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Giochi di gruppo nel credito italiano: saltano le trattative tra MPS e Banco BPM, ma Lovaglio tenta la mossa su Milano
Monte dei Paschi di Siena studia un’acquisizione di Banco BPM dopo il blocco delle trattative alla pari. Il ruolo decisivo di Crédit Agricole e lo scontro tra i soci.

Il settore bancario italiano vive ore di forte tensione. L’ipotesi di una fusione alla pari tra Monte dei Paschi di Siena e Banco BPM è ufficialmente tramontata. Tuttavia, l’amministratore delegato di MPS, Luigi Lovaglio, non intende fare un passo indietro e sta valutando un’operazione ben più aggressiva: un takeover diretto su Banco BPM.
Il fallimento del piano originario
Le trattative riservate per un’unione pacifica si sono scontrate con il muro di Crédit Agricole, primo azionista del gruppo milanese con una quota del 29,3%. Il gigante francese ha fatto sapere di non vedere un chiaro valore aggiunto per gli azionisti di Banco BPM in questa fusione.
Senza il beneplacito di Parigi, il dialogo informale si è interrotto. Ora MPS cerca una via d’uscita strategica per evitare di rimanere isolata, specialmente di fronte alla gigantesca offerta da 30,6 miliardi di euro messa sul piatto da Intesa Sanpaolo.
La contromossa: trattare direttamente con Parigi
Il nuovo piano di Lovaglio punta a scavalcare i dubbi del management milanese per trattare direttamente con il socio francese. L’operazione verrebbe strutturata con uno scambio azionario per evitare un eccessivo impiego di cassa:
- Scambio di azioni: Crédit Agricole porterebbe il suo 29,3% di Banco BPM nella nuova entità integrata.
- Peso nella governance: I francesi otterrebbero in cambio una quota di rilievo e seggi nel nuovo consiglio di amministrazione.
- Capitale a disposizione: Siena conferma di avere risorse in eccesso per finanziare operazioni straordinarie.
Se il gruppo transalpino dovesse rifiutare anche questo approccio, la scalata non avrebbe alcuna possibilità di partire.
Scontro interno a Siena e nodi legali
La strada per Lovaglio è in salita anche dentro le mura di casa. Il consiglio di amministrazione di Monte dei Paschi appare spaccato. Quattro consiglieri hanno criticato apertamente la gestione della vicenda attraverso una lettera riservata.
A questo si aggiunge la contrarietà di un socio di peso come Francesco Gaetano Caltagirone, contrario a un’unione con il gruppo milanese. Dal punto di vista legale, essendo MPS sotto offerta da parte di Intesa Sanpaolo, vale la regola della passività (passivity rule): qualsiasi operazione difensiva dovrà prima passare dall’approvazione di un’assemblea straordinaria dei soci. Un modo per non rendere troppo costose le OPA aziendali.
Le ricadute economiche per il sistema
Mentre la finanza gioca a scacchi nelle stanze dei bottoni, l’economia reale guarda con preoccupazione a questi scontri. La nascita di un terzo grande polo bancario avrebbe potuto favorire la concorrenza e migliorare la distribuzione del credito a piccole e medie imprese.
Un prolungato scontro a colpi di finanza straordinaria rischia di distogliere l’attenzione dalla normale attività creditizia. Per famiglie e imprese italiane, in un momento delicato per i tassi e per gli investimenti, la vera urgenza resta quella di avere banche solide capaci di finanziare il lavoro reale.







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