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La BCE getta la maschera: ostaggio del petrolio e lontana dai cittadini

La BCE ammette la sua impotenza: l’inflazione e i tassi di interesse in Europa dipendono solo dal petrolio e dal Medio Oriente. L’Euro ha abbandonato l’economia reale e i cittadini? Le clamorose dichiarazioni di Ante Zigman.

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La massima priorità della Banca Centrale Europea rimane tenere sotto controllo l’inflazione. Un compito che, ironia della sorte, sta diventando un po’ più facile non grazie a geniali manovre finanziarie studiate a Francoforte, ma perché i prezzi del petrolio stanno scendendo. A confermarlo è Ante Zigman, membro del Consiglio Direttivo e neo Governatore della banca centrale croata. Ma dietro le dichiarazioni ufficiali si nasconde una realtà molto più cruda per l’Europa.

Le parole di Ante Zigman e il trauma dell’inflazione

Nelle sue prime dichiarazioni pubbliche da quando ha assunto la guida della banca centrale croata questo mese, succedendo a Boris Vujcic, Zigman ha tracciato una linea chiara: la BCE è pronta ad agire, a prescindere dai venti contrari che già soffiano su un’economia europea in affanno.

Il suo punto di vista è fortemente influenzato dal suo passato. Intervistato dalla televisione croata, Zigman ha dichiarato apertamente:

“Come economista cresciuto in tempi di iperinflazione in Croazia, questo mi ha sicuramente lasciato l’impressione che si debba essere cauti con l’inflazione, che si debba agire in tempo per evitare che colpisca i più vulnerabili”.

Una frase che rivela molto della psicologia che domina oggi le stanze dei bottoni europee. Zigman si posiziona chiaramente tra i “falchi” (coloro che preferiscono tassi alti e rigore), guidato dal ricordo di un’economia al collasso. Tuttavia, la cura che propone per l’Europa di oggi rischia di essere peggiore del male.

Sulla situazione attuale dei prezzi, Zigman ha aggiunto:

“Dobbiamo prestare attenzione alla stabilità dei prezzi. Gli sviluppi geopolitici legati all’apertura dello Stretto di Hormuz hanno portato al calo dei prezzi del petrolio. Questo avrà sicuramente un effetto positivo sull’inflazione.”

Un’ammissione di impotenza: a decidere è il Medio Oriente

Fermiamoci un attimo su queste ultime parole, perché rappresentano una vera e propria ammissione di impotenza da parte della Banca Centrale Europea.

Sezionando il discorso, emerge un fatto inequivocabile: alla fine la BCE si sta riducendo a farsi dettare la politica monetaria da un fattore esterno, completamente fuori dal suo controllo e da quello dell’Unione Europea. Stiamo parlando del prezzo del petrolio e, di riflesso, delle dinamiche geopolitiche tra Stati Uniti e Iran per la pace in Medio Oriente e l’apertura dello Stretto di Hormuz.

Prezzo del petrolio brent da Tradingeconomics

Se l’inflazione scende, non è perché i continui aumenti dei tassi di interesse abbiano magicamente risolto i problemi strutturali dell’Europa. È semplicemente perché le tensioni internazionali si sono allentate e l’energia costa meno. Al contrario, quando il conflitto aveva fatto schizzare in alto i prezzi dell’energia, la BCE si era trovata costretta a rincorrere, alzando i tassi e strozzando il credito.

Tutto questo ci porta a una triste conclusione: la Banca Centrale Europea non ha il controllo della situazione. La sua politica monetaria è in balia degli eventi globali.

L’obiettivo dell’Euro: la stabilità dei prezzi, non il benessere dei cittadini

Questa dipendenza totale dall’esterno mette a nudo la vera natura della nostra moneta unica. L’obiettivo dell’Euro e della BCE non è il benessere dei cittadini. Non è la piena occupazione. Non è la crescita economica o la prosperità delle famiglie e delle imprese.

L’unico e solo obiettivo reale è una stabilità dei prezzi astratta. Una stabilità che, come abbiamo appena visto, non dipende nemmeno dalla politica economica o monetaria della BCE stessa, ma viene dettata dai mercati delle materie prime e dalle decisioni prese a Washington, a Teheran o nei paesi produttori di petrolio.

I cittadini europei e le aziende vengono visti unicamente come variabili da raffreddare o riscaldare a seconda di quanto costa un barile di greggio. E questo ha un costo enorme per l’economia reale.

Il coro del Direttivo e le ricadute economiche

Nel frattempo, il coro dei vertici della BCE continua a cantare la stessa canzone, ignorando le crepe nei muri dell’economia reale.

Membro BCERuoloPosizione Dichiarata
Ante ZigmanGovernatore Croazia“Agire in tempo per evitare l’inflazione”. Orientamento da falco.
Philip LaneCapo EconomistaL’inflazione resterà sopra l’obiettivo del 2% per “diverso tempo”.
Boris VujcicVice PresidenteLe pressioni sui prezzi, sia di fondo che generali, resteranno “più alte più a lungo”.
Isabel SchnabelMembro del BoardNecessario continuare ad alzare i tassi per riportare l’inflazione al target (Intervista a Die Zeit).

Nonostante la pace in Medio Oriente stia abbattendo i costi energetici, la BCE sta ancora valutando se aumentare ulteriormente i tassi di interesse (il primo vero aumento dal 2023 in questo ciclo).

Le ricadute di questo accanimento terapeutico sono devastanti. Alzare continuamente il costo del denaro significa:

  • Bloccare gli investimenti: le aziende non chiedono prestiti per espandersi se i tassi sono insostenibili.
  • Colpire i consumi: le rate dei mutui e dei prestiti delle famiglie aumentano, riducendo il denaro disponibile per gli acquisti di tutti i giorni.
  • Frenare la domanda interna: senza consumi e investimenti, l’economia si ferma.

Il paradosso è che la BCE sta stringendo la corda intorno al collo dell’economia europea proprio mentre l’emergenza (l’energia cara) si sta esaurendo da sola per cause naturali e diplomatiche. Se il restringimento della politica monetaria dovesse continuare con questa aggressività, le deboli fondamenta dell’economia del continente potrebbero cedere del tutto, creando disoccupazione e povertà. Esattamente ciò che un’istituzione pubblica dovrebbe cercare di evitare.

La BCE osserva il termometro del petrolio e decide se punire o meno i cittadini europei. Una visione burocratica e distaccata, in cui i disastri dell’economia reale vengono considerati solo dei “venti contrari” o dei danni collaterali necessari sull’altare di un modesto 2% di inflazione.

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