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Il sondaggio choc che gela Bruxelles: per il 68% dei cittadini l’Europa è al collasso ed allucinata, ma l’élite parla di “mancanza di fantasia”

Un sondaggio choc condotto da istituti europeisti rivela che il 68% dei cittadini vede un’Europa al collasso e senza guida. Ma da Bruxelles la risposta è surreale: «Manca la fantasia».

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Se un vostro conoscente si fosse addormentato cinque anni fa e si svegliasse oggi, cosa gli direste sullo stato di salute dell’Europa? Per quasi sette cittadini su dieci la risposta non lascia spazio a dubbi: il continente sta vivendo un degrado irreversibile, ha perso la propria normalità e naviga a vista verso il baratro.

Il verdetto arriva direttamente dal cuore dell’apparato culturale comunitario. A certificarlo è un corposo studio condotto dall’European Council on Foreign Relations (ECFR) insieme alla European Cultural Foundation: quasi 6.000 interviste in sei Paesi cardine (Italia, Germania, Francia, Polonia, Paesi Bassi e Regno Unito), affiancate da rilevazioni in altri quindici Stati membri.

Trattandosi di istituti dichiaratamente europeisti, il quadro emerso suona come una campana a morto. Se perfino le rilevazioni d’area faticano a mascherare il disastro, la realtà sul campo per famiglie e imprese rischia di essere ancora più cruda.

Il risveglio nell’incubo: le cifre del fallimento

I numeri non lasciano spazio a interpretazioni burocratiche. Alla richiesta di descrivere l’Unione attuale, le reazioni positive rappresentano un’anomalia statistica:

Tema percepito dai cittadiniQuota di risposte
Peggioramento generale e perdita di normalità68%
Guerra, insicurezza e minacce esterne43%
Frammentazione e divisioni politiche37%
Pressioni economiche e carovita33%
Immigrazione fuori controllo22%
Segnali di risveglio o rinascita12%

Nel motore dell’asse franco-tedesco il sentimento tocca livelli drammatici: in Francia appena il 5% degli intervistati riesce a scorgere un segnale di riscossa, mentre il 56% dell’intero campione europeo afferma senza mezzi termini che il futuro stesso dell’Europa è in pericolo mortale. Non c’è nessuna fiducia nel continente, nelle sue istituzioni o nel suo futuro. Addirittura il quadro politico è migliore delle prospettive dei cittadini.

Quasi tre quarti del campione sostiene che l’Unione stia gestendo in modo pessimo le sfide cruciali del nostro tempo. Una bocciatura senza appello.

I quattro blocchi: chi crede ancora alla favola?

I ricercatori hanno suddiviso i cittadini in quattro categorie psicologiche e politiche, evidenziando una spaccatura insanabile tra vertici e base:

  • I Negativi (maggioranza relativa): Rappresentano quasi la metà dei cittadini in Francia, Italia e Germania. Considerano l’Unione un esperimento fallimentare, prigioniero di élite distanti, guerre volute da altri e ideologie punitive che hanno eroso il benessere materiale.
  • Gli Incerti (circa un terzo dell’elettorato): Si sentirebbero anche parte di un progetto comune, ma vedono istituzioni lente, deboli e ipocrite. Constatano che Bruxelles fa grandi proclami a cui seguono sistematiche ritirate pratiche.
  • I Positivi (meno del 20%): Lo zoccolo duro dei funzionari e dei ceti protetti, convinti che le crisi siano un’ottima scusa per accelerare l’integrazione forzata.
  • I Disconnessi (10-15%): Coloro che hanno del tutto rimosso la dimensione europea dalla propria esistenza quotidiana. Non è un problema perché praticamente e mentalmente, vivono già altrove.

L’alibi grottesco del “deficit di immaginazione”

Davanti a un simile disastro di consensi, la diagnosi dell’establishment rasenta l’ironia involontaria. Per gli autori del rapporto, gli europei soffrirebbero di un “deficit di immaginazione”: vorrebbero un’Europa forte, ma non riescono a “immaginare il percorso” per arrivarci.

Non è colpa dell’inflazione, della deindustrializzazione selvaggia o dei tassi d’interesse che strangolano la produzione: è la plebe che difetta di fantasia. Per curare questa miopia, l’élite suggerisce di rispolverare la formula pop della “future nostalgia” (prendendo a prestito il titolo di un album e di un singolo di Dua Lipa che è parte del report). Una nostalgia in speranze che suonano false nel conteto attuale. Bisognerebbe cioè far leva sulla malinconia di quando il futuro appariva ancora radioso che è pura cosmetica comunicativa, sentimento senza contenuto.

Per i cittadini europei la situazione è ben diversa e, a essere ottimisti, il loro feeling è quello del pezzo di Ditonellapiaga “Che fastidio”, cioè un mondo allucinato, incomprensibile, ma, comunque, irritante e fastidioso. Una festa piena di persone fallite e autoinvitate.

La realtà economica: burocrazia soffocante e calo di competitività

A deprimere il corpo sociale sono, semplicemente,  le conseguenze pratiche delle decisioni comunitarie, incomprensibili ai cittadini.  Nelle risposte degli intervistati emerge con forza l’accusa di una “lentezza esasperante”. Mentre colossi come Stati Uniti e Cina investono migliaia di miliardi nel sostegno alla propria domanda interna, in sussidi diretti e nell’autonomia energetica, Bruxelles risponde con direttive ipertrofiche.

Il caso delle normative ambientali è emblematico. Il divieto delle cannucce di plastica o l’imposizione delle caldaie green e delle auto elettriche vengono vissuti come costi immediati scaricati direttamente sulle tasche dei lavoratori, a fronte di benefici industriali nulli.

Un’impresa europea deve attendere anni per autorizzazioni ordinarie che altrove richiedono settimane. Il risultato è la fuga dei capitali, la chiusura degli impianti e un impoverimento salariale generalizzato. Quando la burocrazia sostituisce gli investimenti produttivi, la sfiducia smette di essere un sentimento e diventa un conto economico.

Il falso mito del “non vogliamo uscire”

I commentatori più allineati cercano consolazione in un dato: solo il 13% chiede esplicitamente lo scioglimento immediato dell’Unione o l’uscita formale del proprio Stato. Scambiare questo dato per un consenso allo status quo significa ingannare se stessi. I popoli europei non chiedono l’abisso o il caos doganale dall’oggi al domani; rifiutano categoricamente la gabbia normativa e fiscale attuale.

Non volere la distruzione del condominio non significa affatto approvare l’amministratore che sperpera le rate, fa piovere dal tetto e impone spese inutili per verniciare le scale mentre crollano le fondamenta.

Il modello mercantilista, fondato sull’austerità di bilancio, sui vincoli di spesa pubblica e sulla compressione dei consumi interni in nome delle esportazioni, ha fatto il suo tempo. Continuare a ignorare questo messaggio significa consegnare la gestione del futuro alla protesta pura.

I cittadini europei si stanno esprimento in modo molto chiaro, e non solo nei sondaggio, ma anche nei voti politici delle diverse nazioni. Le élite europee fanno finta di nulla e proseguono con l’adorazione di un feticcio che appares ormai, alla maggioranza dei cittadini, in piena decadenza.

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