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Hanno eletto Lula e ora si ritrovano l’IVA più alta del mondo: il Brasile verso la stangata del 31,3% e il caos del mercato nero
La Corte dei Conti brasiliana fissa la quota federale della nuova tassa sui consumi all’11,3%, portando il totale stimato al record mondiale del 31,3%. Il paradosso del governo Lula: una stangata regressiva che, tra rimborsi complessi e cashback per i poveri, rischia di scatenare il mercato nero e far esplodere l’evasione fiscale.

Hanno rieletto Luiz Inácio Lula da Silva con la promessa di combattere la povertà, ma il risultato rischia di essere un record mondiale di tassazione sui consumi. Il Brasile si avvicina infatti a un’IVA ordinaria complessiva del 31,3%, la più pesante dell’intero pianeta, capace di polverizzare persino il primato europeo dell’Ungheria (ferma al 27%).
Una vera doccia fredda per chi sperava in una politica espansiva a favore dei ceti popolari.
La notizia ha una base istituzionale recentissima e solidissima. Il 28 ottobre 2026 il Tribunal de Contas da União (TCU), la corte dei conti di Brasilia, ha calcolato l’aliquota di riferimento per la componente federale della nuova tassa, fissandola all’11,3% (per la precisione tecnica, 11,3468%).
Se a questo prelievo federale sommiamo la quota destinata a Stati e comuni, stimata dalla testata economica Valor International tra il 19% e il 20%, il conto finale per i cittadini tocca una vetta mai vista prima.
| Componente Fiscale | Ente di Competenza | Aliquota Stimata |
| CBS (Beni e Servizi) | Governo Federale | 11,3% |
| IBS (Beni e Servizi) | Stati e Municipi | 19,0% – 20,0% |
| Totale IVA Duale | Stato + Enti Locali | 30,3% – 31,3% |
Va precisato che il calcolo del TCU è un parametro tecnico trasmesso al Senato, che dovrà fissare l’aliquota con una propria risoluzione, ma la direzione di marcia è ormai tracciata.
La promessa della semplificazione e il boomerang sui consumi
Sulla carta, la riforma nasce per mettere ordine in un labirinto fiscale delirante. La nuova “IVA duale” non si somma brutalmente ai vecchi tributi, ma li sostituisce per eliminare le cosiddette tasse “a cascata”, dove si pagava l’imposta sull’imposta lungo tutta la filiera produttiva.
In particolare, la CBS federale cancellerà i vecchi contributi PIS e Cofins, mentre l’IBS locale prenderà il posto dell’ICMS statale e dell’ISS comunale. Inoltre, l’imposta sui prodotti industriali (IPI) verrà azzerata quasi ovunque, salvo le tutele per la Zona franca di Manaus.
Su un prodotto dal prezzo netto di 100 reais, un’aliquota del 31,3% significa pagare 131,30 reais alla cassa. Anche se il prezzo attuale incorpora già vecchie tasse invisibili, l’impatto psicologico e reale di un prelievo trasparente sopra il 30% resta devastante per la domanda interna.
Il calendario di questa transizione sarà lunghissimo e accompagnerà il Paese per i prossimi sette anni:
- 2026: fase di test con aliquote simboliche (CBS allo 0,9% e IBS allo 0,1%), senza obbligo di versamento effettivo per le imprese in regola con le comunicazioni.
- 2027-2028: debutto reale della CBS federale, abolizione di PIS e Cofins e introduzione dell’Imposto Seletivo, una sovrattassa sui beni ritenuti dannosi per salute e ambiente.
- 2029-2032: aumento graduale dell’IBS locale e parallelo taglio dei vecchi tributi regionali.
- 2033: regime definitivo a pieno carico e scomparsa totale del vecchio sistema.
Il paradosso delle esenzioni e la trappola del cashback
Perché l’aliquota ordinaria è schizzata così in alto? Proprio a causa delle innumerevoli eccezioni concesse durante l’iter parlamentare.
La legge prevede l’aliquota zero per il paniere alimentare di base e uno sconto del 60% (quindi si paga il 40% dell’aliquota normale) per settori come sanità e istruzione. Poiché la corte dei conti deve garantire l’invarianza del gettito statale, chi non gode di sconti finisce per pagare anche per gli altri.
Ma il vero capolavoro di ingegneria burocratica è il meccanismo del cashback di Stato, pensato per difendere la narrazione “sociale” del governo Lula. Alle famiglie povere registrate nel Cadastro Único (con reddito pro capite fino a mezzo salario minimo) verrà rimborsata parte dell’IVA pagata:
- 100% della CBS e 20% dell’IBS sulle bollette essenziali (luce, acqua, fognature, gas e telefono).
- 20% di entrambe le imposte sugli altri acquisti quotidiani ammessi.
Ed è qui che la teoria tecnocratica si scontra con la realtà della strada. In un Paese con enormi sacche di povertà, creare un doppio regime di prezzi tramite rimborsi fiscali è un invito a nozze per il mercato nero.
Le famiglie a basso reddito avranno un incentivo immediato a comprare beni di consumo o bombole del gas incassando lo sconto fiscale, per poi rivenderli sottobanco a chi non ha diritto al sussidio. Si creerà un arbitraggio fiscale gigantesco.
Inoltre, nessuno sa se la copertura informatica e bancaria sarà davvero totale nelle aree più marginali del Paese, né dove verrà tracciato il confine reale di queste “fasce basse” quando l’inflazione eroderà i salari.
Il trionfo dell’economia sommersa
È vero che la riforma parte da lontano: la proposta costituzionale PEC 45 fu depositata nel 2019 dal deputato centrista Baleia Rossi, e già nel 2020 l’allora ministro liberista Paulo Guedes ipotizzava una CBS al 12%. Tuttavia, è l’amministrazione Lula ad averne assunto la paternità politica finale.
Colpire i consumi con un’aliquota nominale del 31,3% in un’economia emergente produce un unico risultato certo: il crollo della fedeltà fiscale. Quando lo Stato pretende quasi un terzo del valore di ogni transazione, commercianti e cittadini cercano rifugio nel contante e negli scambi senza ricevuta.
Invece di modernizzare il Brasile, questa super-IVA rischia di gonfiare a dismisura l’area grigia, facendo esplodere l’economia informale e lasciando al fisco solo le briciole di chi non può scappare.







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