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Petrolio, fosfati e ora l’atomo: l’Arabia Saudita svela le sue carte sull’uranio
Svolta a sorpresa a Vienna: Riyadh scopre oltre 110 milioni di tonnellate di roccia uranifera e lancia la sfida dell’atomo con l’aiuto degli Stati Uniti.

Nonostante i problemi con l’esportazione del petrolio tramite Hormuz e il Bab el Mandeb, Il ministro dell’Energia saudita, il principe Abdulaziz bin Salman, ha annunciato la scoperta lunedì in occasione della Conferenza generale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica a Vienna, secondo quanto riportato dalla televisione di Stato saudita.
Studi geologici hanno individuato elevate concentrazioni di uranio nella regione di Medina, mentre l’Arabia Saudita sta inoltre valutando la possibilità di recuperare uranio come sottoprodotto della sua enorme industria dei fosfati.
È fondamentale sottolineare, tuttavia, che 110 milioni di tonnellate di materiale contenente uranio non significano che l’Arabia Saudita abbia scoperto 110 milioni di tonnellate di uranio. La quantità di uranio recuperabile dipenderà dal tenore del minerale, dalle caratteristiche geologiche e dalla redditività dell’estrazione. Anche l’AIEA avverte che i giacimenti di uranio individuati non implicano necessariamente risorse recuperabili a fini commerciali.
La scoperta assume comunque un’importanza maggiore poiché Riyadh sta portando avanti piani per introdurre l’energia nucleare nel proprio mix energetico.
L’Arabia Saudita e gli Stati Uniti hanno firmato a luglio un accordo storico di cooperazione nucleare civile, che stabilisce il quadro giuridico per la fornitura di tecnologia e attrezzature nucleari al Regno da parte delle aziende americane. Il Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti ha descritto l’accordo come la base per una partnership nucleare pluridecennale e multimiliardaria.
Secondo l’Agenzia per l’energia nucleare dell’OCSE e l’AIEA, l’Arabia Saudita attualmente non produce uranio e storicamente non ha mai avuto un’industria nazionale di arricchimento dell’uranio.
Il principe Abdulaziz ha sottolineato lunedì che le ambizioni nucleari del Regno sono esclusivamente pacifiche e saranno perseguite in modo trasparente in collaborazione con l’AIEA.
L’annuncio evidenzia inoltre il più ampio impegno dell’Arabia Saudita volto a trasformare le proprie risorse minerarie in un altro pilastro della propria economia. Il Regno è già il secondo esportatore mondiale di fertilizzanti fosfatici e sta puntando sempre più sui minerali critici e sulle terre rare.
Per Riyadh, lo sviluppo delle risorse interne di uranio potrebbe alla fine costituire un altro tassello di tale strategia: utilizzare i minerali sauditi per alimentare i reattori nucleari sauditi. Inoltre potrebbe essere la base per un’industria internazionale di esportazione di “yellow cake” l’ossido d’uranio base per la produzione dei combustibili nucleari, che si potrebbe affiancare alle altre industrie energetiche, ma con meno problemi logistici.







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