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Il governo apra la borsa!

Caro bollette, l’industria rischia il collasso: perché il governo deve sfidare l’Europa per salvare le famiglie.

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Il governo apra la borsa! Adesso, subito senza esitazioni!

L’impennata dei costi energetici sta colpendo famiglie e imprese in una fase già difficile per l’economia italiana. Non si tratta di una crisi generata dalle scelte dell’attuale esecutivo. Le cause sono esterne: tensioni geopolitiche, instabilità dei mercati, fragilità degli approvvigionamenti e un sistema energetico europeo che continua a penalizzare alcuni Paesi più di altri.

Tra questi c’è l’Italia. Senza energia nucleare e fortemente dipendente dalle importazioni di gas e petrolio, il nostro Paese è più esposto agli shock internazionali. È una vulnerabilità strutturale che non può essere ignorata e che impone una risposta immediata.

Per questo il governo deve intervenire indipendentemente dall’esito delle richieste avanzate a Bruxelles per ottenere l’attivazione delle clausole di salvaguardia previste dal nuovo Patto di stabilità. L’Italia non può permettersi di restare ferma in attesa di autorizzazioni mentre il proprio tessuto produttivo continua a subire gli effetti di una crisi che non ha provocato.

Non si tratta di distribuire denaro senza criterio. Si tratta di evitare la chiusura di imprese, la perdita di posti di lavoro, la contrazione dei consumi e l’impoverimento di milioni di famiglie. In molti settori produttivi il costo dell’elettricità resta ancora superiore di oltre il 50% rispetto ai livelli precedenti alla crisi energetica, mentre quello del gas è aumentato fino all’80%. Sono costi che erodono margini, investimenti e competitività.

Chi osserva il problema esclusivamente attraverso il prisma del deficit non vede la realtà. Il costo di un intervento oggi è certamente rilevante. Ma il costo del non intervento rischia di essere devastante. Quando un’impresa chiude, non basta una statistica per riaprirla. Quando si perdono posti di lavoro, competenze e capacità produttiva, il danno si trascina per anni.

Lo Stato esiste per questo. Esiste per proteggere cittadini e imprese quando eventi straordinari minacciano la tenuta economica e sociale della nazione. Per questo il governo non deve piegare la testa di fronte a regole che rischiano di aggravare il problema invece di risolverlo. Nessun parametro contabile può avere più valore della salvaguardia del lavoro, della produzione e del benessere dei cittadini.

Il governo ha il dovere di impedire che milioni di famiglie vengano poste davanti a una scelta umiliante: pagare le bollette o fare la spesa. È una scelta che nessun cittadino dovrebbe essere costretto a compiere e che nessun governo dovrebbe accettare come inevitabile.

La politica economica non può essere ridotta a una partita di ragioneria giocata sullo zero virgola. La Francia supera da anni il 5% di deficit pubblico senza rinunciare a difendere i propri interessi nazionali e a sostenere la propria economia. All’Italia, invece, si continua a chiedere di sacrificare crescita, occupazione e competitività sull’altare di parametri che ignorano la realtà. Sarebbe un errore imperdonabile accettare passivamente questa logica.

Quando il costo dell’energia minaccia il lavoro, il risparmio e la dignità delle persone, la risposta non può essere l’attesa. Deve essere l’azione.

E c’è una verità che il governo farebbe bene a ricordare. Se oggi non si interviene e domani il caro energia dovesse provocare chiusure di aziende, licenziamenti e un ulteriore impoverimento del Paese, la responsabilità politica non ricadrà su oscuri burocrati di Bruxelles. Ricadrà sul governo italiano. Saranno i cittadini e le imprese a chiedere conto a chi aveva il potere di agire e non lo ha fatto.

Per questo il governo deve aprire la borsa. Non domani. Oggi. Perché il prezzo dell’intervento è elevato, ma quello dell’inazione potrebbe essere insopportabile. Difendere famiglie e imprese non è una concessione. È il primo dovere di uno Stato. E quando è in gioco la tenuta economica, sociale e produttiva della nazione, il dovere viene prima di qualsiasi parametro scritto a Bruxelles.

Antonio Maria Rinaldi

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