Economia
Petrolio ombra iraniano e fiumi di criptovalute: gli Stati Uniti sequestrano 61 milioni di dollari passati per Binance
I procuratori di New York chiedono la confisca di fondi legati al traffico di greggio tra Teheran e Pechino: la rete sommersa vale 1,5 miliardi e apre crepe nell’efficacia delle sanzioni.

Un triangolo ad altissima tensione tra Washington, Pechino e Teheran scuote il mondo della cripto finanza. I procuratori federali di New York hanno aperto l’azione giudiziaria per confiscare d’urgenza oltre 61 milioni di dollari in valute digitali. Secondo il Dipartimento di Giustizia americano, quel denaro rappresenta il provento diretto della vendita clandestina di greggio iraniano, fondi poi instradati verso Teheran, i Guardiani della Rivoluzione e canali di finanziamento bellico.
Dietro le transazioni finite nel mirino non si nascondevano anonimi investitori privati, ma due entità cinesi: Blessed Trust e Hexa Whale. Entrambe operavano formalmente come rispettabili società di intermediazione merci e custodia patrimoniale, mentre nei fatti, secondo l’accusa, fungevano da canali di lavaggio finanziario per conto dell’Iran.
I dettagli dell’atto di accusa depositato a Manhattan rivelano proporzioni importanti. Quei 61 milioni di dollari sono soltanto un frammento di un mosaico molto più vasto. Gli investigatori hanno infatti individuato una rete di portafogli digitali non ospitati (denominata negli atti “Entity A”) attraverso cui sono transitati complessivamente oltre 1,5 miliardi di dollari generati dal commercio illecito di petrolio iraniano verso la Cina.
I movimenti contestati risalgono alla primavera scorsa e sono stati bloccati nei mesi successivi. L’operazione ha visto l’intervento dell’emittente Tether, che ha congelato circa 61 milioni di dollari in token USDT distribuiti su indirizzi della blockchain Tron. In base alle procedure giudiziarie, questi gettoni digitali verranno distrutti e riemessi a favore della tesoreria degli Stati Uniti per formalizzarne la confisca.
Binance ha preso subito le distanze dalle accuse. I vertici della piattaforma hanno ricordato che l’azione civile del governo americano è rivolta contro i beni e i conti usati dalle società intermediarie, non contro la piattaforma stessa. L’amministratore delegato Richard Teng ha ribadito che la società mantiene una politica di rigida tolleranza zero contro l’elusione delle sanzioni e coopera attivamente con le autorità giudiziarie.
| Elemento chiave | Dettagli dell’indagine USA |
| Beni sotto confisca | Oltre 61 milioni di dollari in USDT |
| Rete complessiva | Oltre 1,5 miliardi di dollari in flussi petroliferi illeciti |
| Società cinesi coinvolte | Blessed Trust e Hexa Whale |
| Destinazione dei fondi | Governo iraniano, apparati IRGC e formazioni collegate |
| Canali utilizzati | Conti Binance, blockchain Tron e sistema finanziario USA |
Oggi Pechino assorbe oltre l’80% delle esportazioni marittime di greggio iraniano, per un volume medio di 1,4 milioni di barili al giorno. Però deve pagarle e in modo che questi valori siano utili per fare altri acquisti. Quindi le valute virtuali smbrano la via migliore, perché richiedono intermediazioni limitate.
A comprare questo greggio sono soprattutto le raffinerie indipendenti cinesi, note come “teapot”. Acquistando a forte sconto rispetto alle quotazioni del Brent, queste aziende incassano margini operativi consistenti, ampiamente sufficienti a ripagare il rischio delle sanzioni. Con i canali bancari convenzionali sbarrati, il regolamento delle transazioni si è semplicemente spostato sui dollari digitali, che consentono di muovere capitali enormi senza dipendere dalla rete SWIFT.
La vicenda si arricchisce di un evidente paradosso politico interno a Washington. Binance si trova tuttora sottoposta a una pesante tutela di vigilanza governativa fino al 2028, scaturita dal patteggiamento da 4,3 miliardi di dollari nel 2023 per violazione delle norme antiriciclaggio. In quell’occasione il fondatore Changpeng Zhao fu condannato a quattro mesi di carcere.
Il quadro si è però ribaltato con la grazia presidenziale concessa a Zhao da Donald Trump lo scorso ottobre, in coincidenza con la nuova linea favorevole al comparto crypto. Poco dopo, un fondo di Abu Dhabi ha investito 2 miliardi di dollari in Binance utilizzando USD1, la stablecoin emessa da World Liberty Financial, entità legata direttamente alla famiglia presidenziale.
Le ricadute pratiche sui mercati sono chiare. Il sequestro di 61 milioni di dollari non fermerà le navi cisterna né spegnerà le raffinerie cinesi. L’unico effetto tangibile sarà un rincaro dei costi di intermediazione per aggirare i controlli, incentivando ulteriormente Pechino e Teheran ad accelerare l’impiego del renminbi e di circuiti di pagamento del tutto indipendenti dal dollaro. La distruzione di una decina di petroliere iraniane “Ombra” da questo punto di vista, è molto più efficace.







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