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Il nuovo IMBT a Eurosatory 2026: il carro armato italiano tra pragmatismo, droni e ricadute industriali
Leonardo e Rheinmetall svelano l’IMBT a Eurosatory 2026: il rivoluzionario carro armato ibrido progettato per dominare il campo di battaglia moderno con droni, proiettili Vulcano da 30 km e un sistema di protezione totale. Scopri l’impatto economico miliardario per l’industria italiana.

Parigi, salone della difesa Eurosatory 2026. Mentre l’industria europea si interroga sul proprio futuro e i cugini d’oltralpe continuano a elaborare concetti dottrinali forse eccessivamente futuristici, l’asse italo-tedesco cala un asso decisamente più concreto sul tavolo del mercato degli armamenti. Parliamo dell’IMBT (Italian Main Battle Tank), il nuovo veicolo corazzato presentato dalla neonata joint venture LRMV (Leonardo Rheinmetall Military Vehicles). Si tratta di una risposta pragmatica, solida e tecnologicamente avanzata alle impellenti necessità dell’Esercito Italiano. Questa operazione chiude in modo definitivo il capitolo delle faticose e infruttuose trattative con il consorzio francotedesco KNDS, dove le richieste nazionali di personalizzazione venivano costantemente filtrate al ribasso, affidandosi invece a una sinergia bilaterale di sicuro impatto.
Un ibrido di razza: la sintesi tra KF51 e tecnologia italiana
L’IMBT non è un progetto visionario nato dal nulla o un semplice dimostratore tecnologico destinato a rimanere una costosa brochure, e questo è il suo principale punto di forza in termini di tempistiche di sviluppo e affidabilità operativa. Si tratta di una sofisticata evoluzione che poggia sulle collaudate fondamenta dello scafo del Leopard 2, unendole alle sovrastrutture, alla torre e all’architettura digitale del KF51 Panther di Rheinmetall. Tuttavia, l’elettronica, i sensori e la concezione d’impiego del mezzo parlano profondamente italiano.
Mentre le proposte concorrenti (come i dimostratori ARC o EMBT) spingono per un equipaggio ridotto a tre uomini isolati in una capsula nello scafo e per una torretta completamente disabitata, l’IMBT fa una scelta diversa, per certi versi più tradizionale ma strategicamente razionale. La torretta, dotata di una corazzatura attiva per resistere agli impatti balistici diretti, rimane abitata da capocarro e cannoniere.
La vera innovazione si concretizza nello scafo, dove l’equipaggio passa a tre membri (configurazione 3+1). Accanto alla postazione del pilota trova infatti posto lo “specialista”. In un campo di battaglia moderno, ormai saturato da minacce dal cielo, droni kamikaze e sistemi autonomi, questa figura diventa vitale: si occuperà in via esclusiva di gestire sciami di droni terrestri di accompagnamento (i cosiddetti “wingman” o gregari), velivoli a pilotaggio remoto da ricognizione e munizioni circuitanti (loitering munitions). Il carro armato cessa di essere una semplice piattaforma di fuoco diretta e si evolve in un nodo di comando tattico mobile, capace di controllare il campo di battaglia a 360 gradi.

IMBT
Potenza di fuoco e l’asso nella manica “Vulcano”
L’armamento principale si affida a un super collaudato cannone da 120 mm ad anima liscia (nella variante lunga L55), alimentato da un rapido caricatore automatico posizionato nel retro della torre, capace di ospitare 20 colpi pronti all’uso. Niente azzardi logistici con calibri sperimentali da 130 o 140 mm. La scelta del 120 mm garantisce standardizzazione e continuità per le nostre forze armate, ma permette soprattutto l’utilizzo di quello che rappresenta il vero moltiplicatore di forza del sistema italo-tedesco: il munizionamento intelligente della famiglia “Vulcano”, vero gioiello di casa Leonardo.
Questi proiettili guidati ad altissima precisione permettono all’IMBT di ingaggiare bersagli paganti a distanze comprese tra i 10 e i 30 chilometri, ben oltre la tradizionale linea visiva (capacità BLOS, Beyond Line of Sight). Nello scenario tattico tipico, il carro resta al coperto; lo specialista lancia un drone, individua una formazione avversaria e la illumina costantemente con un designatore laser. Il cannone fa fuoco con un’inclinazione da artiglieria e il proiettile Vulcano viene guidato terminalmente sul tetto del bersaglio. Un approccio che trasforma radicalmente la letalità e la flessibilità del mezzo corazzato.
Protezione e mobilità: sopravvivenza nell’era dei droni
Le lezioni apprese sui moderni teatri di scontro ci insegnano che non ci si può difendere unicamente aggiungendo acciaio. Le caratteristiche chiave dell’IMBT per garantire il ritorno a casa dell’equipaggio includono:
- Il sistema StrikeShield: Un sistema di protezione attiva (APS) ibrido, integrato “a sandwich” nelle piastre balistiche e progettato per intercettare fisicamente le minacce. I sensori sono stati ritarati per individuare non solo i veloci missili anticarro, ma anche i lenti e micidiali droni commerciali riadattati (FPV).
- Torretta RCWS Blaze: Un sistema remotizzato armato con un cannoncino da 30 mm di Leonardo, progettato per la difesa aerea ravvicinata (SHORAD).

- Sensori di Allerta Laser (LWS): Un apparato ottico che avverte istantaneamente l’equipaggio se il mezzo è stato “inquadrato” da un puntatore avversario.
- Propulsione Ibrida Avanzata: Il cuore del gigante è un possente motore V12 di Iveco Defense (IDV12) da 1300 kW (circa 1760 cavalli), necessario per muovere agilmente una massa che sfiora le 69,5 tonnellate. L’aspetto più interessante è però la modalità furtiva: il carro può operare con i sensori attivi per 8 ore mantenendo il motore endotermico spento, affidandosi alle sole batterie per abbattere drasticamente la firma termica e acustica. Si attende però una nuova versione del motore Iveco dal ben 1500 Kw.
L’Impatto: bene per Leonardo, ma sarà un buon investimento?
Ovviamente questa sembra una versione ancora non definitiva, ma mostra l’evoluzione di un mezzo completamente diverso rispetto al Carro Ariete, un progetto che, commercialmente, non è stato un successo.
L’accordo 50/50 con Rheinmetall permette di accedere alla base solida del Leopard, che comunque viene molto evoluto con il nuovo mezzo , soprattutto, in futuro, avrà un nuovo potente motore da 1500 KW (KW, non CV), che ne miglioreranno le qualità di mobilità. L’Italia si propone finalmente come “system integrator”, dimostrando che l’intervento pubblico ben pianificato crea valore reale e duraturo per tutta l’economia nazionale e Leonardo spera sicuramente che questo sistema possa anche godere di successo sui mercati internazionali. Resta il dubbio di quanto sia efficate un investimento tale in un mondo sempre più dominato dai mezzi a guida autonoma e dalle munizioni circuitanti.








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