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Stretto di Ormuz: gli USA bocciano la neutralità dell’Oman. E il mercato è già pronto a pagare l’Iran
Washington lancia un duro ultimatum all’Oman: fine della neutralità nello Stretto di Ormuz. Nel frattempo, gli armatori privati sono già pronti a pagare i nuovi pedaggi marittimi all’Iran pur di sbloccare il commercio globale. Cosa significa per l’economia.

L’Oman è da sempre considerato la “Svizzera del Medio Oriente”. Un angolo tranquillo nella penisola arabica dove tutti, da decenni, parlano con tutti. Ma a Washington la pazienza per la diplomazia neutrale sembra essere finita. Le recenti indiscrezioni del Wall Street Journal rivelano un netto cambio di passo: gli Stati Uniti non tollerano più la posizione intermedia di Mascate. Ora la regola d’oro americana per l’area del Golfo è semplice e spietata: o si sta con gli Stati Uniti, o si è considerati un ostacolo.
La tensione nasce da una presunta intesa tra l’Oman e l’Iran. Secondo l’intelligence americana, Mascate starebbe collaborando con Teheran per la creazione di un sistema di pedaggi per le navi in transito nello strategico Stretto di Ormuz. Un piano che, di fatto, aggirerebbe gli embarghi occidentali e porterebbe nuove risorse nelle casse iraniane, ma che, ovviamente, sarebbe uno schiaffo alla libera navigazione.

Muscate, Oman
L’ultimatum di Washington e la fine delle vie di mezzo
La reazione di Washington è stata molto dura. Durante una recente riunione di gabinetto, il Presidente Trump ha usato parole che non lasciano spazio a dubbi o a sottili mediazioni diplomatiche: “L’Oman si comporterà come tutti gli altri, o dovremo farli saltare in aria”. Un avvertimento che segna la fine dell’era in cui l’Oman poteva fare da ponte tra i blocchi contrapposti.
Il governo dell’Oman, tramite il Ministro dell’Informazione Abdulla al-Harrasi, ha provato a gettare acqua sul fuoco, negando l’esistenza di questo piano e ribadendo l’impegno per il libero passaggio delle merci. Mascate ricorda di aver fornito aiuto logistico, seppur piccolo, alle forze americane all’inizio del conflitto, oltre ad aver garantito soccorso, cure mediche e guide di navigazione alle navi in difficoltà nell’area.
Eppure, a maggio, l’Oman è stato l’unico Paese del Golfo Persico a rifiutarsi di firmare un documento delle Nazioni Unite, guidato dagli Emirati Arabi, che condannava la mossa iraniana sui pedaggi. Una scelta di “non allineamento” che oggi si paga a caro prezzo. I diplomatici omaniti, sempre attenti a non sembrare troppo schiacciati sulle posizioni americane o israeliane (anche per non irritare la propria popolazione), si trovano ora sotto una lente di ingrandimento molto scomoda.
Il realismo dei mercati: se serve, si paga
Mentre la politica litiga sui principi, l’economia fa i conti con i registratori di cassa. Il blocco o il forte rallentamento del traffico marittimo nello Stretto di Ormuz ha costi enormi. E qui emerge il lato più pragmatico del commercio globale, ben riassunto da una notizia riportata dal Financial Times: il magnate greco dello shipping Evangelos Marinakis si è detto pronto a pagare le tariffe di transito richieste da Teheran.
Per chi muove le merci, la matematica è più importante della geopolitica. Ecco un semplice schema che spiega il ragionamento degli armatori:
Come si nota, se il costo del pedaggio iraniano risulta inferiore al costo del carburante e del tempo perso per allungare le rotte, le compagnie private sceglieranno di pagare. I mercati vogliono che il commercio riprenda. Le navi ferme costano, le catene di fornitura interrotte creano inflazione.
Un paradosso geopolitico
Questa situazione crea un quadro paradossale. Gli Stati Uniti spingono per isolare l’Iran e chiedono agli alleati storici, come l’Oman, di schierarsi in modo netto. Tuttavia, questa linea dura rischia di ottenere l’effetto contrario.
Se le compagnie di navigazione europee o asiatiche iniziano a fare accordi diretti e separati con Teheran per garantirsi il passaggio, l’Iran potrebbe uscirne rafforzato. Troverebbe una nuova fonte di entrate stabili e dimostrerebbe di avere il controllo reale su uno snodo vitale per l’economia mondiale. Gli USa si troverebbero nella complessa situazione di dpover minacciare blocchi o sanzioni alle stesse società che, in teoria, vorrebbero difendere garantendo il libero commercio. Una contraddizione non semplice da risolvere.
Nel frattempo, forzando la mano all’Oman, gli USA rischiano di perdere un prezioso e storico canale di dialogo in una delle regioni più calde del pianeta e un canale che, fino a ieri era amico nelle comunicazione con tutti i paesi dell’area, anche quelli più ostili.
Il momento delle incertezze è finito, ma le certezze che arriveranno potrebbero non piacere a tutti.







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