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La “Area 51” di Pechino raddoppia: nel deserto dello Xinjiang decolla la sfida della CIna agli USA

I satelliti mostrano un ampliamento record nella base segreta di Lop Nur: pista da 5 km, hangar enormi e l’arrivo dei caccia di 6ª generazione e del bombardiere H-20. Ecco cosa sta preparando Pechino

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Nel cuore arido dello Xinjiang, dove sessant’anni fa la Cina fece esplodere la sua prima bomba atomica, sta accadendo qualcosa di imponente e rapido. Le immagini satellitari più recenti mostrano una mobilitazione senza precedenti per espandere la base aerea segreta di Lop Nur. Una pista da quasi cinque chilometri, hangar enormi e nuove infrastrutture crescono a ritmi industriali frenetici.

Pechino con questa mossa, va ben oltre il semplice allargamento di un aeroporto: infatti sta allestendo il laboratorio supremo in cui collaudare le armi che cambieranno i futuri equilibri di potere nel mondo.

Dalle sabbie nucleari ai cieli invisibili

La base di Lop Nur nasce vicino allo storico poligono dove nel 1964 la Cina entrò nel club nucleare con il “Progetto 596”. Fino a pochi anni fa la struttura era poco più di una striscia di asfalto di 16.400 piedi (circa 5.000 metri, una delle più lunghe al mondo) con una manciata di veicoli di supporto. Serviva soprattutto per i test dei velivoli spaziali riutilizzabili, ma poi le cose sono profondamente cambiate, come mostra TWZ.

Posizione di Lop Nur – Google Earth

Tra il 2023 e l’agosto del 2026, la base ha subito una vera e propria metamorfosi. I lavori non solo non rallentano, ma continuano ad accelerare. Pechino ha deciso di accentrare qui i programmi aeronautici più sensibili e costosi della sua storia. La zona è molto inospitale, estremamente arida e isolata, molto più di quanto non sia Area 51 negli USA. Nonostante questo Pechino vi sta investendo molto.

Cosa rivelano i satelliti: una fabbrica di collaudi in piena regola

I dettagli identificati dagli analisti attraverso i satelliti commerciali descrivono un impianto pensato per ritmi operativi elevati:

  • Quattro grandi hangar a sud: tre strutture da 80 metri per 40, più un quarto edificio poco distante, capaci di ospitare velivoli con un’apertura alare mai vista prima nella flotta cinese.

  • Nuove vie di rullaggio parallele: una seconda pista di manovra evita agli aerei di occupare la pista principale per tornare indietro, aumentando il numero di voli giornalieri.
  • Piazzola circolare nord: una piattaforma da 120 metri di diametro per le prove motore o per nascondere rapidamente prototipi riservati dai satelliti di passaggio.

  • Depositi di carburante e villaggi di cantiere: cisterne capienti per sostenere un’attività di volo continuativa e alloggi modulari per accogliere centinaia di operai e tecnici specializzati.
  • Impianti di betonaggio: una centrale autonoma per la produzione continua di calcestruzzo direttamente sul posto.
StrutturaDimensioni / CaratteristicaScopo operativo principale
Pista principale~5.000 metri (16.400 ft)Decolli e atterraggi pesanti ad alta quota
Hangar meridionali80 x 40 metri ciascunoRicovero bombardieri stealth e grandi droni
Piazzola circolareDiametro di circa 120 metriProve accensione motori e manovre prototipi
Taxiway sud-nordCorsie di rullaggio indipendentiAumento della frequenza dei voli di collaudo

I progetti segreti: caccia di sesta generazione e il bombardiere fantasma

La domanda fondamentale è: cosa andrà a dormire in questi hangar giganti? Negli ultimi mesi sulla pista di Lop Nur sono già comparsi i prototipi dei due caccia di sesta generazione cinesi: il J-36 (a tre motori) e il J-XDS (con ala a freccia estrema, conoscito anche come J-50). È la prima volta che questi aerei lasciano gli stabilimenti costruttivi di Chengdu e Shenyang.

J-50

Tuttavia, le dimensioni delle nuove rimesse puntano ancora più in alto. L’indiziato principale è l’H-20, il bombardiere strategico invisibile ai radar di cui Pechino parla da anni ma che nessuno ha ancora visto volare. Accanto all’H-20 ci sono i colossali droni ad ala volante simili al B-2 americano già avvistati nella vicina base di Malan.

H-20

Mentre Malan resta dedicata principalmente ai droni, Lop Nur diventa la sede designata per le piattaforme con equipaggio umano e per i giganti dell’aria.

La macchina economica dietro i cantieri nel deserto

Dietro questo sfoggio di tecnologia militare c’è una precisa scelta di politica economica. La Cina sta riversando fiumi di spesa pubblica e investimenti statali nelle industrie di frontiera.

Costruire una mega-base nel nulla crea una domanda diretta di materiali pesanti (cemento, acciaio, energia), ma soprattutto funge da volano per settori industriali avanzati: microelettronica, leghe speciali in titanio, materiali compositi e motoristica ad alto rendimento. Lo Stato spende, l’apparato industriale assorbe e sviluppa competenze che ricadono poi anche sull’intera manifattura nazionale.

A Washington ci si interroga su come contrastare questa velocità. La Cina non ha solo pareggiato la segretezza dell’Area 51 americana: ha trasformato il deserto in una catena di montaggio strategica a cielo aperto.

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