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Hormuz: il mistero del petrolio saudita fantasma. Che cosa sta passando dagli stretti mediorientali?

Passaggi navali a picco nello Stretto di Hormuz e porti colpiti: eppure le petroliere sono caricate nei porti sauditi. Che sta succedendo?

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Curiosamente più c’è necessità di petrolio, meno cisterne sembrano passare per lo stretto di Hormuz. Il numero di navi mercantili che hanno attraversato lo Stretto di Hormuz è ulteriormente diminuito: secondo quanto riportato da Reuters, questo fine settimana sono state solo una dozzina in totale. Una settimana prima, invece, erano state 35 le petroliere e altre navi mercantili ad attraversare lo stretto.

Bisogna dire che questa immagine è solo parziale: infatti i dati includono solo le petroliere che navigano con i transponder accesi. Molte scelgono di spegnerli per evitare di essere individuate e non tutti i sistemi di tracciamento delle navi le includono nel conteggio.

Un precedente rapporto di Reuters, citando i dati di Kpler, indicava che giovedì scorso solo quattro petroliere avevano attraversato lo Stretto di Hormuz, in calo rispetto a una media mobile su 10 giorni di 16 navi. I dati suggeriscono che la stretta imposta dall’Iran sul traffico in quella via navigabile si sia inasprita. Nella settimana terminata il 13 settembre, solo 13 petroliere di grandi dimensioni (VLCC) sono uscite dallo stretto, secondo quanto riportato anche da Kpler.

Tuttavia, secondo JP Morgan, il traffico delle petroliere sta migliorando, soprattutto in Arabia Saudita. «I flussi di petrolio dal Medio Oriente rimangono sorprendentemente forti nonostante l’interruzione dell’oleodotto est-ovest dell’Arabia Saudita», ha affermato la banca d’investimento in una nota venerdì, aggiungendo che «la svolta più significativa è venuta dall’Arabia Saudita». Secondo JP Morgan, negli ultimi sei giorni l’Arabia Saudita ha esportato greggio al ritmo di 2,9 milioni di barili al giorno attraverso lo Stretto di Hormuz.

L’Arabia Saudita convoglia il petrolio tramite oleodotto fino al porto di Ras Tanurah sul Golfo Persico, da dove il greggio viene trasportato su piccole imbarcazioni verso il Golfo di Oman e, da lì, trasferito su petroliere più grandi.

Questi flussi compensano, anche se solo parzialmente, quelli di petrolio saudita dal porto di Yanbu sul Mar Rosso sono stati compromessi dall’ultima ondata di attacchi contro obiettivi sauditi sferrati dal gruppo yemenita degli Houthi. Questo fine settimana si è assistito a una serie di attacchi, tra cui quelli contro obiettivi a Riyadh e un altro attacco al porto di Yanbu, che è diventato il principale punto di sbocco del greggio dell’Arabia Saudita dopo il blocco dello Stretto di Hormuz.

Nel 2025 l’Arabia Saudita esportava giornalmente fino a 7,7 milioni di barile di petrolio e derivati al giorno, una quantità che transitava dai termina del Mar Rosso e del Golfo Persico. In questo momento, nella migliore delle ipotesi, questa quantità si è dimezzata. Riad dovrà trovare delle soluzioni efficaci al problema, e molto presto.

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