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L’asse energetico Trump-Putin si allargherà a Xi Jinping? Gas russo targato USA e vertice a tre senza Kiev e Bruxelles

Accordo sul diesel tra Trump e Putin e ipotesi di riapertura del gas russo tramite intermediari USA: l’Europa rischia di restare esclusa dalle trattative e schiacciata dai costi energetici.

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Washington e Mosca rischiano di riscrivere la mappa energetica mondiale passando direttamente sopra la testa dell’Unione Europea, mentre queta è direttamente impegnata nella propria autodistruzione sociale e industriale.

Gli USa si sono già accordati per cancellare ogni sanzione sul diesel russo, ma quello che sembra prospettarsi è un accordo molto più ampio e complesso, e redditizio, che viene a vedere l’Europa come vittima sacrificale, che però si è volontariamente posta in questa posizione.

Il blitz sul diesel: le sanzioni svaniscono alla pompa

Tutto è iniziato con una telefonata lo scorso 9 ottobre tra Donald Trump e Vladimir Putin. Nel giro di poche ore, le granitiche sanzioni occidentali si sono sciolte di fronte a una necessità stringente: raffreddare il prezzo dei carburanti negli Stati Uniti prima delle elezioni di medio termine.

Il Dipartimento del Tesoro americano ha prontamente concesso una licenza temporanea che congela i divieti sull’export di diesel russo fino al 7 aprile 2027. I numeri concordati parlano chiaro:

  • 300.000 tonnellate di gasolio sbloccate con effetto immediato;
  • 500.000 tonnellate programmate per il mese di novembre;
  • Una progressione che punta a toccare rapidamente i 3-4 milioni di tonnellate complessive.

A Kiev Volodymyr Zelensky ha parlato apertamente di “regalo a Mosca”, mentre i funzionari europei hanno ribadito a mezza voce la necessità di tagliare i ponti con gli idrocarburi russi. Peccato che, nel frattempo, i carichi di Mosca prendano la via dei mercati internazionali con il beneplacito formale della Casa Bianca anche se ci vorranno ancora diversi giorni prima che questo carburante giunga negli USA e da li poi possa arrivare ad altri lidi, anche europei.

L’affare Nord Stream: le molecole di Mosca con il pedaggio a stelle e strisce

Il vero capolavoro negoziale, tuttavia, si gioca sul gas naturale. Secondo indiscrezioni convergenti rilanciate dalla stampa internazionale, emissari vicini all’amministrazione Trump – tra cui Jared Kushner e Steve Witkoff – avrebbero sondato con Kirill Dmitriev il ripristino dei rami integri del Nord Stream 2.

L’idea sul tavolo è di una linearità quasi crudele: fare entrare investitori privati statunitensi nella gestione dei gasdotti o far transitare nuovamente il metano russo attraverso la rete ucraina, garantendo a Washington il controllo dei flussi e cospicui margini di intermediazione. Per aggirare o forzare le sanzioni europee si potrebbe pensare alla cessione, in qualche forma, delle quote di gazprom e del gas stesso, rendendo il gas russo gas americano e quindi ponendo Bruxelles di fronte a un bel problema.

In sostanza, l’Europa continuerebbe ad avere bisogno di gas a buon mercato per evitare la desertificazione industriale, ma finirebbe per comprarlo “sdoganato” e ricaricato da operatori americani.

AttoreMossa strategicaRicaduta economica immediata
Stati UnitiDeroga sanzioni su diesel e mediazione sul gasCalo dei prezzi interni e profitti per intermediari USA
RussiaRipristino dei volumi di export verso OccidenteRientro di flussi di cassa stabili in valuta forte
Unione EuropeaDifesa delle sanzioni e vincoli climaticiInflazione energetica e deindustrializzazione
CinaSpettatrice neutrale a margine dei summitNessun obbligo di assorbire gas russo eccedente

Il vertice di Shenzhen: la pace decisa senza l’Europa

La cornice geopolitica di questa svolta potrebbe chiudersi a metà novembre a margine del vertice APEC in Cina. Mosca ha proposto un summit a tre tra Donald Trump, Vladimir Putin e Xi Jinping: un tavolo ristretto per decidere i destini del conflitto ucraino e dei mercati delle materie prime.

Al tavolo non ci sarà l’Ucraina e non ci sarà alcun rappresentante dell’Unione Europea. Pechino non ha motivi per opporsi: la Cina acquista già energia russa a forte sconto e non ha alcuna intenzione di accollarsi gli ingenti volumi di gas eccedenti che prima alimentavano le fabbriche tedesche o italiane. La stabilizzazione del mercato è anzi uno degli interessi maggiori di Pechino, che deve già gestire la propria economia interna.

Se quel metano tornerà verso Ovest tramite canali controllati da Washington, per Pechino sarà semplicemente un elemento di stabilità geopolitica in più e una deindustrializzazione europea più lenta, quindi con la possibilità di proseguire i propri flussi esportativi con certezza maggiore.

Il vicolo cieco di Bruxelles e il disastro industriale

Per l’Alto Rappresentante Kaja Kallas e per i vertici comunitari la prospettiva assume i contorni di una disfatta strategica. L’Unione si è chiusa in un angolo: ha imposto divieti rigidi senza aver prima costruito alternative energetiche solide ed economicamente sostenibili. Applicare sanzioni è facile, basta un mediocre consulente legslativo, invece fornire energia a prezzi internazionalmente competitivi è molto più difficile.

I nodi strutturali che stanno soffocando il continente restano intatti:

  • Perdita di competitività: le imprese manifatturiere europee pagano l’energia il triplo rispetto a quelle americane o asiatiche. La Cina inoltre sovvenziona pesantemente le proprie industrie, mettendo fuori gioco completamente quelle europee.
  • Ipocrisia contabile: l’Europa rischia di importare le stesse molecole russe tramite terzi, pagando il sovrapprezzo del brokeraggio estero. Bloccare l’invio tramite Nord Stream rischia di essere pericoloso diplomaticamente: la dipendenza comunque dal gas americano GNL è ai massimi.
  • Paralisi politica: l’ossessione per target ambientali irrealistici impedisce qualsiasi realistica politica di sicurezza energetica nazionale e non sembra che questa posizione verrà a cambiare nell’immediato futuro, anche perché i paesi nordici, forti del nucleare e dell’idroelettrico, non cedono di un millimetro e quelli più colpiti hanno governi timidi o conniventi.

Raramente nella storia economica moderna si è assistito a una perdita di rilevanza tanto repentina. L’Europa ha scelto la via del sacrificio morale ed economico, ma rischia di ritrovarsi alla fine della fiera sia impoverita che scavalcata dai suoi stessi alleati

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