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L’inflazione torna a mordere l’Italia: a settembre vola al 4,2%, bollette e spesa fuori controllo

Doccia fredda per le famiglie: l’inflazione italiana schizza al 4,2% a settembre. L’esplosione delle bollette (+25,9%) e i rincari del cibo fresco aprono una voragine nei bilanci domestici.

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La tregua sui prezzi è finita prima del previsto. L’autunno si apre per l’Italia con una sberla economica che lascia poco spazio all’ottimismo: secondo le stime preliminari dell’Istat, a settembre 2026 l’inflazione balza al 4,2% su base annua, compiendo un salto repentino rispetto al 3,3% registrato ad agosto. In un solo mese l’indice generale cresce dello 0,7%.

. È un colpo secco al potere d’acquisto delle famiglie, trainato da una nuova fiammata energetica che rischia di strangolare i consumi interni proprio alla vigilia della stagione fredda.

Ecco il relativo grafico da Tradingeconomics sull’inflazione annua:

Tasso d’inflazione annuo

Bollette alle stelle e rincari sul cibo fresco

A guidare questa nuova impennata non è un’economia surriscaldata che corre a pieno ritmo, bensì la classica inflazione da costi. A pesare come un macigno sono i beni energetici:

  • Gli energetici regolamentati (luce e gas tutelati) esplodono, passando da una crescita annua del +18,6% a un impressionante +25,9% (+5,9% solo nell’ultimo mese).
  • Gli energetici non regolamentati (mercato libero e carburanti) salgono al +22,2% annuo dal precedente +17,0% (+4,4% sul mese).
  • Gli alimentari non lavorati (frutta, verdura, carne fresca) accelerano bruscamente dal +3,8% al +5,5% (+2,2% su base mensile).

A completare il quadro c’è la ripresa dei servizi ricreativi e culturali (+2,9%) e dei trasporti (+1,6% su anno, pur con un calo congiunturale del -2,5% legato alla fine delle vacanze estive).

I numeri chiave di settembre 2026

I dati evidenziano come la pressione si concentri sui beni materiali rispetto ai servizi, allargando il divario tra i due comparti a -2,8 punti percentuali:

Voce di spesa / IndiceAgosto 2026 (annuo)Settembre 2026 (annuo)Variazione mensile
Indice generale NIC+3,3%+4,2%+0,7%
Beni energetici regolamentati+18,6%+25,9%+5,9%
Beni energetici non regolamentati+17,0%+22,2%+4,4%
Alimentari non lavorati+3,8%+5,5%+2,2%
Carrello della spesa (alimentari e cura casa/persona)+0,9%+1,7%–
Beni ad alta frequenza d’acquisto+4,3%+5,3%–
Inflazione di fondo (Core)+1,5%+1,7%–
Indice armonizzato IPCA+3,2%+4,1%+2,0%

L’indice armonizzato europeo (IPCA) registra un aumento mensile del 2,0%, spinto dal fisiologico rialzo dei prezzi di abbigliamento e calzature dopo la fine dei saldi estivi.

La trappola per i consumi e la domanda interna

Chi sperava che l’inflazione di fondo rimanesse immobile deve ricredersi: sale all’1,7% al netto di energia e alimenti freschi, e al 2,0% escludendo i soli energetici. L’inflazione media già acquisita per il 2026 si attesta così al 3,1%.

Il dato più allarmante per la vita quotidiana riguarda i prodotti ad alta frequenza d’acquisto, che salgono al 5,3%. Sono le spese obbligate: fare il pieno, comprare il pane, pagare il riscaldamento. Anche il carrello della spesa raddoppia quasi il passo, passando dallo 0,9% all’1,7%. In un anno le famiglie italianme hanno perso un ventesimo della propria capacità d’acquisto. 

La conclusione logica è amara. Quando i rincari colpiscono beni di prima necessità e utenze, le famiglie non possono tagliare queste voci: tagliano tutto il resto. Con salari reali fermi al palo, questa dinamica agisce come una tassa patrimoniale occulta che drena liquidità, deprime la domanda interna e gela le vendite al dettaglio.

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