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Come fare pubblicità a Vannacci cercando di non fare pubblicità a Vannacci

Politici, giornali e talk show lo attaccano ogni giorno. E intanto Vannacci e Futuro Nazionale incassano la pubblicità. Gratis.

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Ma ve ne siete accorti? Provate a fare un piccolo esperimento. Accendete la televisione, aprite un giornale, fate un giro sui siti d’informazione oppure scorrete i social. Non dovrete aspettare molto: prima o poi arriva lui, Roberto Vannacci. Se non è presente fisicamente, poco importa. Anzi, è proprio questo l’aspetto più interessante del fenomeno: ormai si riesce tranquillamente a parlare di Vannacci senza Vannacci.

Esistono talk show nei quali si discute per mezz’ora del generale senza che in studio ci sia il generale e, magari, senza neppure un rappresentante di Futuro Nazionale. Uno parla, l’altro replica, un terzo si indigna, un quarto interpreta, un quinto spiega che cosa Vannacci avrebbe realmente voluto dire e un sesto mette in guardia il Paese da quello che potrebbe dire domani. Poi arriva l’opinionista che commenta quello che gli altri hanno appena detto di quello che Vannacci avrebbe detto. Il diretto interessato, nel frattempo, magari sta facendo tutt’altro.

È una formula televisiva piuttosto innovativa: il contraddittorio senza il contraddittore. Se la cantano e se la suonano fra loro e, soprattutto, fanno audience. Perché questo è ormai evidente: Vannacci e Futuro Nazionale fanno audience.

Ma c’è qualcosa di ancora più straordinario. La politica italiana, come sappiamo, è il luogo nel quale mettersi d’accordo è diventato da tempo un esercizio quasi eroico. Centrodestra, centro, sinistra, campo largo: divergono praticamente su tutto. I giornali non sono da meno. Conservatori, liberali, moderati, progressisti: ciascuno con la propria linea, i propri riferimenti e le proprie battaglie.

Poi arriva Vannacci. E accade il miracolo. Tutti ne parlano.

Naturalmente per ragioni diverse e con argomenti diversi. Ma dopo decenni trascorsi alla ricerca di convergenze, larghe intese, campi larghi, campi stretti, geometrie variabili, tavoli di confronto e dialoghi costruttivi, qualcosa capace di mettere d’accordo mondi lontanissimi è stato finalmente trovato: Roberto Vannacci. O, più precisamente, parlare contro Roberto Vannacci. Quasi commovente.

A questo punto, però, maggioranza e opposizione dovrebbero forse dimostrargli almeno un po’ di gratitudine. Perché con tutti i problemi che hanno oggi l’Italia, l’Europa e il mondo, il generale offre quotidianamente alla classe politica italiana un servizio preziosissimo: un argomento di cui parlare senza dover necessariamente risolvere qualcosa. E non è poco.

Abbiamo famiglie alle prese con il costo della vita, imprese che devono confrontarsi con energia, produttività, concorrenza internazionale e trasformazioni tecnologiche; abbiamo un’Europa che arranca sul terreno industriale e della competitività e un quadro geopolitico che definire rassicurante richiederebbe parecchia fantasia.

Eppure, accendendo certi talk show, si potrebbe avere l’impressione che il principale problema strategico dell’Italia sia stabilire che cosa Vannacci abbia detto alle 16.37 del pomeriggio precedente.

A quel punto parte il dibattito: che cosa avrà voluto dire? Perché lo ha detto? Lo confermerà? Che conseguenze avrà? Che cosa ne pensa la maggioranza? Che cosa ne pensa l’opposizione? Che cosa ne pensa l’opinionista? E soprattutto: che cosa ne pensa qualcuno che non ha mai incontrato Vannacci? Due ore sistemate.

E bisogna riconoscere che è molto più comodo.

La maggioranza, altrimenti, dovrebbe spiegare quali soluzioni intenda mettere in campo per sostenere cittadini e imprese, rilanciare la crescita, difendere il potere d’acquisto e affrontare i problemi strutturali del Paese. Roba complicata. Bisogna studiare dossier, trovare risorse e, nel peggiore dei casi, prendere persino delle decisioni. L’opposizione avrebbe un compito ancora più ingrato: spiegare che cosa farebbe di diverso.

Vuoi mettere con una bella polemica sul generale?

Parlare di Vannacci non richiede coperture finanziarie, non aumenta il debito pubblico, non necessita di decreti attuativi e non bisogna neppure aspettare il via libera di Bruxelles. Non occorre indicare dove trovare le risorse, non serve calcolare gli effetti sul Pil e soprattutto non c’è il fastidioso rischio che, dopo sei mesi, qualcuno venga a controllare i risultati.

Basta un microfono, una telecamera e una dichiarazione possibilmente indignata. Il pomeriggio politico è sistemato.

In questo senso, se Vannacci non esistesse bisognerebbe inventarlo.

Immagine illustrativa

Anzi, Futuro Nazionale potrebbe quasi essere considerato un’infrastruttura strategica del sistema politico-mediatico italiano: assorbe comunicati stampa, dichiarazioni, editoriali, talk show, post, reel e interviste che altrimenti rischierebbero di dover essere dedicati ai problemi reali del Paese. Un autentico servizio bipartisan.

Ma la parte più divertente è che questa storia non nasce oggi. È iniziata praticamente insieme alla notorietà nazionale di Vannacci.

Agosto 2023. Roberto Vannacci era un generale conosciuto soprattutto negli ambienti militari. Non era europarlamentare, Futuro Nazionale non esisteva e aveva scritto un libro, Il mondo al contrario. Non pubblicato da un colosso dell’editoria, non sostenuto da una gigantesca campagna promozionale: autoprodotto.

Poi arrivò Matteo Pucciarelli di Repubblica, che scovò il libro e ne scrisse. Da lì scoppiò il caso nazionale. Politici, ministri, giornali, televisioni, commentatori, social. Nel giro di pochissimo tempo l’Italia scoprì contemporaneamente Il mondo al contrario e Roberto Vannacci.

Bisognerebbe forse dedicare una targa a quella pagina di giornale. Perché, con l’intenzione di contestarlo, fu messa in moto una campagna di notorietà che probabilmente neppure il più affermato studio pubblicitario sarebbe riuscito a organizzare meglio. E soprattutto senza presentare la fattura.

Immaginate di essere nel 2023 e di presentarvi da una grande agenzia di comunicazione: «Avremmo il libro autoprodotto di un generale poco conosciuto dal grande pubblico. Vorremmo che nel giro di pochi giorni ne parlassero tutte le televisioni, i giornali, i ministri, i partiti e mezza Italia sui social». Probabilmente vi avrebbero accompagnato gentilmente alla porta. Invece è successo. Gratis.

Tre anni dopo, il meccanismo sembra essersi ulteriormente perfezionato. Perché oggi non c’è più soltanto Vannacci. C’è Futuro Nazionale.

La formazione ha celebrato la propria Assemblea Costituente a Roma il 13 e 14 giugno e, nel giro di pochissimi mesi, è entrata stabilmente nei sondaggi. All’inizio di settembre alcune rilevazioni la collocavano intorno all’8 per cento. Poi è arrivato anche il test delle suppletive di Reggio Calabria-Locri, dove ha ottenuto il 10,97 per cento: praticamente l’11 per cento.

Naturalmente una consultazione locale, peraltro con un’affluenza molto bassa, non può essere automaticamente proiettata sul piano nazionale. Ma per un soggetto politico strutturatosi da pochi mesi, essere già presente con percentuali significative nei sondaggi e ottenere un risultato a doppia cifra in una consultazione reale non corrisponde esattamente alla definizione convenzionale di irrilevanza.

Soprattutto perché esiste un altro indicatore, molto meno scientifico ma facilmente osservabile: tutti parlano di Futuro Nazionale.

E allora viene spontanea una domanda. Se Vannacci e Futuro Nazionale sono davvero così irrilevanti come qualcuno sostiene, perché passate così tanto tempo a parlare di loro?

Qui si apre un altro capitolo meraviglioso: la politica a luce riflessa. Non riuscite a far parlare di voi? Parlate di Vannacci. Il vostro comunicato stampa rischia di finire nel cestino? Metteteci Vannacci. Non avete una proposta capace di conquistare un titolo? Attaccate Futuro Nazionale. Le visualizzazioni sui social languono? Registrate un video indignato sul generale. Qualcosa succederà.

Molte redazioni, parecchi politici e una quantità sterminata di professionisti dei social hanno evidentemente individuato la stessa materia prima: l’attenzione. E Vannacci produce attenzione.

Chi lo sostiene clicca. Chi lo detesta clicca. Chi vuole capire clicca. Chi vuole indignarsi clicca. Chi vuole indignarsi contro quelli che si sono indignati clicca ancora. L’algoritmo, nel frattempo, ringrazia.

Perché l’algoritmo non è né di destra né di sinistra. Non partecipa alle primarie e non vota alle politiche. Conta.

Ed ecco il capolavoro.

Il politico che convoca le telecamere per spiegare che Vannacci non conta nulla ha appena convocato le telecamere per parlare di Vannacci. Il giornalista che scrive l’ennesimo editoriale per dimostrare l’irrilevanza di Futuro Nazionale ha appena dedicato un altro editoriale a Futuro Nazionale. L’influencer che registra dieci minuti di video per spiegare perché nessuno dovrebbe interessarsi al generale ha appena trascorso dieci minuti a spiegare ai propri follower chi sia il generale.

Qualcosa, evidentemente, non torna.

È come organizzare ogni sera una conferenza per spiegare alla cittadinanza che un certo ristorante è assolutamente da evitare. Lunedì conferenza. Martedì dibattito. Mercoledì speciale televisivo. Giovedì editoriale. Venerdì podcast. Sabato qualcuno inevitabilmente domanda: «Scusate, ma che cosa si mangia in questo ristorante?». E domenica prenota e magari ci ritorna perché poi scopre che si mangia bene.

Ed è qui che la faccenda diventa politicamente interessante. Perché esiste una vastissima area di cittadini che negli ultimi anni si è allontanata dalle urne, spesso perché non si riconosce più nell’offerta politica tradizionale. Che cosa vede questa gente?

Partiti che litigano su quasi tutto e che, quando compare Vannacci, sembrano improvvisamente ritrovare una sorprendente sintonia. A quel punto qualcuno potrebbe legittimamente domandarsi: «Ma se questo dà così fastidio a tutti, voglio almeno capire che cosa dice».

L’attacco produce curiosità, la curiosità attenzione e l’attenzione può portare qualcuno ad ascoltare direttamente ciò che Vannacci e Futuro Nazionale propongono. Poi, naturalmente, ciascun elettore si formerà il proprio giudizio. Ma intanto qualcuno che magari aveva smesso persino di seguire la politica è tornato a interessarsene.

E qui il paradosso si completa.

Chi vorrebbe ridurre la visibilità di Vannacci contribuisce alla sua visibilità. Chi vorrebbe dimostrare che Futuro Nazionale non conta contribuisce a trasformarlo in argomento quotidiano. Chi vorrebbe convincere gli italiani a non interessarsene continua a ricordare agli italiani che esiste. Una strategia raffinatissima.

Assomiglia un po’ al tentativo di spegnere un incendio versandoci sopra benzina e poi convocare una commissione parlamentare per capire come mai le fiamme siano aumentate.

Forse, allora, maggioranza e opposizione dovrebbero davvero ringraziare Vannacci.

La maggioranza ha qualcuno di cui parlare quando preferisce non parlare dei propri problemi. L’opposizione ha qualcuno da attaccare quando preferisce non spiegare le proprie alternative. I talk show hanno la puntata. I giornali hanno il titolo. Gli opinionisti hanno l’editoriale. Gli influencer hanno il video. Gli algoritmi hanno le interazioni.

E Futuro Nazionale? Futuro Nazionale si prende la pubblicità.

A questo punto rimane soltanto una scena da immaginare. Da qualche parte, in uno studio televisivo, sei persone discutono animatamente di Roberto Vannacci. Roberto Vannacci non c’è. In una redazione qualcuno sta preparando l’ennesimo titolo su Vannacci. Vannacci non c’è neppure lì. Un politico sta scrivendo l’ennesima dichiarazione contro Vannacci e un influencer sta registrando l’ennesimo video indignato.

E Roberto Vannacci?

Magari è tranquillamente in pizzeria con la moglie e le figlie, a mangiarsi una pizza. E, vedendo tutto questo spettacolo, a farsi un sacco di risate.

Sapendo che è tutto gratis.

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