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Fine del carro armato europeo: Berlino scarica Parigi e il progetto MGCS va in frantumi
Il capo di stato maggiore francese ammette la rottura definitiva con Berlino sul programma MGCS: la Germania abbandona il progetto comune. Tra rivalità sui cannoni, fondi ridicoli e divisioni industriali, fallisce il piano del super-carro continentale. L’Italia, con Leonardo e Rheinmetall, ha evitato il disastro.

L’illusione della difesa comune europea si è appena schiantata contro una muraglia d’acciaio. Il capo di stato maggiore della Difesa francese, il generale Fabien Mandon, ha annunciato davanti alla commissione parlamentare che la Germania ha deciso di abbandonare il programma MGCS (Main Ground Combat System), il faraonico progetto per costruire il futuro carro armato condiviso tra Parigi e Berlino.
Dopo il naufragio del caccia di sesta generazione FCAS, questo addio segna la morte definitiva del cosiddetto asse franco-tedesco negli armamenti terrestri. Un fallimento pesante non solo per le forze armate, ma soprattutto per la credibilità industriale e politica dell’Unione.
Chi pensava che le etichette comunitarie bastassero a superare divergenze strategiche ed egoismi industriali si trova davanti alla realtà: Berlino ha preferito fare da sola e Parigi resta con il cerino in mano.
La confessione del generale Mandon
Le parole usate dal generale Mandon durante l’audizione parlamentare sul bilancio della difesa non lasciano spazio a interpretazioni diplomatiche: «Il risultato non è buono. Speravamo di costruire il carro del futuro insieme ai tedeschi, ma purtroppo dobbiamo prendere atto che la Germania ha deciso di ritirarsi dal progetto».
Mandon ha cercato di salvare le apparenze spiegando che il lavoro tra gli stati maggiori non è stato del tutto inutile. Ha tuttavia ammesso senza mezzi termini che, dal punto di vista industriale, si tratta di una notizia pessima. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la proposta industriale presentata all’inizio del 2026. Era del tutto incompatibile con le scadenze operative francesi, che impongono di sostituire i vecchi carri Leclerc entro il 2037-2038.
A quel punto, il ministero della Difesa tedesco ha scelto la via nazionale per rimpiazzare i propri Leopard 2, mettendo la parola fine a nove anni di chiacchiere inconcludenti. Potrebbe essere il simbolo del perfetto progetto europeo: lungo, al punto di essere superato, pieno di documenti e completamente inconcludente
Guerra tra colossi: la rissa industriale tra KNDS e Rheinmetall
Il progetto MGCS è nato nell’estate del 2017 sotto la spinta politica di Angela Merkel ed Emmanuel Macron. Doveva creare una piattaforma comune per carri armati, veicoli da combattimento per la fanteria e sistemi robotizzati pesanti.
L’obiettivo iniziale era l’entrata in servizio nel 2035. I continui litigi hanno però fatto slittare la data prima al 2040 e poi al 2045, rendendo il mezzo inutile per le esigenze operative immediate.
Dietro la facciata della cooperazione si nascondeva infatti una feroce guerra di spartizione tra colossi industriali:
- La spartizione delle quote di lavoro: la fusione tra la francese Nexter e la tedesca Krauss-Maffei Wegmann (KMW) nel consorzio KNDS doveva garantire un equilibrio paritario. L’ingresso imposto di Rheinmetall ha rotto gli equilibri, scatenando un conflitto a tre su ogni singolo componente.
- La disputa sul cannone principale: la Germania esigeva il nuovo pezzo da 130 millimetri di Rheinmetall. La Francia insisteva invece sul proprio cannone Ascalon da 140 millimetri sviluppato da Nexter.
- Architetture incompatibili: la scelta del calibro non è un dettaglio per appassionati di balistica. Un proiettile da 140 millimetri occupa uno spazio enorme. Se si ingrandisce la stiva munizioni, non resta posto nella torretta per i radar e i sistemi di difesa contro i droni. Il carro MGCS erano in realtà due carri totalmente diversi, venduti come uno solo.
Per comprendere la farsa gestionale basti un dato rivelato dall’amministratore delegato di Rheinmetall, Armin Papperger: in dieci anni di annunci e protocolli d’intesa, i quattro gruppi coinvolti hanno speso complessivamente appena 25 milioni di euro. Meno del costo di due carri di serie. Se non hanno speso nulla è perché, probabilmente, il progetto non è mai stato reale.
Il dimostratore tecnologico promesso per il 2025 non è mai stato nemmeno costruito.
| Parametro / Progetto | MGCS (Franco-Tedesco) | IMBT / Panther KF51 (Italia-Germania) |
| Stato del programma | Fallito / Ritirato | In fase di sviluppo e commessa |
| Partner principali | KNDS, Rheinmetall, Thales | Leonardo, Rheinmetall |
| Cannone conteso | Disputa irrisolta (130 mm vs 140 mm) | 120 mm / 130 mm già integrabile |
| Orizzonte temporale | 2045 (ritardo insostenibile) | 2028-2032 (operativo) |
| Approccio operativo | Sovranazionale astratto | Industriale paritetico e pragmatico |
Prototipo IMBT, carro italo tedesco sviluppato con Leonardo
Il mercato europeo si spacca in cinque tronconi
Il fallimento del carro comune spazza via anche l’obiettivo di razionalizzare i bilanci militari dei Paesi europei. Unificare i mezzi avrebbe permesso enormi economie di scala, sia nella spesa iniziale sia nella catena logistica.
Le forze terrestri del continente hanno stimato di dover acquistare circa 1.700 carri armati da combattimento entro il 2045. Ora questo mercato enorme si frammenterà in almeno cinque piattaforme concorrenti:
- I paesi legati alla Germania compreranno l’aggiornamento Leopard 2 A-RC 3.0 o il futuro MBT Vision 2032;
- La Francia dovrà finanziare da sola, a partire dal 2027, un proprio sostituto nazionale per il Leclerc, un progetto incredibilemtne costoso senza un mercato finale;
- La Polonia e altri partner orientali hanno già acquistato centinaia di carri K2 Black Panther dalla Corea del Sud e Abrams dagli Stati Uniti;
- L’Italia equipaggerà le proprie brigate con una piattaforma autonoma basata sulla collaborazione diretta tra Leonardo e Rheinmetall e derivata dal K-51.
Il risultato pratico sarà una logistica frammentata e una spesa pubblica molto meno efficiente per i contribuenti europei.
La lezione per Roma: il realismo paga più dei dogmi di Bruxelles
In mezzo a tanti errori strategici commessi dalla politica italiana, sul fronte della difesa industriale Roma ha fatto la scelta giusta: non ha creduto alle favole della cooperazione sovranazionale a trazione franco-tedesca.
Quando il ministero della Difesa italiano ha valutato i programmi continentali, ha capito che unirsi a MGCS avrebbe significato fare il socio di minoranza in una lite condominiale tra Parigi e Berlino. L’Italia avrebbe pagato miliardi senza ottenere ritorno occupazionale né autonomia tecnologica.
Roma ha così tirato dritto su due percorsi pragmatici e bilaterali:
- Nel settore terrestre: ha stretto una joint venture paritetica tra Leonardo e Rheinmetall per la fornitura dei nuovi carri armati pesanti (IMBT) e dei veicoli da combattimento per la fanteria (Lynx), portando il 60% della produzione e delle tecnologie sul territorio nazionale.
- Nel settore aereo: ha evitato la trappola del caccia FCAS (anch’esso paralizzato dallo scontro tra Dassault e Airbus) per entrare a testa alta nel programma GCAP insieme a Gran Bretagna e Giappone.
La differenza è sostanziale. Da un lato c’è la cooperazione multilaterale astratta, guidata da vertici politici che ignorano le filiere produttive e usano la bandiera europea per coprire il proprio monopolio. Dall’altro ci sono accordi industriali concreti, dove ogni euro investito alimenta stabilimenti, posti di lavoro qualificati e catene di fornitura reali.
Il miraggio si dissolve sul campo
La Francia si ritrova ora con una voragine finanziaria. Dovrà sviluppare da sola il rimpiazzo del Leclerc mentre cerca disperatamente le risorse per salvare anche il proprio caccia di sesta generazione in solitaria.
La Germania, dal canto suo, conferma la propria natura mercantilista: usa la retorica europea quando le serve per piazzare i propri prodotti, ma tira dritto sui propri interessi nazionali appena il gioco si fa duro.
Il carro armato europeo comune non c’è mai stato: era solo un’idea sulla carta, utile per qualche comunicato stampa e per convegni sul federalismo continentale. Quando la sicurezza nazionale richiede acciaio, motori e proiettili veri, la realtà industriale presenta sempre il conto.







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