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Francia a secco: code ai distributori e pompe senza carburante più conveniente
Una stazione su nove è senza benzina o diesel in Francia: le pompe TotalEnergies finiscono a secco dopo l’assalto per i prezzi calmierati e il gasolio vola a 2,38 euro al litro.

La Francia scivola a passo spedito verso una paralisi dei carburanti. Una stazione di servizio su nove è parzialmente o totalmente a secco, con code chilometriche di automobilisti esasperati e prezzi che sfiorano livelli mai visti. Mentre il governo rassicura sulle scorte nazionali, la realtà quotidiana di milioni di lavoratori è fatta di cartelli con la scritta “esaurito” e pompe avvolte dal nastro segnaletico.
La percentuale di impianti in crisi di rifornimento è salita inesorabilmente: dal 9% di mercoledì al 10% di giovedì, fino all’11% registrato venerdì mattina dai dati ufficiali della piattaforma governativa Prix Carburants.
Dove colpisce la carenza: la mappa delle regioni critiche
Il disservizio non è distribuito in modo uniforme sull’esagono. La frattura territoriale è evidente e colpisce soprattutto alcune zone nevralgiche per i trasporti e le attività produttive.
La zona più colpita in assoluto è il Grand Est, dove il 16% delle stazioni di servizio non ha benzina, gasolio o entrambi i prodotti. Seguono a brevissima distanza il Centre-Val de Loire e l’Occitanie, entrambe bloccate con il 14% dei distributori a secco, mentre nei Pays de la Loire la quota tocca il 13%.
| Regione | Quota stazioni a secco | Variazione ultimi giorni |
| Grand Est | 16% | In forte aumento (era all’11%) |
| Centre-Val de Loire | 14% | In salita (era all’11%) |
| Occitanie | 14% | In aumento graduale (era al 13%) |
| Pays de la Loire | 13% | In crescita costante (era al 10%) |
| Corsica | 0% | Nessun impianto coinvolto |
Segnali di forte affanno si registrano anche in Normandia, Alta Francia, Alvernia-Rodano-Alpi e Provenza-Alpi-Costa Azzurra. L’unica eccezione virtuosa resta la Corsica, dove la rete distributiva non segnala al momento alcuna rottura di stock, anche perché si può rifornire facilmente dalla Sardegna.
Il paradosso TotalEnergies: le pompe più economiche sono le prime a finire a secco
La vera anomalia di questa crisi risiede nella natura stessa delle stazioni coinvolte. Il carburante nei depositi nazionali francesi c’è, ma non arriva nei serbatoi delle automobili. Circa 9 stazioni a secco su 10 appartengono a TotalEnergies.
🇫🇷 France has managed to create a rather peculiar fuel crisis:
The country has fuel. The cheapest stations increasingly don't.
France's official dashboard now shows 11% of stations short of all petrol or all diesel, rising to 16% in Grand Est.
This doesn't mean that national… pic.twitter.com/mdFhVXhLeS
— Mario Nawfal (@MarioNawfal) September 19, 2026
Il motivo è un classico cortocircuito economico:
Il tetto ai prezzi: TotalEnergies ha imposto un calmiere sui propri prezzi per alleggerire il carico sui consumatori.
L’assalto degli automobilisti: Gli utenti, schiacciati dai rincari vertiginosi, hanno abbandonato gli altri marchi per riversarsi in massa sulle stazioni Total.
Il collasso logistico: Le cisterne delle stazioni calmierate si sono svuotate a una velocità tripla rispetto alla norma. La flotta di camion cisterna e la logistica di terra non riescono a effettuare i viaggi di ricarica con la frequenza necessaria.
Chi ha cercato di vendere a meno, anche per aiutare a combattere l’inflazione, ha finito il prodotto in poche ore, lasciando i clienti davanti a saracinesche abbassate o costringendoli a rivolgersi altrove pagando cifre esorbitanti.
Prezzi record e stangata per chi viaggia
Chi trova gasolio disponibile deve fare i conti con un salasso. Il diesel viaggia su una media di 2,38 euro al litro, vicinissimo al picco storico dello scorso aprile. In quasi 70 stazioni di servizio si sono registrati picchi speculativi superiori ai 2,70 euro al litro. Non va meglio per la benzina: la verde SP95-E10 si attesta a una media di 2,16 euro al litro, mentre la SP95 e la SP98 toccano rispettivamente 2,24 e 2,25 euro. Un pieno di gasolio su un’utilitaria supera ormai agevolmente i 110 euro.
La fragilità strutturale di Parigi e del Continente
La crisi dei distributori francesi porta a galla una vulnerabilità molto più profonda. L’Europa intera, con la Francia in prima fila, vive su una fune sottilissima dal punto di vista energetico.
Basta una notizia come la chiusura dell’oleodotto saudita East-West (il celebre “Petroline” da 7 milioni di barili al giorno, bloccato a seguito di attacchi provenienti dall’Iraq) per mandare in fibrillazione i mercati internazionali. A questo si aggiungono le tensioni aperte in Medio Oriente e il perdurare della guerra tra Russia e Ucraina.
Se il flusso primario vacilla o i costi a monte esplodono, i tentativi di contenimento dei governi mostrano subito la corda. Intervenire a valle con sconti parziali o tetti aziendali, senza garantire flussi logistici ridondanti e scorte mobili pronte all’uso, produce solo code, isteria collettiva e stazioni chiuse per esaurimento scorte.







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