Attualità
La crisi dei trasporti eccezionali e il ritorno dei dirigibili: perché il colosso marittimo CMA CGM punta 90 milioni sulle “balene volanti”
Le strade europee non reggono più i trasporti eccezionali delle pale eoliche giganti: l’armatore CMA CGM investe 90 milioni nei dirigibili di Flying Whales per salvare la logistica dell’energia pulita, tra ritardi storici e contraddizioni ambientali.

La transizione energetica europea rischia di andare a sbattere contro un ostacolo imprevisto e banale: le strade ordinarie non bastano più. Il trasporto delle nuove pale eoliche, ormai lunghe fino a 110 metri e pesanti decine di tonnellate, sta bloccando i cantieri e mandando alle stelle i costi logistici per via di ponti inadeguati, curve troppo strette e autorizzazioni infinite. Un vicolo cieco infrastrutturale che minaccia di paralizzare gli investimenti proprio mentre la pressione politica sulle rinnovabili si fa insostenibile.
Per sbloccare questo collo di bottiglia, il colosso marittimo francese CMA CGM ha deciso di alzare la testa dall’acqua e guardare al cielo. Attraverso il proprio fondo per le energie pulite Pulse, il gruppo guidato da Rodolphe Saadé ha sottoscritto un aumento di capitale da 90 milioni di euro in Flying Whales, la società transalpina che promette di far rinascere i dirigibili rigidi per il trasporto merci pesante.
L’operazione porta a circa 400 milioni di euro il totale dei capitali raccolti finora dalla start-up. Si tratta di una cifra imponente, sostenuta da una cordata istituzionale e industriale di peso: dalla banca pubblica d’investimento BpiFrance ad Aéroports de Paris, fino a Bouygues, Air Liquide e alla regione Nouvelle-Aquitaine. Eppure, dietro questo massiccio afflusso di denaro pubblico e privato, non mancano ritardi accumulati e perplessità operative.
Première esquisse de la future usine à dirigeable de l'entreprise 🇫🇷 Flying Whales au nord de Bordeaux. 100 M€ d'invest. et 300 emplois créés.
Les futurs dirigeables sont destinés à transporter des marchandises (containers, grumes, pylônes..) dans (1/2)↓ pic.twitter.com/SU7CeD0ibs— Guillaume Gau (@guillaume_ggc) March 6, 2023
Il cuore del progetto: la sfida energetica di Flying Whales
Ma per quale ragione un gigante della logistica globale e i maggiori gruppi energetici scommettono su un mezzo che sembra uscito da una cartolina del primo Novecento? La spiegazione tecnica ed economica si trova nella divisione dedicata all’energia di Flying Whales.
Il fulcro dell’iniziativa è il dirigibile LCA60T (Large Capacity Airship 60 Tons), una struttura rigida lunga oltre 200 metri, riempita di elio e dotata di propulsione ibrida ed elettrica, progettata per sollevare fino a 60 tonnellate di carico utile.

Il dirigibile Flying Whales in azione
Nel settore eolico moderno le dimensioni delle turbine sono raddoppiate, passando dai 40 metri di vent’anni fa a pale che oggi superano gli 80 metri e che presto toccheranno i 110 metri. Far viaggiare questi mostri su gomma richiede lo smantellamento di guardrail, la modifica di rotatorie stradali, chiusure autostradali notturne e scorte continue, con costi insostenibili e tempi imprevedibili.
Dove sarebbe utile avere questi dirigibili
Il dirigibile promette di azzerare la tirannia delle infrastrutture di terra grazie ad alcune caratteristiche operative:
- Carico e scarico in volo stazionario: il velivolo manovra tramite cavi e verricelli senza toccare terra, eliminando il bisogno di piste o radure spianate.
- Collegamento punto a punto: trasporto diretto dalle fabbriche alle cime montuose o alle aree prive di collegamenti viari.
- Riduzione dei costi logistici: risparmi stimati fino al 56% rispetto ai convogli stradali eccezionali tradizionali.
- Nuovi siti produttivi: possibilità di installare impianti eolici in zone ad alto potenziale di vento finora scartate perché irraggiungibili.
Non stupisce che giganti del settore energetico come TotalEnergies, EDF Renouvelables ed Engie Green stiano studiando da vicino la tecnologia: abbattere le spese vive di posa in opera trasforma cantieri oggi in perdita in investimenti finalmente sostenibili.
I calcoli di CMA CGM: logistica globale e diversificazione
Dal canto suo, CMA CGM non interviene per pura sensibilità ecologica. La multinazionale di Marsiglia, reduce dai guadagni record registrati durante le tensioni della logistica marittima mondiale, sta reinvestendo la propria liquidità per costruire una rete multimodale integrata. L’obiettivo dichiarato è presidiare ogni snodo della catena logistica: navi portacontainer, aerei cargo, terminal terrestri e ora carichi speciali.
Inoltre, il gruppo è chiamato a ripulire la propria impronta ecologica. L’investimento nei dirigibili si affianca all’accordo industriale stretto con Engie per realizzare un impianto di biometano a Le Havre, destinato a fornire dal 2029 circa 7.000 tonnellate annue di carburante agricolo per i mercantili a gas. Partecipare a Flying Whales permette all’armatore di entrare in una nicchia di trasporto a basse emissioni ad altissimo valore aggiunto.
I numeri chiave del progetto
| Parametro industriale | Dettaglio tecnico ed economico |
| Velivolo | LCA60T (dirigibile rigido lungo oltre 200 metri) |
| Capacità di carico | Fino a 60 tonnellate (stiva interna o aggancio esterno) |
| Totale fondi raccolti | Circa 400 milioni di euro |
| Nuovo round di finanziamento | 90 milioni di euro (con ingresso fondo Pulse di CMA CGM) |
| Debutto del primo volo | Fine 2028 (dopo molteplici slittamenti) |
| Sito di montaggio | Laruscade (Gironda), su 75 ettari di territorio |
Tra sogni industriali e conti con la realtà
Tuttavia, tra i rendering digitali e l’effettiva operatività di mercato resta una distanza considerevole. Flying Whales accumula già anni di ritardo rispetto ai piani originari: i primi voli di collaudo non avverranno prima della fine del 2028 e l’azienda non ha ancora un portafoglio di preordini vincolanti né una catena di montaggio avviata.
A rendere il quadro più contraddittorio vi sono le polemiche ambientali. Per costruire i due enormi capannoni di assemblaggio lunghi 250 metri a Laruscade, l’azienda occuperà 75 ettari di suolo naturale. L’Autorità ambientale francese ha già evidenziato il forte impatto su boschi e biodiversità: un paradosso tipico della burocrazia ecologica, dove per costruire il mezzo che dovrebbe salvare il clima si finisce per disboscare il territorio locale.
. Se i dirigibili riusciranno davvero a risolvere il collo di bottiglia delle rinnovabili con costi di gestione credibili, CMA CGM si sarà garantita una redditizia testa di ponte. Se invece l’apparecchio si scontrerà con i limiti fisici dell’elio e con il meteo avverso, il rischio è che resti l’ennesima costosa illusione industriale foraggiata da fondi pubblici. Fino ad ora si è spesso parolato di rinascita dei dirigibili, ma sinore i successi sono stati molto pochi.







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