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Tregua armata tra Trump e Xi: dazi tagliati su addobbi e giocattoli, ma il vero scontro commerciale è solo rinviato
Washington e Pechino tagliano i dazi su 60 miliardi di merci «innocue» come giocattoli e carbone, ma escludono la soia ed evitano il nodo del deficit commerciale: la tregua scade il 10 gennaio.

Un risultato è stato raggiunto dalmetting fra Trump e Xi Jinping. Gli Stati Uniti e la Cina hanno pubblicato elenchi di prodotti che coprono circa 30 miliardi di dollari di importazioni in entrambe le direzioni, sui quali potrebbero essere applicate tariffe più basse in base a un accordo raggiunto dopo la visita del leader cinese Xi Jinping a Washington.
Gli elenchi comprendono 77 categorie di merci cinesi importate negli Stati Uniti e 1.619 categorie di merci statunitensi importate in Cina. Ecco cinque punti chiave dell’accordo.
Categoria commerciale coperta limitata
L’accordo riguarda i beni che i due paesi hanno designato come «non sensibili», per un totale di circa 60 miliardi di dollari di scambi bilaterali sulla base dei valori del 2024.
L’elenco statunitense comprende giocattoli, fuochi d’artificio, coperte, stoviglie, fiori artificiali, seggiolini di sicurezza per bambini e decorazioni festive. L’elenco cinese comprende prodotti agricoli, frutti di mare, legname, prodotti per la cura personale, attrezzature mediche e carbone. I prodotti che non figurano nei due elenchi approvati non sono coperti da questo accordo di riduzione tariffaria.
Un lavoro in corso
La pubblicazione degli elenchi non comporta di per sé una riduzione delle tariffe. Le due parti hanno approvato gli elenchi dei prodotti, ma le future riduzioni tariffarie devono ancora passare attraverso le procedure giuridiche interne di ciascun paese.
Il Ministero del Commercio cinese ha dichiarato il 28 settembre che i due governi attueranno le riduzioni simultaneamente dopo aver completato tali procedure. Non è stata annunciata alcuna data di entrata in vigore.
Esclusa la soia statunitense
L’elenco cinese comprende un’ampia gamma di prodotti agricoli statunitensi, tra cui grano, mais, sorgo, carne, prodotti ittici e latticini. La soia commerciale ordinaria non figura nell’elenco. Sono invece inclusi la soia destinata specificatamente alla coltivazione, nonché l’olio di soia, la farina di soia e alcuni altri prodotti derivati dalla soia.
Il 23 settembre il segretario al Tesoro Scott Bessent ha dichiarato che Pechino aveva rispettato il proprio impegno di acquisto di soia per quest’anno, ma era in ritardo sugli acquisti di altri prodotti agricoli statunitensi. Questa esclusione è considerata importante per gli agricoltori americani, anche se il prodotto può essere facilmente fornito, a costi anche inferiori, da Brasile e Argentina
Aliquota di «nazione più favorita» per la maggior parte dei beni interessati
Il Ministero del Commercio cinese ha affermato che per oltre il 90% dei prodotti contemplati dall’accordo verrebbero rimossi i dazi aggiuntivi imposti dalle due parti. Tali merci sarebbero invece soggette all’aliquota tariffaria standard di ciascun paese, nota nel commercio internazionale come “tariffa della nazione più favorita”.
Tregua commerciale prorogata di due mesi
L’accordo sull’elenco dei prodotti non risolve la più ampia controversia commerciale tra Stati Uniti e Cina. I due paesi hanno prorogato separatamente la loro attuale tregua commerciale di due mesi, spostandone la scadenza dal 10 novembre al 10 gennaio.
Il 23 settembre Bessent ha dichiarato di non essere sicuro che le due parti potessero raggiungere un accordo più ampio. Ha affermato che i negoziatori cinesi avevano proposto un accordo di più ampia portata e che Washington era disposta sia a proseguire l’accordo esistente sia a valutare un accordo più ampio. Il problema è che più l’accordo è ampio, maggiore è il disavanzo commerciale che coninua a prolungarsi nel tempo, qualcosa che gli USA non possono tollerare in eterno, e francamente neanche la Cina, che continua a cumulare crediti in dollari. La via più pulita sarebbe la rivalutazione dello Yuan rispetto al dollaro, ma è una strada che Pechino non vuole percorrere.







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