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EconomiaEnergia

Esplode la crisi del gasolio negli USA: la raffineria Exxon va ko e i prezzi toccano il record storico

Un guasto alla raffineria Exxon di Joliet manda in tilt le forniture: gasolio a 6,45 dollari e spettro della crisi 2008 sull’economia americana.

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Un blackout improvviso e una pompa alluvionata sono bastati per mettere fuori combattimento la raffineria Joliet di Exxon Mobil, nel cuore dell’Illinois. Con l’impianto fermo e il prezzo del diesel balzato alla cifra record di 6,45 dollari al gallone, gli Stati Uniti affrontano il rischio concreto di una paralisi dei trasporti che rievoca lo spettro del collasso energetico del 2008.

La struttura di Joliet, situata a circa sessanta chilometri a sud-ovest di Chicago, è uno dei cuori della raffinazione USA . Con una capacità di lavorazione di 275.000 barili di greggio al giorno, questo singolo impianto garantisce oltre 41 milioni di litri di carburante quotidiani, coprendo da solo il 6% dell’intera capacità di raffinazione del Midwest e l’1,5% di quella nazionale.

Il blocco è scattato domenica scorsa, quando un’interruzione sulle linee elettriche della rete locale ComEd ha fatto scattare le torce di sicurezza, seguita dall’allagamento imprevisto di una sezione di pompaggio. Sebbene l’elettricità sia stata ripristinata, rimettere in marcia un colosso termico di queste dimensioni richiede giorni di collaudi tecnici per scongiurare danni strutturali e rischi di esplosione. Nel frattempo le riserve di gasolio si riducono

L’impatto sul mercato dei carburanti è stato fulmineo. Nelle grandi pianure del Midwest, il prezzo spot del gasolio all’ingrosso ha toccato il livello vertiginoso di 240 dollari al barile, il più alto di tutti gli Stati Uniti.

 

Il gasolio non è un semplice combustibile per automobili: è la linfa vitale che muove camion, treni merci, chiatte fluviali e macchinari agricoli. Quando il prezzo del diesel schizza alle stelle in piena stagione di raccolta, l’effetto sui costi al consumo è immediato e generalizzato.

Non a caso, gli esperti di materie prime di Goldman Sachs hanno lanciato un chiaro allarme: per approfittare degli alti margini del gasolio, le raffinerie sposteranno gran parte delle linee produttive verso questo distillato medio. Il risultato pratico sarà una contrazione forzata dell’offerta di benzina, innescando una spirale rialzista su tutti i derivati del petrolio.

Mike McGlone, stratega delle materie prime per Bloomberg Intelligence, ha tracciato un parallelo inquietante: un gasolio stabilmente sopra i 6 dollari al gallone richiama da vicino lo shock petrolifero che nell’estate del 2008 precedette la grande recessione globale.

Questo incidente mette a nudo l’estrema fragilità delle catene logistiche occidentali. Anni di disinvestimenti nella manutenzione degli impianti e una rete elettrica locale fragile hanno ridotto al minimo i margini di sicurezza. Nel sistema economico odierno non esistono scorte cuscinetto: basta una singola pompa allagata in Illinois per minacciare la catena distributiva della prima economia mondiale.

Se la ripartenza di Joliet dovesse subire ulteriori intoppi, l’amministrazione federale si troverebbe di fronte a un bivio obbligato: intervenire con misure d’emergenza o lasciare che i costi di trasporto scarichino una nuova ondata d’inflazione sulle tasche dei consumatori.

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