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L’Europa ovvero del senno di poi son piene le fosse – di Paolo Savona

 

L’intervista di Federico Fubini (un giornalista che sta facendo un ottimo lavoro) a Mervyn King, ex Governatore della Banca d’Inghilterra e bravo economista, sta facendo scalpore. King dice che la moneta unica, l’euro, e l’accordo di Schengen, la libera circolazione dei cittadini europei, sono state decise troppo in anticipo e sarebbe stato necessario attendere 50-80 anni. E aggiunge: “Non siamo noi britannici a lasciare l’Unione, è l’Unione Europea che sta lasciando noi”; afferma poi che l’uscita del Regno Unito non produrrà grandi danni all’economia inglese. Gli europeisti kamikaze, ossia coloro che pur di difendere l’UE e l’euro, sono disposti a morire (nella versione moderna che riguarda la morte altrui, non certo la propria) sono subito scesi in campo preoccupatissimi con i soliti argomenti: le affermazioni di King riguardano il Regno Unito e non l’Italia, perché per noi uscire sarebbe un vero disastro. Recentemente essi hanno gioito per le affermazioni di Mario Draghi, presidente della Banca Centrale Europea, che per la prima volta ammette si possa uscire dall’euro, purché prima si paghino i debiti contratti; in buona parte questi sono stati contratti per gli interventi effettuati per il sostegno dei titoli di Stato italiani. Siccome essi ammontavano a 358 mld di euro nel novembre 2016 (circa il 22% del PIL italiano) sarebbe da folli uscire. Ne consegue che la decisione del “Grande Mario” di sostenere i nostri titoli di Stato, accettata con grande tripudio in Italia e continuamente esaltata, funziona come quella che il solo Paolo Baffi, veramente un Grande, denunciò per il Sistema Monetario Europeo, progenitore dell’Eurosistema: l’Italia sarebbe diventata debitrice malgré elle, anche se non l’avesse voluto. Il Parlamento e i Governi, le supreme cariche dello Stato hanno caricato sulle spalle dei cittadini un peso gravoso e ogni invito ad affrontare la situazione cade nel nulla. Anzi, la situazione consente ai gruppi dirigenti di mantenere il potere con la scusa che si deve prendere questo o quel provvedimento per evitare che i “populisti” prendano il potere. Il fatto che la democrazia sia bloccata da tempo rientra nella filosofia di comodo dei mezzi giustificati dai fini. Il timore è che l’ultima tappa non sia stata raggiunta, quella che i gruppi dirigenti cederanno la sovranità fiscale residua, come deciso dalla Grecia, per zavorrare un’eventuale salita al Governo dei populisti e, se non ci riuscissero, favorire il loro fallimento nella speranza di essere richiamati al potere.

Un’ultima chiosa. Aumentano i ripensamenti dei Governatori di banche centrali quando non sono più in carica; il caso di Alan Greenspan, Presidente della banca centrale americana che ha permesso l’esplosione della Grande Recessione del 2008, è eclatante perché ha ammesso l’errore d’aver assecondato l’”esuberanza irrazionale”, ma lo considera errore “virtuoso”. Qualche volta i ripensamenti vengono anticipati su singoli problemi, come fatto da Visco dopo l’approvazione della direttiva detta del bail-in che ha sovrapposto vincoli e guai alle difficoltà delle banche italiane. Questi “pensamenti” devono essere fatti prima; se fatti dopo sono vere prese in giro. Soprattutto se non accompagnate da precisazioni di ciò che si sta facendo per ovviare agli errori.

Sono cosciente che queste considerazioni sono molto mal viste e mal considerate, ma finché qualcuno grida che “il re è nudo”, l’umanità ha qualche speranza. 

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