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Economia

Il nuovo Congresso Usa affonda le super-corazzate di Trump: a rischio un piano da 275 miliardi di dollari

La vittoria democratica al Congresso blocca il piano da 275 miliardi per le super-corazzate nucleari volute da Trump: costi fuori controllo e cantieri americani al collasso spingono il Pentagono a rivedere tutto.

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Il terremoto politico delle elezioni di medio termine negli Stati Uniti, con il passaggio della Camera e del Senato sotto il controllo dei Democratici, ha già una prima vittima illustre nei corridoi del Pentagono. Il faraonico programma per la costruzione delle nuove corazzate a propulsione nucleare della classe “Trump” rischia di inabissarsi prima ancora di toccare l’acqua, travolto da costi fuori controllo e dal cambio della guardia nelle commissioni parlamentari che tengono i cordoni della borsa.

Non si tratta soltanto di una ripicca politica contro un progetto che porta il nome del presidente in carica, violando peraltro le storiche convenzioni della Marina militare americana. Dietro lo stop che si profila a Washington c’è una questione strutturale molto più seria: la tenuta dell’industria navale statunitense e l’insostenibilità finanziaria di un gigante dei mari che assorbirebbe risorse vitali all’economia reale della difesa.

Il cambio di passo al Congresso e il potere dei bilanci

A partire da gennaio, la nuova maggioranza democratica guiderà gli organi decisionali chiave per gli stanziamenti federali.  Come riporta TWZ, figure come Adam Smith, pronto a riprendere la guida della commissione Forze armate della Camera, e Joe Courtney, destinato alla sottocommissione per il potere marittimo, hanno già messo nel mirino le scelte della Casa Bianca.

In una lettera inviata ai colleghi di partito subito dopo il voto, Smith ha chiarito che gli Stati Uniti hanno bisogno di un mix equilibrato di sistemi ad alta sopravvivenza e mezzi a basso costo, non di una flotta di corazzate nucleari. Inoltre, il nuovo parlamento punta a bloccare la richiesta presidenziale di un bilancio per la difesa da 1.500 miliardi di dollari per l’anno fiscale 2027, che nelle intenzioni dell’amministrazione avrebbe dovuto attingere a 350 miliardi extra tramite tagli ai programmi civili interni.

Una corazzata della Classe Trump

Un mostro tecnologico dai costi fuori mercato

Presentato in pompa magna a Mar-a-Lago nel dicembre 2025, il progetto della classe Trump prevede navi da 35.000 tonnellate di dislocamento spinte da reattori nucleari. Sulla carta, queste unità dovrebbero imbarcare ogni tecnologia possibile:

  • 128 celle di lancio verticale (Vls) per missili convenzionali, nucleari e ipersonici;
  • un cannone elettromagnetico a rotaia (railgun), tecnologia che la Marina aveva in realtà già accantonato per gli enormi problemi di usura ed energia;
  • sistemi d’arma laser a energia diretta e due cannoni tradizionali da 127 millimetri.

Il vero scoglio, tuttavia, è quello contabile. Secondo le stime pubblicate in agosto dal Congressional Budget Office (Cbo), l’organismo indipendente di controllo dei conti del Congresso, il programma per 15 navi costerebbe complessivamente la cifra astronomica di 275 miliardi di dollari.

Unità navale / ProgrammaCosto unitario stimatoStato industriale e note operative
Capofila Uss Defiant (classe Trump)23,4 miliardi di dollariConsegna prevista non prima del 2036
Navi successive (14 unità classe Trump)18 miliardi di dollariPiù costose di una portaerei nucleare
Portaerei classe Gerald R. FordCirca 13-15 miliardi di dollariGià afflitta da ritardi su catapulte ed elevatori
Cacciatorpediniere Arleigh BurkeCirca 2,2 miliardi di dollariSpina dorsale attuale della flotta Usa

Come ha fatto notare l’ammiraglio in congedo Mark Montgomery, il costo di una singola corazzata equivale a quello di circa dieci cacciatorpediniere classe Arleigh Burke. Dal punto di vista strategico ed economico, concentrare un simile capitale in un unico scafo significa offrire agli avversari un bersaglio perfetto. Nell’era dei missili ipersonici e degli sciami di droni a basso costo, la dottrina navale moderna richiede di distribuire la forza su molteplici unità agili, non di riesumare il gigantismo navale del secolo scorso.

Le carattersitiche della BB Classe Trump

Il collo di bottiglia dell’industria cantieristica

Se la finanza piange, la manifattura non ride. Ed è qui che emerge la contraddizione più evidente della politica industriale americana degli ultimi trent’anni. Dalla fine della Guerra fredda, la capacità dei cantieri navali statunitensi si è progressivamente ristretta a causa delle delocalizzazioni e della carenza di investimenti costanti nella formazione di manodopera specializzata: mancano saldatori, carpentieri e ingegneri navali.

Costruire navi a propulsione nucleare di queste dimensioni impone vincoli fisici insormontabili nel breve periodo:

  • negli Stati Uniti esistono solo due cantieri certificati per la cantieristica militare nucleare;
  • vi è un unico fornitore nazionale per i componenti dei reattori navali (la BWXT Technologies è l’unico costruttore di reattori nucleari navali USA);
  • le linee produttive sono già sature per la realizzazione delle portaerei classe Ford e, soprattutto, dei nuovi sottomarini balistici classe Columbia, considerati la priorità assoluta per la deterrenza strategica nazionale.

Inserire in questo imbuto produttivo 15 incrociatori nucleari da 35.000 tonnellate significherebbe paralizzare i cantieri, facendo esplodere ulteriormente i prezzi per l’effetto inflattivo di una domanda pubblica che supera l’offerta fisica di impianti e lavoratori. Lo stesso Congresso, già prima delle elezioni, aveva imposto alla Marina con la sezione 131 della legge di bilancio (Ndaa) di dimostrare che le nuove navi non avrebbero rallentato la produzione di sottomarini e portaerei.

Nello stesso tempo il mega -ordine aveva anche la funzione di far riaprire/sviluppare i cantieri navali a stelle e strisce bisogna che ci siano degli ordini a lungo termine. La politica industriale non si crea senza che qualcuno inizia a piazzare delle commesse.

Cosa accadrà ora ai programmi della difesa

Difficilmente il progetto verrà cancellato con un tratto di penna formale prima della fine del mandato di Trump nel gennaio 2029, anche perché il primo ordine effettivo per la Uss Defiant non era previsto prima del 2028-2029. Piuttosto, il nuovo Congresso utilizzerà l’arma più classica della politica di Washington: il definanziamento progressivo.

I fondi finora stanziati verranno dirottati verso la ricerca di base o l’acquisto di componenti a lungo termine, facilmente riciclabili per i futuri cacciatorpediniere di nuova generazione (DDG(X)), privando però il progetto del suo nome ingombrante e della sua architettura faraonica.

La scure parlamentare rischia inoltre di abbattersi su altre iniziative care alla Casa Bianca, dal nebuloso scudo missilistico “Golden Dome” fino alla bizzarra richiesta presidenziale di riprogettare le portaerei classe Ford per tornare alle vecchie catapulte a vapore e agli ascensori idraulici, o persino di spostarne la torretta di comando per ragioni puramente estetiche. Il presidente può ovviamente reagire: prima di tutto può cercare di fa approvare lo stanziamento prima di gennaio, cioè che si insedi la nuova legislazione. Inoltre il bilancio, in questi casi, è un gioco di tira e molla fra le parti.

Con le scorte di munizioni svuotate dalle crisi in Medio Oriente, dal conflitto con l’Iran e dal supporto all’Ucraina, il bilancio americano è costretto a fare i conti con la realtà: senza fabbriche e operai, i miliardi stampati a Washington non bastano a varare le flotte.

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