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Giù le mani dagli Alpini!

Contro gli Alpini a Genova una polemica ideologica fallita: ecco perché la “Penna Nera” resta il pilastro insostituibile del capitale sociale italiano.

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C’è qualcosa che ancora riesce a unire gli italiani al di là delle divisioni politiche, delle ideologie e delle tifoserie permanenti che ormai avvelenano ogni dibattito pubblico. Quel qualcosa è il rispetto profondo per gli Alpini. Basta vedere una penna nera sfilare in mezzo alla folla perché riaffiori immediatamente un sentimento autentico: gratitudine. Non retorica. Gratitudine vera. Un’emozione che appartiene alla memoria collettiva della nostra Nazione e che continua ancora oggi a far battere il cuore degli italiani.

Per questo quanto accaduto nei giorni dell’Adunata nazionale di Genova lascia sgomenti. Manuali per “difendersi dagli alpini”, fischietti distribuiti come se la città dovesse prepararsi a una minaccia, campagne mediatiche costruite ad arte per insinuare sospetti e alimentare tensioni: tutto questo non è soltanto assurdo, è offensivo verso una delle realtà più amate e rispettate della nostra storia nazionale.

Gli Alpini non sono un corpo estraneo da guardare con diffidenza. Sono parte dell’anima italiana. Lo sono stati nelle guerre, nei sacrifici estremi consumati sulle montagne, nelle tragedie che hanno segnato intere generazioni. Lo furono anche nel 1918, a Vittorio Veneto, quando migliaia di giovani ufficiali e soldati alpini combatterono per dare all’Italia il compimento della propria unità nazionale.

E lo ricordo anche per una ragione personale: mio prozio, Luigi Galimberti, allora giovane sottotenente degli Alpini, era lì. Portava quella penna nera con orgoglio, come simbolo di coraggio, sacrificio e amore per la Patria.

E questo legame con gli Alpini lo sento anche personalmente. Quasi cinquant’anni fa, durante il servizio militare come volontario nel Corpo della Guardia di Finanza, ebbi l’onore di indossare anch’io quel cappello. Un onore che porto ancora dentro di me e che mi emoziona ancora oggi, perché quella penna nera non è soltanto un simbolo militare: è il simbolo di un’Italia seria, generosa, disciplinata, capace di sacrificarsi per gli altri senza chiedere nulla in cambio.

Per questo il rispetto verso gli Alpini non è per me una formula retorica, ma un sentimento profondo, familiare, italiano.

Ma soprattutto gli Alpini rappresentano ancora oggi l’Italia migliore, quella del silenzioso lavoro quotidiano al servizio della collettività.

Quando c’è un terremoto, un’alluvione, una frana, chi arriva per primo spesso sono loro. Quando c’è bisogno di spalare fango, montare tende, distribuire pasti, assistere anziani e famiglie disperate, gli Alpini ci sono sempre. Senza clamore. Senza pretendere nulla. Senza conferenze stampa moralistiche o lezioni ideologiche. Con la concretezza di chi sente il dovere di aiutare il prossimo senza chiedersi da dove venga, cosa voti o quale sia la sua condizione sociale.

Dietro quelle penne nere esiste una straordinaria rete umana fatta di disciplina, solidarietà, senso del dovere e amore per il Paese. Una forza silenziosa di centinaia di migliaia di uomini e donne pronti a mobilitarsi in ogni emergenza. Una presenza rassicurante che gli italiani conoscono bene e alla quale guardano con fiducia nei momenti più difficili.

Gli Alpini rappresentano la parte migliore dell’Italia. Quella che non urla ma lavora. Quella che in silenzio compie il proprio dovere e manda avanti la Nazione ogni giorno. Ci sono operai, professionisti, imprenditori, artigiani, pensionati, studenti. Dai lavori più umili agli incarichi più prestigiosi, tutti si riconoscono negli stessi valori: sacrificio, rispetto, solidarietà, amore per il prossimo e per la Patria. Ed è qualcosa di meraviglioso, di profondamente italiano, che abbiamo il dovere morale di preservare sempre.

Ed è proprio per questo che il tentativo di criminalizzare l’Adunata è apparso agli italiani per quello che realmente era: una provocazione ideologica scollegata dalla realtà. La risposta di Genova, infatti, è stata magnifica. La città ha accolto gli Alpini con affetto, entusiasmo e riconoscenza. Migliaia di persone in strada, famiglie, giovani, anziani, applausi sinceri e commozione autentica. Perché il popolo italiano sa distinguere perfettamente tra chi serve il Paese e chi invece vive soltanto di polemiche e provocazioni.

È stata la risposta dell’Italia vera, quella che non vive nei salotti radical chic o nelle ossessioni di chi deve necessariamente trovare un nemico da contestare.

Perché ormai esiste una minoranza rumorosa che sembra incapace di riconoscere qualsiasi simbolo positivo condiviso. Contestano tutto: le forze dell’ordine, la patria, le tradizioni, persino chi dedica la propria vita agli altri. È un meccanismo permanente di demolizione morale che pretende di riscrivere persino i sentimenti più profondi del popolo italiano.

Ma gli Alpini resteranno sempre nel cuore degli italiani. Nessuna campagna orchestrata potrà cambiare ciò che rappresentano. Sono memoria, sacrificio, servizio, generosità. Sono il volto migliore dell’Italia: quella che non urla, non si mette in mostra, ma interviene quando serve davvero.

E finché in questo Paese ci sarà qualcuno che si commuove ancora davanti a una penna nera, l’Italia non avrà perso la propria anima.

E allora una cosa va detta con chiarezza, senza ambiguità e senza timori: giù le mani dagli Alpini. Gli italiani sanno bene chi sono, cosa hanno fatto e cosa continuano a fare ogni giorno. E per questo saranno sempre loro grati.

Antonio Maria Rinaldi

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