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Lo tsunami dell’export cinese soffoca l’Occidente: gli USA allarmano il G20 e l’Europa è confusa
L’eccesso di esportazioni cinesi minaccia le fabbriche occidentali e fa impennare i deficit. Al vertice G20, gli Stati Uniti chiedono dazi comuni, ma le divisioni tra alleati e la crisi dei titoli di Stato frenano la risposta.

Una marea di merci cinesi vendute sottocosto sta invadendo i mercati internazionali, mettendo a dura prova le industrie locali e i posti di lavoro. Al vertice finanziario del G20 ad Asheville, negli Stati Uniti, la tensione è palpabile: Washington avverte che, senza difese immediate, l‘eccesso produttivo di Pechino finirà per svuotare la crescita economica delle democrazie occidentali.
Cosa vuole Scott Bessent e le date decisive
Il segretario al Tesoro americano, Scott Bessent, è andato dritto al punto: i dazi decisi dalla Casa Bianca hanno spinto la Cina a dirottare la propria produzione verso gli altri mercati, ma questo rischia di essere devastante proprio per gli altri paesi del gruppo occidentale.
Bessent chiede ai Paesi del G20 di alzare barriere doganali coordinate per proteggere l’occupazione interna da economie che non rispettano le regole di mercato. La partita non riguarda solo le merci, ma anche le monete: Bessent ha sollecitato il governatore della Banca del Giappone, Kazuo Ueda, affinché alzi i tassi nella riunione del 17-18 settembre, così da rafforzare lo yen ed evitare ulteriori svalutazioni competitive in Asia. Questo è un segnale dell’interesse degli USA per il sistema finanziario giapponese, ma anche del fatto che gli USA non hanno tutta questa voglia di intervenire nuovamente in sua difesa.
Il surplus di Pechino unisce USA, Europa e alleati
La pressione asiatica sta spingendo verso un’intesa persino partner spesso divisi:, ora anche a causa delle politiche di Trump proprio nei dazi e nei rapporti internazionali. Questo sta uscendo dal vertice dei Ministri finanziari:
- Un disavanzo record: Il surplus commerciale della Cina con l’Unione Europea ha raggiunto il livello record di 360,6 miliardi di euro nell’ultimo anno, in crescita del 15%. Una situazione che mette a rischio il sistema industriale europeo.
- La protesta di Varsavia: Il ministro delle Finanze polacco, Andrzej Domański, ha denunciato apertamente che Pechino tiene la propria valuta artificialmente debole e sovvenziona in modo aggressivo le esportazioni.
- La stretta sulle materie prime: Tokyo, con la ministra Satsuki Katayama, contesta i blocchi cinesi all’export di terre rare, indispensabili per l’industria moderna.
Persino Bruxelles, tramite il commissario Valdis Dombrovskis, ha dovuto riconoscere che gli squilibri cinesi rappresentano ormai una minaccia concreta, anche se, ovviamente e come spesso gli accade, il responsabile dell’econmomia non ha dato soluzoni al problema.
I vincoli e le divisioni: riusciranno a fare fronte comune?
Costruire un fronte compatto resta complicato. Pechino blocca ogni dichiarazione congiunta del G20 che critichi le “economie non di mercato” o le restrizioni sui minerali critici. Il problema è sul tavolo, maper ora la soluzione non è ancora in arrivo.
Nel frattempo, i mercati finanziari tremano: i rendimenti dei titoli di Stato decennali giapponesi sono saliti al 3%, toccando i massimi dal 1996. A ciò si aggiungono le frizioni interne: il ministro tedesco Lars Klingbeil ha ricordato che le continue dispute sui dazi promosse dagli USA (come quella recente con il Canada) creano un clima di sfiducia negativo per gli investimenti.
Come potrebbero agire in concreto?
Se il G20 resterà bloccato dai veti incrociati, i governi occidentali dovranno ricorrere ad accordi più ristretti, che escludano una cooperazione cinese che, al momento, appare molto difficile. Questi potrebbero essere gli strumenti più probabili che verranno messi sul campo e le probabili risposte di Pechino:
| Azione possibile | Scopo economico pratico | Rischio o limite |
| Dazi difensivi congiunti | Fermare l’invasione di auto elettriche e componenti elettroniche cinesi. | Possibili ritorsioni di Pechino sulle materie prime. |
| Patti sulle valute | Ridurre il vantaggio sleale derivante dallo yuan svalutato. | Tassi di interesse più alti e credito più costoso. |
| Accordi sulle catene di fornitura | Condividere minerali critici tra Paesi alleati. | Tempi lunghi e costi di produzione più elevati. |
La scelta per i governi occidentali è ormai ineludibile: difendere le proprie fabbriche o cedere alle merci a basso prezzo pagando il conto in termini di disoccupazione. Dal punto di vista monetario invece una risposta che indebolisca le valute occidentali è molto più difficile, in quanto le banche centrali si stanno muovendo veros un aumento dei tassi d’interesse, e quindi un rafforzamento delle valute stesse. Una contraddizione che favorisce notevolemente l’export cinese.







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