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L’euro affonda contro tutti: non è colpa dei tassi, è la credibilità dell’Europa che sta svanendo
L’euro scivola ai minimi contro dollaro, yen e franco svizzero: il combinato disposto tra instabilità in Francia e Spagna, inflazione al 3,8% e strumenti BCE poco credibili fa vacillare la moneta unica.

L’euro sta vivendo una ritirata disordinata su tutti i mercati valutari internazionali, toccando minimi che non si vedevano da oltre un anno. La valuta unica non perde terreno solo nei confronti del dollaro americano, scivolando pericolosamente verso quota 1,117, ma crolla all’unisono contro yen giapponese, franco svizzero e sterlina britannica. Non si tratta di una normale correzione tecnica, bensì di un segnale d’allarme che investe direttamente le fondamenta politiche ed economiche dell’Unione Europea.
Di fronte a un movimento così generalizzato, la narrativa ufficiale delle banche centrali vacilla. La Federal Reserve ha rallentato le aspettative di stretta monetaria complici i dati deboli sull’occupazione statunitense, mentre Giappone, Svizzera e Regno Unito mantengono politiche monetarie ben più prudenti o accomodanti rispetto a Francoforte.
Eppure la moneta unica crolla proprio contro di loro. Come mostrano con chiarezza le rilevazioni di mercato, la perdita di valore dell’euro è trasversale:
| Coppia valutaria | Livello attuale | Tendenza recente |
| EUR / USD | 1,117 | Minimi da maggio 2025, rottura del supporto |
| EUR / JPY | ~176,6 | Caduta verticale dai massimi estivi sopra 186 |
| EUR / CHF | ~0,928 | Brusco crollo sotto la parità e minimi storici |
| EUR / GBP | ~0,846 | Discesa costante verso i minimi dell’anno |
La Banca Centrale Europea si trova intrappolata nel peggiore dei dilemmi monetari. A settembre l’inflazione nell’Eurozona è rimbalzata al 3,8%, quasi il doppio rispetto all’obiettivo statutario del 2%, spinta dai nuovi rincari dei carburanti e dell’energia. Francoforte è costretta a ipotizzare nuovi aumenti dei tassi, ma farlo in un’economia che viaggia allo 0,9% di crescita significa rischiare la recessione conclamata.
Il vero dramma non risiede però nei decimali del costo del denaro, ma nella perdita di fiducia istituzionale. La crisi politica francese ha messo a nudo la fragilità fiscale di Parigi, il cui piano di riduzione del deficit è stato bocciato dagli stessi organismi di controllo perché fondato su numeri irrealistici. A questo si aggiunge la Spagna, dove la sconfitta parlamentare del governo Sánchez apre la strada a elezioni anticipate repentine.
Quando i giganti del debito traballano contemporaneamente, i mercati guardano alla BCE e si chiedono: chi interverrà per fermare il contagio? I celebri scudi messi a punto da Christine Lagarde, a partire dal TPI (Transmission Protection Instrument), si rivelano per ciò che sono: tigri di carta.
Il TPI è vincolato a condizioni macroeconomiche e riforme strutturali talmente severe e londaten dalla realtà politica attuale che nessun governo politicamente instabile potrebbe accettarle senza cadere il giorno dopo. Gli investitori sanno perfettamente che questo strumento è inutilizzabile nella pratica e iniziano a pretendere un premio per il rischio sull’intera area dell’euro. Purtroppo il mondo che vive nella torre di Francoforte è diverso da quello reale, e qui si mostra una delle maggiori debolezze concettuali della moneta unica.
A completare il quadro c’è la progressiva perdita di competitività del sistema industriale europeo:
- Il costo dell’energia resta strutturalmente più alto rispetto a Stati Uniti e Asia e di molto.
- Il meccanismo ETS (il mercato delle quote di emissione) penalizza la manifattura pesante continentale.
- La tassa sul carbonio alle frontiere (CBAM) aggiunge oneri burocratici senza proteggere davvero le catene di fornitura, riducendosi solo a un dazio ulteeriore che, fra l’altro, indebolisce la capacità contrattuale mondiale del Vecchio Continente.
L’euro era nato per essere una replica fedele del solido marco tedesco, ma senza energia a basso costo e senza stabilità fiscale si ritrova a essere la divisa di un continente a corto di visione. L’indebolimento, che permetterà una maggiorecompetitività del sistema industriale, a scapito di una maggiore inflazione importata, è proprio il segno del fallimento di una politica industriale confusa e ideologica e di una struttura monetaria che ignora le reali condizioni dei paesi e cerca di mediare su situazione incompatibili.








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