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Economia

La crisi di Electrolux, tornano in pista i cinesi di Midea..?

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L’incontro tra la multinazionale svedese Electrolux e i sindacati, ieri a Marghera, nella sede della Confindustria, si prevedeva complicato viste le chiusure recenti degli stabilimenti in Ungheria (800 esuberi) e in South Carolina (1200 esuberi), ma è stato una doccia gelata. Electrolux ha comunicato la scelta di tagliare 1700 posti in tutta Italia, il 40% della forza lavoro, e di chiudere la fabbrica di Cerreto d’Esi, in provincia di Ancona, dove sono impiegate 170 persone.

Immediate le reazioni della politica di fronte a questa decisione che rischia di avere pesanti ricadute sociali nel marchigiano, Carlo Ciccioli, eurodeputato ed esponente di punta di Fdi nella Marche non ha peli sulla lingua nel definre gravissima la scelta degli svedesi: “Non possiamo accettare che logiche puramente finanziarie e di delocalizzazione cancellino decenni di storia industriale e produttiva. Il trasferimento delle produzioni all’estero, in particolare verso Paesi dove il costo del lavoro e dell’energia è più basso, è il segnale di una competizione globale sempre più aggressiva che l’Europa deve affrontare con strumenti concreti di tutela industriale. Bene la convocazione del ministro Urso del tavolo al Mimit per dare una risposta immediata e compatta, ma è necessario anche aprire una riflessione seria a livello europeo sulla difesa delle produzioni strategiche, sulla concorrenza sleale all’interno dell’UE e extra-UE, e sul costo dell’energia che penalizza le nostre imprese. Bene ha fatto il Presidente della Regione Acquaroli a recarsi oggi in visita al presidio dei lavoratori davanti allo stabilimento per portare vicinanza e solidarietà. Esprimo anch’io piena vicinanza ai lavoratori, alle loro famiglie e alle organizzazioni sindacali mobilitate in queste ore.”

Un piano di ristrutturazione pesantissimo, al quale i sindacati rispondono proclamando lo stato di agitazione permanente e otto ore di sciopero. “Chiediamo al Governo un immediato intervento con una convocazione urgente al Mimit. Nei prossimi giorni coinvolgeremo le Istituzioni locali per chiedere loro di fare fronte comune con i lavoratori”, si legge nel comunicato congiunto di Cgil, Cisl e Uil.

La crisi di Electrolux non nasce ieri, e non riguarda solo l’Italia. Il mercato europeo degli elettrodomestici nel 2024 si è attestato ai minimi storici, con 78,5 milioni di apparecchiature vendute contro i 99,3 milioni del 2021. Un crollo del 21% in tre anni, concentrato proprio nei segmenti di gamma alta in cui si inseriscono le produzioni italiane del gruppo.

 

Il Governo ha fatto sapere oggi che convocherà il 25 maggio azienda, sindacati e regioni per affrontare la nuova crisi che coinvolge Electrolux. Lo ha annunciato il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso a margine dell’evento “R2I – Research to Innovate Italy 2026” a Bologna. “Speriamo che sia l’ennesima crisi che risolviamo”, ha dichiarato il ministro, ricordando che al momento dell’insediamento del Governo erano aperti oltre 50 tavoli di crisi con circa 80mila lavoratori coinvolti e che oltre 40 situazioni sarebbero state risolte. Urso ha citato i casi Whirlpool-Beko, Piaggio Aerospace, La Perla e Marelli come ese,mpi di interventi conclusi con la salvaguardia di lavoratori e siti produttivi.
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“L’Electrolux attraversa una crisi dovuta anche alle scelte perverse e ideologiche del Green Deal, che hanno esposto il mercato e la produzione europea alla concorrenza selvaggia e sleale della Cina. Possiamo dirlo?”  – ha continuato Urso – Siamo in Europa a tutela delle imprese del lavoro europeo, in una revisione radicale delle regole del Green Deal, e per ottenere misure di salvaguardia dalla concorrenza sleale, come recentemente abbiamo ottenuto per il settore dell’acciaio.
Midea andrebbe così a potenziare una posizione già solidissima a livello globale, con un fatturato di circa 58 miliardi di euro nel 2025, in crescita del 12%.”
Adesso nel vertice convocato il 25 al Mimit, si valuteranno tutte le ipotesi praticabili, compresa quella di un intervento dei cinesi che già nel 2023 avevano manifestato interesse nell’acquisizione della divisione elettrodomestici della azienda svedese. L’acquisizione di Electrolux avrebbe diversi vantaggi: su tutti il valore di marchi conosciuti a livello globale, da AEG a Frigidaire.
La storia dell’azienda svedese in Italia è essenzialmente la storia di Zanussi: nel 1984 la Zanussi viene ceduta a Electrolux perché praticamente sull’orlo del fallimento; con questa acquisizione il gruppo svedese diventa il primo produttore europeo di elettrodomestici. Per reggere i ritmi di crescita si sceglie, negli anni Novanta, di spostare la produzione di fascia bassa dove la manodopera costa meno: Europa orientale, Cina e Messico diventano così i principali poli produttivi.

Il problema è però il solito: così facendo, quelle fabbriche delocalizzate che un tempo non sapevano produrre elettrodomestici sono diventate bravissime nel farlo, e in parallelo hanno iniziato a produrre elettrodomestici per conto terzi, soprattutto in Asia. Midea, Haier, Hisense e i turchi di Beko hanno accumulato know-how manifatturiero, scala produttiva e competenze di supply chain, diventando oggi i concorrenti che dominano il mercato; stanno pure acquisendo i marchi europei e americani precedentemente abbandonati.

Ecco allora che adesso si torna a parlare con insistenza della possibilità che il colosso cinese di Midea ( 53 miliardi di euro di fatturato) possa tornare alla carica per acquisire la societa svedese. Ma questo potrebbe anche voler dire un ulteriore ridimensionamento degli stabilimenti italiani. Si attende con molta apprensione la riunione del 25 maggio a cui dovrebbe partecipare anche la ministra del lavoro Marina Calderone, un ulteriore elemento che sottolinea la grande attenzione che il governo è intenzionato a dedicare a questa nuova crisi aziendale, i cui risvolti e sviluppi sono ancora tutti da scoprire.

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