Seguici su

Analisi e studiEconomiaUSA

Il paradosso del Re Mida: perché il dollaro forte distrugge l’industria e come il “Bancor” poteva salvarci

Il dominio del dollaro sta distruggendo l’industria americana e destabilizzando i mercati. Ecco perché la soluzione a questo caos globale era già stata inventata 80 anni fa da J.M. Keynes: il progetto segreto del “Bancor” che Washington bocciò.

Pubblicato

il

Il mondo economico contemporaneo sembra aver improvvisamente scoperto l’acqua calda: il dollaro americano, architrave del sistema finanziario globale, è diventato un problema. Troppo forte, troppo dominante e, recentemente, fin troppo utilizzato come arma geopolitica attraverso lo strumento delle sanzioni. Mentre i rivali strategici di Washington cercano disperatamente vie di fuga dalla morsa del biglietto verde, la stessa Casa Bianca si ritrova a combattere contro la sua stessa valuta. Il motivo? Un dollaro onnipotente è una condanna a morte per il settore manifatturiero nazionale. Paradossalmente i dazi sono una risposta brutale, ma necessaria, a questo squilibrio.

In mezzo a questa schizofrenia monetaria, in cui si alzano dazi per difendere un’industria falcidiata da tassi di cambio sfavorevoli, riemerge dal passato una figura che aveva già previsto tutto quasi novant’anni fa: John Maynard Keynes. E con lui, torna alla ribalta la sua creatura mai nata, il “Bancor“.

Il dilemma di Triffin e la maledizione del privilegio esorbitante

Per comprendere il vicolo cieco in cui ci troviamo nel 2026, dobbiamo guardare alla struttura stessa del nostro sistema monetario. Il grande timore di Keynes non era semplicemente il deficit commerciale di una nazione, ma l’accumulo strutturale di squilibri globali impossibili da correggere.

Oggi viviamo in pieno quello che l’economista Robert Triffin definì il “dilemma di Triffin“. Gli Stati Uniti, per fornire al mondo la liquidità necessaria agli scambi (i dollari), sono costretti a importare più di quanto esportino, registrando deficit cronici delle partite correnti. Il risultato è un patto faustiano: Washington ottiene il “privilegio esorbitante” di indebitarsi a basso costo stampando la moneta che tutti desiderano, ma in cambio sacrifica la propria base industriale.

Mentre l’America esporta debito, nazioni mercantiliste come la Cina e la Germania esportano merci, accumulando enormi surplus e reprimendo i consumi interni. Un gioco al massacro che ha portato il debito federale USA a livelli stellari e ha spinto le amministrazioni americane, a partire da Donald Trump, a utilizzare l’arma goffa e distruttiva dei dazi per forzare un riaggiustamento che il mercato valutario, drogato dalla domanda di dollari, non permette.

Bretton Woods: la vittoria di White e la sconfitta del buon senso

Tutto questo si sarebbe potuto evitare alla conferenza di Bretton Woods del 1944. In quella sede si scontrarono due visioni diametralmente opposte su come gestire il mondo post-bellico, quello di Keynes e quello di Henry Dexter White, econmista statunitense del Dipartimento del Tesoro:

CaratteristicaIl Piano Keynes (Regno Unito)Il Piano White (Stati Uniti)
Valuta di riservaIl “Bancor”, una valuta sovranazionale.Il Dollaro statunitense, ancorato all’oro.
Gestione degli squilibriPenalizzazioni automatiche sia per i paesi in deficit che per quelli in surplus.Nessuna reale penalizzazione per i paesi in surplus esportatori.
Obiettivo primarioEquilibrio commerciale globale ed espansione simmetrica.Mantenimento della sovranità monetaria e primato economico USA.

Vinse, ovviamente, il piano di Harry Dexter White, forte della supremazia economica e militare americana. Gli Stati Uniti divennero il “Re Mida” del mondo. Ma, come ricorda il compianto Robert Skidelsky, biografo di Keynes, proprio come il re della Frigia, l’America ha finito per soffocare sotto il peso del suo stesso oro di carta.

Come funzionava il Bancor?

La genialità della proposta keynesiana risiedeva nella sua simmetria. Il Bancor non sarebbe stato stampato da una singola nazione, ma emesso da un’Unione Internazionale di Compensazione.

  • Ancoraggio reale: Il suo valore sarebbe stato legato a un paniere di 30 materie prime fondamentali, non solo una, quindi non legandolo alla quotazione, ad esempio, dell’oro, che ora vediamo essere volatile quasi come altra materia prima.
  • Tassazione dei surplus: La vera innovazione. Se un paese esportava troppo e accumulava troppi Bancor, veniva tassato. Questo avrebbe costretto nazioni come l’odierna Cina (o la Germania) a reinvestire la ricchezza o ad aumentare i consumi interni, impedendo il dumping industriale.
  • Neutralità: Nessun paese avrebbe potuto usare la valuta di riserva come strumento di ricatto geopolitico, perché sarebbe stata di tutti.

L’incertezza, l’Intelligenza Artificiale e la tesaurizzazione

L’attualità del pensiero keynesiano non si ferma alla macroeconomia internazionale, ma permea l’attuale fase di estrema incertezza tecnologica e finanziaria. Keynes detestava la “tesaurizzazione”, ovvero la tendenza ad accumulare denaro in modo sterile. In un mondo dominato da mercati guidati da algoritmi e da un’Intelligenza Artificiale che, per quanto avanzata, fatica a gestire l’imprevedibilità degli eventi umani, gli investitori fuggono costantemente verso la liquidità (il dollaro).

Questa preferenza per la liquidità drena risorse dall’economia reale. I capitali si rifugiano nei titoli di stato americani, gonfiando ulteriormente il dollaro e peggiorando il divario tra chi produce ricchezza reale e chi specula sui rendimenti.

Il sistema basato sul dollaro sta mostrando crepe profonde, con banche centrali estere che diversificano lentamente le loro riserve. Nessuno si aspetta la nascita di un Bancor domani mattina, ma la consapevolezza che il sistema attuale sia al capolinea è ormai diffusa. La vera domanda, oggi, è se per riformare questa architettura difettosa avremo bisogno di uno shock sistemico o se saremo in grado di applicare la razionalità simmetrica che Keynes ci aveva offerto quasi un secolo fa.

Google News Rimani aggiornato seguendoci su Google News!
SEGUICI
E tu cosa ne pensi?

You must be logged in to post a comment Login

Lascia un commento