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L’inflazione USA torna a fare spingere fortemente per l’energia. La Fed prepara una nuova mazzata sui mutui

A settembre l’inflazione USA riparte con un balzo dell’8,1% annualizzato: i rincari colpiscono servizi, auto ed energia, costringendo la Fed a valutare un nuovo aumento dei tassi a spese di mutui e prestiti.

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L’illusione di aver domato la bestia è durata lo spazio di un’estate. Negli Stati Uniti l’inflazione ha rialzato la testa con una violenza inattesa, smentendo le speranze di chi scommetteva su un rapido allentamento monetario. A settembre l’indice generale dei prezzi al consumo (CPI) è salito dello 0,65% rispetto ad agosto: se questo aumento proseguisse su base annua,  avremmo un incremento monstre al 8,1%.

Ecco l’inflazione mensile:

Inflazione USA mese su mese

Ecco invece il dato annuale :

Inflazione annua

Chi sperava in una fiammata passeggera legata solo al greggio dovrà ricredersi. I rincari hanno ormai contagiato l’intera struttura economica americana, penetrando a fondo nei servizi essenziali e riaccendendo settori che sembravano finalmente placati.

I servizi non perdonano, i beni ripartono

La componente più insidiosa riguarda i servizi “core”, che escludono le bollette energetiche e pesano per quasi due terzi sull’intero paniere. In questo comparto i prezzi sono cresciuti dello 0,37% in un solo mese, pari a un +4,5% annualizzato.

A pesare come un macigno sono i costi dell’abitazione. Gli affitti residenziali e il valore locativo figurativo per i proprietari marciano a ritmi compresi tra il 3,9% e il 4,3% annuo. Chi scommetteva su un raffreddamento del mercato immobiliare ha sbagliato i calcoli.

Anche i cosiddetti servizi “supercore”, depurati dalla casa, corrono a un +3,7% annualizzato. Spostarsi in aereo costa il 22% in più rispetto a un anno fa e riparare l’automobile in officina è diventato un salasso (+5,8% su base annua).

Come se non bastasse, è finita la tregua sui beni di consumo. Dopo mesi di sconti che avevano fatto respirare le famiglie, i prodotti industriali hanno registrato il maggior incremento da quasi due anni (+3,1% annualizzato). A spingere i listini sono le auto usate e i dispositivi tecnologici, trascinati dalla corsa agli investimenti nell’intelligenza artificiale.

Voce di spesaVariazione mensileVariazione annuaDal 2020
Indice generale (CPI)+0,65% (+8,1% ann.)+3,7%+30%
Indice “Core” (senza cibo ed energia)+0,33% (+4,1% ann.)+2,6%–
Servizi Core+0,37% (+4,5% ann.)+3,2%+31%
Energia+5,2%+20,4%+53%
Benzina+9,3%+35,0%–

L’energia brucia, il carrello resiste per esaurimento risorse

L’energia ha agito da detonatore immediato. Il settore è balzato del 5,2% in un mese (+20,4% sull’anno), con la benzina che ha segnato un violento +9,3% mensile e un +35% annuo. Dal 2020 a oggi, fare rifornimento o scaldarsi costa oltre il 53% in più.

L’unico freno apparente viene dal carrello della spesa domestica, rimasto piatto su agosto (+1,8% annuo). Ma non è merito di una ritrovata benevolenza dei listini. I consumatori sono semplicemente a corto di liquidità.

Dopo anni di margini gonfiati dalle catene commerciali, le famiglie hanno iniziato a tagliare gli acquisti o a setacciare la rete in cerca di sconti. Il cibo resta comunque più caro del 32% rispetto all’era pre-Covid: la domanda non si è placata per sazietà, ma per sfinimento del portafoglio.

La Fed alle strette: il conto lo pagano debitori e famiglie

I dati ufficiali non lasciano spazio all’ottimismo: con un’inflazione complessiva al 3,7% annuo e la componente “core” che accelera al 2,6%, il margine di manovra della Federal Reserve si è azzerato. I mercati che scommettevano su riduzioni del costo del denaro prima di fine anno devono fare i conti con la realtà: Jerome Powell rischia di dover aumentare ancora i tassi d’interesse.

Se la banca centrale americana deciderà una nuova stretta prima del nuovo anno, l’impatto sull’economia reale sarà immediato:

  • Mutui per la casa: i tassi, già sui massimi pluridecennali, saliranno ancora, bloccando le compravendite e mettendo in crisi chi ha contratti a tasso variabile.
  • Prestiti e carte di credito: il credito al consumo vedrà rate sempre più proibitive, erodendo la capacità di spesa mensile delle famiglie indebitate.
  • Piccole e medie imprese: il rifinanziamento dei prestiti aziendali diventerà ancora più oneroso, rallentando assunzioni e investimenti produttivi.

La consueta ricetta monetaria insiste nel curare l’inflazione frenando la domanda con tassi alti, fingendo di ignorare che questa linea non risolve i rincari energetici o tecnologici, ma scarica tutto il peso su lavoratori e debitori. Chi confidava in un atterraggio morbido dovrà attrezzarsi per una frenata brusca.

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