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Il ricatto di Rabat travolge Madrid: il Marocco attacca Sánchez sui minori e Ceuta esplode

Rabat accusa Sánchez di bloccare i rimpatri per propaganda: Ceuta scoppia con oltre 1.300 minori e il governo spagnolo finisce sotto il tiro delle Regioni e di Bruxelles.

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Il confine di Ceuta è di nuovo un vulcano in eruzione, ma la vera tempesta esplode nei palazzi della diplomazia. Il Regno del Marocco rompe il silenzio con accuse durissime contro la Spagna: il governo di Pedro Sánchez userebbe il dramma dei minori non accompagnati per meri fini elettorali, rifiutandosi di fatto di restituirli per poi scaricare le colpe sul vicino nordafricano.

La risposta di Rabat è arrivata senza filtri tramite fonti diplomatiche e di governo. Il messaggio inviato alla Moncloa è un colpo a freddo che smantella la narrazione di Madrid. “Non siamo né i poliziotti né i custodi dell’Europa; siamo un partner sovrano, non un subappaltatore”, ha dichiarato con fermezza una fonte governativa marocchina.

Secondo il Regno alawita, la volontà politica di far rientrare i ragazzi in patria esiste ed è supportata da direttive reali trasmesse direttamente da Re Mohammed VI ai ministeri dell’Interno e degli Esteri. Il vero blocco, sostiene Rabat, si trova interamente dentro i confini spagnoli, con le autorità politiche che impediscono questa operazione di restituzione.  “Se i partner vogliono lavorare per promuovere questo ritorno, devono condurre un’analisi interna per superare gli ostacoli che la loro legislazione e i loro poteri amministrativi e giudiziari pongono a questa operazione”, incalzano i diplomatici di Rabat. Per il Marocco, insomma, le accuse di mancata cooperazione sono “false e infondate“, usate solo come paravento politico dai partiti spagnoli.

Ancora una volta, il Marocco dimostra di saper giocare come il gatto con il topo con il governo di Madrid. Rilasciando la pressione ai confini, mandando minori, e poi accusando il governo Sanchez di, praticamente, detenerli nonostante la disponibilità a riprenderli.

Ogni dichiarazione marocchina mette a nudo la profonda fragilità della politica estera spagnola. Il governo centrale si trova costretto a oscillare continuamente tra il timore di ritorsioni migratorie ai valichi di frontiera e la necessità di mostrare il pugno duro agli elettori interni.

Sul campo, la realtà di Ceuta è drammatica. La Ministra della Gioventù e dell’Infanzia, Sira Rego, ha confermato la presenza ufficiale di 1.342 minori stranieri non accompagnati censiti nel sistema di accoglienza cittadino. I centri dell’enclave sono saturi da tempo e la capienza massima è stata superata di migliaia di punti percentuali.

Per far fronte all’ondata improvvisa, le autorità locali hanno dovuto riadattare d’urgenza due scuole pubbliche e un magazzino privato in rifugi temporanei. L’obiettivo disperato è togliere i ragazzi dalla strada prima dell’inizio dell’anno scolastico a settembre.

I dati ufficiali, tuttavia, rischiano di sottostimare la realtà. Le associazioni rionali di Ceuta, in particolare nel quartiere di Príncipe, parlano di una presenza reale che supera i 4.800 minori. Sebbene il ministero chieda il massimo rigore sui dati confermati dalla polizia, la sensazione di caos diffuso è evidente.

A complicare il quadro c me un significativo cambio nel profilo dei migranti. Rispetto alla grande crisi del 2021, la ministra Rego ha confermato l’arrivo di un numero cresciuto di ragazzine e di bambini piccolissimi, sotto i 13 anni. Una novità che rende le procedure di tutela e identificazione ancora più complesse e lente.

Questa pressione costante da parte di Rabat crea una spaccatura insostenibile dentro la politica spagnola. Sánchez si trova schiacciato tra due fuochi: da una parte le Comunità Autonome, in gran parte guidate dall’opposizione di centrodestra e dalla destra di Vox, che rifiutano la redistribuzione dei minori sui propri territori; dall’altra le spinte interne della sua stessa coalizione.

I governatori regionali accusano Madrid di voler scaricare sui territori un problema di gestione nazionale e diplomatica. Il rifiuto delle Regioni di accogliere i ragazzi paralizza i piani di trasferimento promessi dal ministero, trasformando Ceuta in una polveriera senza via d’uscita.

L’imbarazzo di Madrid travalica anche i confini nazionali e arriva direttamente a Bruxelles. La Spagna, che dovrebbe fungere da baluardo e garante della sicurezza per la frontiera sud dell’Unione Europea, appare del tutto vulnerabile ai condizionamenti e ai tempi dettati dal Regno alawita.

Di fronte all’opinione pubblica europea, il governo spagnolo mostra un’evidente incapacità di gestire il proprio confine sovrano senza il placet di Rabat. Una debolezza strategica che il Marocco continua a sfruttare con lucidità e tempismo impeccabili. Chissà cosa succederà se il 15 agosto si dovesse materializzare una nuova ondata di migranti.

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