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La scure USA sul petrolio iraniano: colpita la Cina. La “Furia Economica” funzionerà?

Gli USA alzano il tiro sulle sanzioni all’Iran colpendo le grandi raffinerie cinesi. Basterà a fermare le “flotte ombra” o aumenterà solo l’opacità dei mercati petroliferi? L’analisi economica.

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L’amministrazione statunitense ha deciso di compiere un salto di qualità nella sua campagna di massima pressione contro Teheran, ribattezzata “Economic Fury“. Venerdì scorso, l’Office of Foreign Assets Control (OFAC) del Tesoro USA ha sanzionato non solo l’ennesima flotta di petroliere ombra, ma ha mirato direttamente al cuore della domanda: le grandi raffinerie cinesi.

Il bersaglio principale è la Hengli Petrochemical (Dalian) Refinery Co., la seconda più grande raffineria indipendente cinese (le cosiddette “teapot refinery”) e uno dei maggiori acquirenti globali di greggio iraniano. Le sanzioni impediranno a società occidentali, con rapporti con banche americane o istituzioni statunitensi, di avere dei rapporti con questa raffineria, pena il rischio di subire, a propria volta , sanzioni ed essere esclusa dal sistema finanziario USA. Un rischio che ben poche società possono correre.

Fino a ieri, la strategia di Washington si era concentrata sul colpire gli intermediari e i trasportatori. L’azione contro Hengli segnala un cambio di paradigma: si cerca di strangolare le esportazioni iraniane colpendo i grandi acquirenti esteri che, di fatto, sostengono la rete petrolifera di Teheran.

I numeri del nuovo pacchetto sanzionatorio:

  • 1 raffineria colpita: Hengli Petrochemical, accusata di aver acquistato greggio per miliardi di dollari, spesso legato alla Sepehr Energy (società che gli USA associano allo Stato Maggiore delle Forze Armate iraniane).
  • 19 navi sanzionate: Tra cui le petroliere Seeker 8, Covenio, Golden Sunrise, Zhen Zhu e Magnolia.
  • 18 entità commerciali: Società di navigazione con sede a Hong Kong, Isole Marshall, Panama ed Emirati Arabi Uniti.

Il Segretario al Tesoro Scott Bessent è stato chiaro: l’obiettivo è restringere la rete globale su cui l’Iran fa affidamento. Questo sforzo finanziario si accompagna a una stretta fisica in mare, con le forze navali statunitensi impegnate in operazioni di interdizione e sequestro nel bacino dell’Oceano Indiano, come avvenuto recentemente con la petroliera Majestic X.

Ricadute economiche: come sta andando la lotta degli USA contro il petrolio iraniano?

In termini puramente economici, l’interrogativo è quanto mai aperto. Le sanzioni bloccheranno davvero i flussi o li renderanno semplicemente più opachi e costosi?

Il petrolio iraniano, venduto a forte sconto, incontra l’insaziabile domanda industriale cinese. Ad oggi, la lotta degli USA assomiglia al gioco della talpa: si colpisce un nodo e il mercato ne crea immediatamente un altro. Dal febbraio 2025, sono state sanzionate oltre 1.000 entità, eppure il greggio continua a fluire, anche se con difficoltà, spostandosi verso reti sempre più profonde, complesse e al di fuori del sistema del dollaro.

La lotta americana alza i costi di transazione e logistici per Teheran e Pechino, creando inefficienze sui mercati, ma finché la Cina avrà bisogno di energia a basso costo per sostenere la propria produzione, il greggio troverà la sua strada nel mare magno della “flotta ombra”, anche se il blocco navale americano sta rendendo questo traffico sempre più complicato.

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