Beni alimentari | +128% (fino a +400%) | Rincari ingestibili per generi di prima necessità |
| Tasso di cambio Rial/USD | ~1.320.000 Rial per 1 USD | Importazioni paralizzate e svalutazione monetaria |
| PIL (Stima FMI) | Da -6,1% a -9,2% | Crollo dell’export petrolifero e del commercio |
| Disoccupazione | 9,1% | Massimo da 4 anni, in crescita rispetto al 7,6% precedente |
Nonostante Teheran abbia varato un aumento nominale del salario minimo di circa il 60%, l’impennata dei prezzi ha eroso del tutto i redditi reali, mentre la rete infrastrutturale, già colpita da anni di scarse manutenzioni, ha subito anche la cura delle bombe.
I quattro pilastri dell’offensiva di Washington
L’amministrazione statunitense punta a chiudere ogni via di fuga per Teheran attraverso quattro direttrici strategiche:
- Chiusura dei canali finanziari e logistici occulti: blocco immediato del contrabbando di greggio, stop alle linee di swap, ai trasferimenti di contante, alle case di cambio, all’uso di bandiere ombra nei registri navali e alle società fittizie. In questo il blocco commerciale deciso dagli Emirati Arabi Uniti darà una mano. Anche le difficoltà dell’Iraq, che non si finanzia più con il petrolio, limiteranno gli aiuti transfrontalieri
- Sanzioni secondarie globali: chiunque conceda spazi aerei, scali portuali o servizi finanziari a soggetti iraniani rischia l’esclusione dal circuito del dollaro e dalle transazioni con gli Stati Uniti. Sicuramente questa mossa porterà a tensioni con il Pakistan e la Cina.
- Guerra economica unita al blocco navale: l’offensiva del Tesoro («Economic Fury») lavora a stretto contatto con le operazioni navali già condotte dalle forze armate americane. Resta il dubbio se vedremo anche attacchi ucraini al commercio russo-iraniano sul Mar Caspio.
- Stop a ogni canale diplomatico: la trattativa viene congelata per passare a una linea esplicita di massima pressione. Non ci sono “Colloqui che proseguono positivamente”. Oman e Pakistan appaiono fuori gioco ora.
La strategia funzionerà o scatenerà un’escalation?
La storia economica insegna che le sanzioni estreme raramente producono cambiamenti politici immediati. I regimi autoritari tendono ad adattarsi sviluppando mercati neri e scaricando i costi sulla popolazione civile. Però con il tempo le cose cambiano: la combinazione tra sanzioni secondarie serrate e rottura degli scambi informali con i partner del Golfo rischia di prosciugare le ultime riserve di valuta estera della leadership iraniana.
Il pericolo più concreto per l’economia globale e per i Paesi europei è una reazione asimmetrica di Teheran. Messo all’angolo, l’Iran potrebbe decidere di allargare il teatro di crisi, mettendo sotto pressione le rotte commerciali marittime ed energetiche per costringere i governi occidentali più esposti sul fronte delle forniture a chiedere una tregua. Addirittura potrebbe puntare a un allaramento del conflitto nella speranza di trattare con controparti più “morbide”, come gli europei.






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