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Ceuta: una città sotto assedio, con migliaia di minori che partiranno per il Continente

Sánchez litiga con l’Italia ma perde il controllo a Ceuta: centri saturi al 3.000% e scontro totale con le Regioni per il ricollocamento di oltre 1.300 minori. La spaccatura economica e sociale dell’enclave spagnola rischia di travolgere il governo di Madrid.

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Mentre Sanchez dichiara guerra all’Italia per i controlli alle freontiere, i problemi a Ceuta e in Spagna, proprio legati alla recente crisi dei migranti, non sono finiti, anzi si sono moltiplicati.

L’enclave spagnola di Ceuta è diventata una polveriera sul punto di esplodere. Un’ondata migratoria senza precedenti ha travolto la città nell’arco di pochi giorni, mettendo a nudo una spaccatura sociale drammatica e portando le strutture di accoglienza a un livello di saturazione superiore al 3.000%. Anche perché, se il Marocco  accoglie i propri cittadini, si guarda bene dal ricevere i cittadini subsahariani entrati negli scorsi giorni, per cui la situazione è lontano dall’essere risolta.

Ora la crisi locale rischia di paralizzare la gestione dell’immigrazione nell’intera Spagna, scatenando un duro scontro politico tra il governo centrale e le regioni.

Una città spaccata in due

L’emergenza ha evidenziato l’esistenza di due realtà sociali diametralmente opposte all’interno dello stesso municipio. Nei quartieri benestanti del centro la tensione è palpabile. In queste zone, dove il reddito medio supera i 32.000 euro all’anno, si sono organizzate vere e proprie ronde di cittadini per allontanare i nuovi arrivati e garantire la sicurezza.

Il panorama cambia completamente spostandosi verso le periferie povere. Quartieri come El Príncipe, Los Rosales o la zona della spiaggia del Sarchal registrano un reddito medio che non supera i 6.000 euro all’anno, con un tasso di disoccupazione giovanile che sfiora il 65%.

In queste aree, popolate in gran parte da residenti di origine marocchina, molti cittadini hanno aperto le porte delle proprie case per offrire cibo, acqua e rifugio ai ragazzi appena arrivati. C’è chi ha cucinato giorno e notte per sfamare centinaia di persone, rimanendo a propria volta senza cena.

Tuttavia, la solidarietà spontanea dei quartieri popolari non può reggere l’impatto di un flusso continuo e massiccio. Molti giovani rimangono  stremati a vagare per le strade, trovando riparo in auto abbandonate o tra le rocce della costa. Il Marocco non accetta indietro tutti quelli che sono entrati, per cui la situazione è ancora lontano dall’essere risolta. Anzi, secondo le forze dell’ordine, potrebbe peggiorare, a fronte di una nuova ondata di migranti già minacciata: infatti gli aiuti di polizia e militari sono totalmente insufficienti.

Il nodo dei minori e lo scontro con le Regioni

La situazione più complessa riguarda i minori non accompagnati. Sono almeno 1.342 i bambini e gli adolescenti entrati in città durante gli ultimi giorni di pressione di frontiera. I centri di accoglienza di Ceuta sono arrivati a ospitare fino a trenta volte il numero di persone per cui erano stati progettati.

Il governo centrale di Madrid ha annunciato che applicherà la legge d’emergenza per trasferire d’imperio questi minori verso la penisola ibérica. L’operazione punta a smistare i ragazzi nelle diverse regioni spagnole attraverso un calcolo matematico basato sulla popolazione dei territori.

La decisione ha scatenato un’immediata levata di scudi da parte dei governi regionali. Molte amministrazioni locali accusano Madrid di utilizzare cifre teoriche che non riflettono la capacità reale dei servizi sociali.

Regioni come Madrid e la Galizia segnalano che le proprie strutture sono già saturate. Alcune amministrazioni, sostenute da forze d’opposizione, hanno già annunciato ricorsi legali per bloccare i trasferimenti, mentre in Catalogna il veto politico complica ulteriormente il quadro.

Mentre la vita quotidiana tenta una faticosa normalità attorno al valico di frontiera del Tarajal, le cause di fondo che hanno provocato questa spinta migratoria rimangono del tutto inalterate. La spaccatura tra una popolazione esausta e un sistema d’accoglienza nazionale bloccato dai veti istituzionali rende Ceuta lo specchio di una crisi strutturale ancora lontana da una soluzione. Intanto si aspetta una nuova ondata  migratoria che sommergerà la città:

Però pare proprio che Sanchez sia impegnato nel controllo delle frontiere con l’Italia e non abbia il tempo per fronteggiare questa nuova minaccia dal Marocco. Questa volta però potrebbe essere fatale per il suo governo.

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