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Economia

FT: Italia modello del G7, ora è la Francia l’anello debole: il sorpasso che cambia gli equilibri europei

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La Francia sta scalzando l’Italia dal ruolo di sorvegliato speciale dei mercati sulla tenuta del debito pubblico europeo. È la lettura, in un articolo di ieri, del Financial Times, che registra un’inversione storica: per buona parte dell’estate il rendimento del titolo di Stato italiano a dieci anni è rimasto sotto quello francese, con gli investitori che oggi chiedono un premio maggiore per acquistare debito di Parigi anziché di Roma. Un capovolgimento del rapporto tradizionale tra i due Paesi, mentre la Francia si avvicina a un negoziato di bilancio complicato e alle presidenziali del prossimo anno.

“Se chiedete a chiunque nei mercati quale sia l’anello debole dell’Europa, la maggior parte indicherà la Francia”, ha spiegato al Financial Times Rohan Khanna, responsabile della strategia sui tassi europei di Barclays, secondo cui l’Italia “è riuscita a passare la palla” a una Parigi alle prese con una “tempesta perfetta” fatta di rischi per la crescita, politici e fiscali.

Il Financial Times lega questo cambiamento a due fattori: stabilità politica e disciplina di bilancio. Due elementi che negli ultimi anni hanno progressivamente cambiato la percezione dell’Italia sui mercati. Nel 2020 il rapporto deficit/Pil italiano era arrivato al 15,4%, mentre oggi è sceso intorno al 3%. La Francia, al contrario, continua a viaggiare sopra il 5%, con difficoltà crescenti nel trovare una maggioranza politica capace di approvare misure di consolidamento dei conti pubblici.

Il segnale più evidente arriva direttamente dai mercati. Per gran parte dell’estate il rendimento del Btp italiano a dieci anni è rimasto inferiore a quello del corrispondente titolo francese. In altre parole, gli investitori hanno chiesto un premio maggiore per prestare denaro a Parigi rispetto a Roma. È l’inversione di un rapporto storico e, secondo il quotidiano finanziario britannico, testimonia un cambiamento sostanziale nel modo in cui vengono valutati i rischi dei due Paesi.

Il giudizio degli operatori interpellati dal FT è particolarmente significativo. Rohan Khanna, responsabile della strategia sui tassi europei di Barclays, sintetizza così la nuova situazione: «Qual è l’anello debole dell’Europa? Indicheranno soprattutto la Francia». Adam Posen, presidente del Peterson Institute for International Economics ed ex componente della Bank of England, va ancora oltre: «Italy is now the poster child of G7 bond markets», l’Italia è diventata cioè il Paese simbolo, il modello positivo tra i mercati obbligazionari del G7.

A spiegare questo cambio di percezione sono soprattutto i numeri. Secondo i dati della Bce richiamati dal Financial Times, il rapporto tra debito e Pil italiano è sceso dal 154% del 2020 al 139% di quest’anno, mentre quello francese ha seguito la strada opposta, passando dal 114 al 117%. Ancora più evidente è la differenza sul deficit. L’Italia registra ormai un avanzo primario, cioè entrate superiori alle spese prima del pagamento degli interessi sul debito, mentre il disavanzo francese supera il 5% del Pil.

Il FT attribuisce esplicitamente una parte importante di questa trasformazione alle scelte compiute dal governo guidato da Giorgia Meloni e dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Il quotidiano ricorda come, al momento dell’insediamento dell’esecutivo nel 2022, sui mercati ci fossero timori per una possibile politica di spesa eccessivamente espansiva e per eventuali scontri con Bruxelles. È accaduto il contrario. Meloni e Giorgetti, osserva il giornale della City, hanno conquistato il favore degli investitori attraverso una forte disciplina fiscale. Il deficit è passato dall’8% del Pil nel 2022 a poco più del 3% lo scorso anno.

Per Khanna la Francia presenta ormai una sorta di “tempesta perfetta” per chi investe nei titoli di Stato. Un giudizio confermato anche dai movimenti concreti dei grandi fondi. Tomasz Wieladek, chief European macro strategist di T Rowe Price, segnala una vera e propria riallocazione degli investimenti dai titoli francesi verso quelli italiani. Anche Chris Jeffery di Legal & General ha spiegato di avere un’esposizione ai bond francesi inferiore al benchmark e di stare spostando una parte di quelle risorse verso l’Italia.

Il fenomeno riguarda anche gli investitori asiatici. I giapponesi, tradizionalmente tra i grandi acquirenti del debito francese, starebbero progressivamente riducendo la loro esposizione. Evelyne Gomez-Liechti di Mizuho sintetizza il capovolgimento con una battuta efficace: «France is the new Italy».

Naturalmente, il quotidiano britannico non nasconde i problemi ancora presenti sul fronte italiano. Il debito pubblico rimane molto elevato e il Paese è particolarmente esposto agli shock energetici, mentre la Francia dispone di una maggiore produzione energetica domestica. Ma anche il recente aumento del prezzo del petrolio non è riuscito a interrompere il nuovo equilibrio: nonostante il greggio abbia superato i 94 dollari in agosto, i rendimenti francesi sono tornati sopra quelli italiani.

Filippo Taddei, senior Europe economist di Goldman Sachs, parla di una vera “normalizzazione” dello status italiano. La quota di debito sovrano detenuta dagli investitori stranieri è aumentata e l’Italia è tornata a essere considerata una destinazione naturale nella riallocazione dei capitali europei, cosa che per molti anni non era avvenuta. Il messaggio dei mercati, tuttavia, rimane chiaro: Roma dovrà continuare sulla strada della prudenza fiscale perché la memoria degli investitori è lunga e il grande stock di debito non permette deviazioni.

È proprio questo, però, il risultato politico più significativo. L’Italia non ha risolto tutti i suoi problemi strutturali, ma ha modificato radicalmente la propria reputazione finanziaria. Un governo stabile, una riduzione progressiva del deficit, l’avanzo primario e una linea di bilancio prudente hanno consentito a Roma di uscire dal ruolo di osservato speciale d’Europa.

Il confronto con la Francia rende il cambiamento ancora più evidente. Parigi parte da un debito complessivamente inferiore, ma viene penalizzata dalla crescita del disavanzo, dall’instabilità politica e dall’incertezza sulla capacità del prossimo governo di riportare i conti sotto controllo. L’Italia parte da un debito più pesante, ma oggi viene premiata per la direzione intrapresa.

E così, a distanza di poco più di un decennio dalla crisi dell’euro che aveva trasformato l’Italia nel simbolo della fragilità finanziaria europea, è il Financial Times a raccontare il ribaltamento: Roma non è più l’anello debole. Per gli investitori, quel posto oggi è occupato dalla Francia. E l’Italia di Meloni, da sorvegliata speciale, è diventata addirittura il “poster child” dei mercati obbligazionari del G7.

 

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